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Letteratura italiana: il Settecento in 5 libri e autori

Last Updated on 02/04/2020

I capolavori della letteratura italiana del Settecento: il Giorno di Parini, la trilogia della villeggiatura di Goldoni, La Didone abbandonata di Metastasio, il Saul di Alfieri, Dei delitti e delle pene di Beccaria

Iniziato nel Duecento, il nostro viaggio nella storia della letteratura italiana approda al Settecento. È il secolo della rivoluzione industriale, delle rivoluzioni americana e francese e dell’Illuminismo.
L’Italia è profondamente coinvolta nella trasformazione intellettuale, sociale ed economica che investe l’Europa. Nel Settecento l’Italia è divisa in vari Stati, in gran parte sotto il dominio diretto o l’influenza straniera.

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Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene

A Milano, durante il Settecento, i fratelli Verri fondano l’Accademia dei Pugni e danno vita a Il caffé; il giurista ed economista Cesare Beccaria (1738-1794) scrive Dei delitti e delle pene (opera pubblicata anonima nel 1764 e, rivista dall’autore, nel 1766); il poeta Giuseppe Parini dà alle stampe poesie impegnate e il poemetto Il Giorno. A partire dalle dottrine di Montesquieu e dalla critica di alcune tesi di Rousseau, Beccaria stigmatizza gli errori e i rigori eccessivi del diritto e della procedura penale in vigore nel suo tempo. Auspica riforme quali l’uguaglianza delle pene per tutti i cittadini, l’abolizione della tortura, la limitazione della pena di morte a casi eccezionali.

La poesia di Giuseppe Parini

Il Giorno di Giuseppe Parini

Il poeta illuminista Giuseppe Parini (1729-1799)si fa conoscere dal pubblico con la raccolta Alcune poesie di Ripano Eupilino (1752), che gli dà fama di letterato nell’ambiente milanese e gli vale l’ammissione all’Accademia dei Trasformati. Ma il suo nome è legato principalmente al Giorno e alle Odi. Il Giorno è un poemetto in endecasillabi sciolti in cui Parini, sotto le vesti di un precettore, istruisce un giovane nobile sul modo migliore e più conveniente alla sua casta di trascorrere le varie parti della giornata. L’intento è chiaramente satirico.

Il teatro di Carlo Goldoni

Trilogia della Villeggiatura di Goldoni

Venezia è famosa per il teatro, è veneziano uno dei più grandi drammaturghi italiani ed europei dell’età moderna, Carlo Goldoni (1707-1793), che riforma la commedia dell’arte italiana e le dà nuova vita; alcune delle sue più famose commedie vengono ancora messe in scena in tutto il mondo con grande successo.

Basti pensare alla celebre La locandiera. Dal 1759 al 1762 Goldoni compone quelle che la critica considera le sue commedie maggiori: Gli innamorati (1759); I rusteghi, La casa nova (1760); Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura (1761); Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte, Una delle ultime sere di Carnovale (1762). La trilogia della villeggiatura narra i folli preparativi e le spese pazze per la vacanza in villa che portano il borghese Leonardo, innamorato di Giacinta, alla rovina economica. Giacinta, una delle figure femminili più vive e complesse del teatro goldoniano, durante la villeggiatura si innamora dell’amico Guglielmo, pur essendo promessa sposa di Leonardo. Ma nel Ritorno dalla villeggiatura tutto si ricompone.

I melodrammi di Metastasio

La Didone abbandonata di Metastasio

Nata dal circolo di letterati e musicisti che si riuniscono sotto la protezione della regina svedese Cristina di Svezia, convertitasi al cattolicesimo ed espatriata a Roma, l’Accademia dell’Arcadia viene istituita nel 1690 a Roma. Prende il nome dalla regione greca dell’Arcadia, terra dei pastori poeti di cui i fondatori dell’Accademia volevano far rivivere la poesia. L’ideale formale dell’Arcadia è quello dell’armonia e dell’equilibrio dei classici, in opposizione al gusto stravagante e innovativo della lirica barocca.

Tra i poeti arcadi merita di essere ricordato Pietro Metastasio (1698-1782), celebre autore di libretti per melodramma. Il suo primo vero melodramma, la Didone abbandonata (1723), subito rappresentato (1724), riceve accoglienze trionfali. Metastasio aspira alla semplicità e alla potenza drammatica della tragedia greca, ma di fatto si accosta di più alla tragedia francese. I suoi melodrammi più famosi, oltre alla Didone, sono il Siroe, il Catone in Utica, l’Artaserse, l’Olimpiade, la Clemenza di Tito, l’Attilio Regolo.

Le tragedie e i trattati di Vittorio Alfieri

Dal Piemonte arriva Vittorio Alfieri (1749-1803), scrittore di grandi ideali che ha incarnato le istanze del Risorgimento. Autore di molte raccolte di versi (Rime, 1804) e di un’autobiografia (Vita), dal 1776 al 1786 compone diciannove tragedie in endecasillabi sciolti, tra le quali il Saul e la Mirra sono considerate i suoi capolavori. L’odio verso i tiranni e l’amore delle libertà repubblicane sono il suo tema dominante, come si evidenzia nei trattati Della tirannide (1777) e Del principe e delle lettere (1778-86). Nelle tragedie (oltre alle due già citate vanno ricordate l’Antigone, La congiura de’ Pazzi, la Virginia, il Timoleone) l’indole eroica e appassionata di Alfieri si manifesta più intensamente.

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