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Letteratura italiana: il Seicento in 5 libri e autori

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I libri che appartengono all’età del Manierismo e del Barocco, la letteratura italiana del Seicento: il Saggiatore di Galileo Galilei, la Gerusalemme liberata di Tasso, l’Adone di Marino, il Pastor fido di Guarini e Lo cunto de li cunti di Basile

Il nostro viaggio nella storia della letteratura italiana è arrivato al Seicento. Entriamo nell’età del Manierismo e del Barocco. Si assiste alla progressiva emarginazione degli Stati italiani dal contesto della politica, dell’economia e della cultura dell’Europa. Infatti tutte le questioni più importanti riguardano i grandi Stati monarchici che si affacciano sull’Atlantico. Ossia Spagna, Francia e Inghilterra.

Gli Stati italiani, schiacciati dalla preponderanza spagnola e ecclesiastica, precipitano nell’arretratezza economica e sociale. A spiccare è solo Venezia, unico Stato italiano capace di contrapporsi alla Spagna e al papato. L’economia italiana va in crisi.

Rifeudalizzazione, guerre e pestilenze

Assistiamo ad una rifeudalizzazione. La situazione è aggravata da guerre, pestilenze (distruttive quelle del 1630, di cui scriverà Manzoni nei Promessi Sposi, e del 1657) e dallo spostamento delle rotte dei traffici marittimi internazionali. Nel Seicento l’Italia è dunque un Paese agricolo arretrato, ai margini dello sviluppo economico europeo. Questa situazione pesa fortemente sulla vita intellettuale che risente, soprattutto nella seconda metà del secolo, della crisi economica e delle ristrettezze di prospettiva.

Come negli articoli precedenti sulla storia della letteratura italiana, non è semplice scegliere soltanto cinque autori e cinque opere. Qui troverete anche Tasso (1544-1595), eppure è vissuto nella seconda metà del Cinquecento si potrebbe obiettare. Ma la sua opera è considerata appartenente all’età del Manierismo e del Barocco. I confini sono sempre difficili da tracciare.

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Galileo Galilei e la prosa scientifica

Il Saggiatore di Galileo Galilei

Eppure un bagliore illumina questo grigiume. L’opera dello scienziato e filosofo Galileo Galilei, che offre alla scienza occidentale il suo nuovo metodo e contribuisce ad affermare in Europa la concezione eliocentrica di Copernico e un’immagine non più antropocentrica dell’universo. Sulla stessa linea vanno collocate le maggiori figure del tardo Rinascimento filosofico: Giordano Bruno e Tommaso Campanella.

Galileo scrive in volgare quasi tutte le proprie opere in un periodo nel quale la letteratura scientifica adotta quasi universalmente il latino. Il livello di efficacia e chiarezza che raggiunse nei suoi massimi capolavori (il Dialogo e i Discorsi) è straordinario. Nel Saggiatore, uno dei suoi capolavori scientifici e letterari (1623), Galileo mette in ridicolo gli avversari che si oppongono alle nuove teorie scientifiche. Invocando così l’autorità di Aristotele.

La Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso

La Gerusalemme liberata di Tasso

Il poema in 20 canti, in ottave, sulla prima crociata e la conquista di Gerusalemme è pubblicato come Il Goffredo nel 1580. E poi, col titolo di Gerusalemme liberata, nel 1581, all’insaputa del poeta, chiuso a Sant’Anna. Tasso lo sottopone poi a una profonda revisione finché nel 1593 il poema esce in una nuova redazione, Gerusalemme conquistata. Questo presenta ampliamenti e omissioni, tra le quali quella di episodi altamente poetici. Il poema conquista immediata popolarità tanto da essere tradotto in più lingue.

L’Adone di Giambattista Marino

L’Adone di Marino

In 20 canti e in più di 40mila versi, l’Adone (1623) narra la vicenda mitologica degli amori di Venere e del bellissimo Adone. Fino al matrimonio e alla morte del giovane, ucciso da un cinghiale aizzatogli contro dalla gelosia di Marte. Il poema, ricco di episodi secondari rispetto a questa trama principale, è un’esaltazione della vita dei sensi.

Il Pastor fido di Battista Guarini

Il Pastor fido di Guarini

L’Aminta (1572) di Torquato Tasso diventa un modello duraturo del dramma pastorale. Il carattere intermedio fra commedia e tragedia (che deriva dalle peripezie di amori impossibili e dal lieto fine) viene messo in evidenza da Battista Guarini, autore del fortunatissimo Pastor fido (1593). Da lui definito tragicommedia. Si tratta di una sorta di calco dell’Aminta di cui sono però rovesciati i significati ideologici.

Le peripezie amorose di Mirtillo e Amarilli si concludono, come quelle di Aminta e Silvia, con un lieto fine matrimoniale. Ma l’esaltazione di un’epoca in cui l’amore era libero è sostituita da una celebrazione dell’amore matrimoniale. La moda del dramma pastorale continua fino ai primi decenni del Seicento. Poi lascia il passo al melodramma, nuovo genere teatrale.

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Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile

Lu cunto de li cunti (o Pentamerone) di Basile

Nell’età del Manierismo e del Barocco, il meglio della narrativa italiana anziché nel romanzo si esprime nella produzione dialettale o vicina al dialetto di Giovambattista Basile e di Giulio Cesare Croce, due scrittori molto diversi per cultura e stile. Li accomuna la stessa adesione a forme narrative di tipo folclorico e carnevalesco.

Tra le opere di Basile spicca Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille, pubblicata postuma nel 1634-36. Si tratta di cinquanta fiabe raccolte in una cornice di ascendenza boccacciana. La raccolta è nota anche col nome di Pentamerone, poiché le fiabe si fingono raccontate in cinque giornate.

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