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Media, cultura, sociologia: la “cultura del falso” secondo 30 studiosi

L’obiettivo del libro “La cultura del falso – Inganni, illusioni e fake news”, a cura di Andrea Rabbito, edito da Meltemi, è quello di destare la coscienza alla ricerca di una verità che oggi sembra lontana anni luce. Quasi irraggiungibile. Lo fa grazie ai saggi dei trenta studiosi coinvolti e grazie alle opere dell’artista Benedetto Poma...

Ci sono libri che sono fatti per sognare, altri (pochissimi) che servono a svegliare. In quest’ultimo gruppo ci entra di diritto La cultura del falso – Inganni, illusioni e fake news, a cura di Andrea Rabbito, edito da Meltemi. L’obiettivo di questo volume è quello di destare la coscienza alla ricerca di una verità che oggi, per la prima volta nella storia umana sembra lontana anni luce. Una distanza che la rende impercettibile, irraggiungibile. Lo fa grazie ai saggi dei trenta studiosi coinvolti e grazie alle opere dell’artista Benedetto Poma.

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Trenta studiosi per indagare sulla cultura del falso

Quando parliamo di “fake” l’associazione con le news è immediata. Eppure non è la sola che andrebbe fatta. Perché, da un punto di vista sintattico e semantico, di collegamenti con tutto ciò che ci circonda, di materiale e immateriale, se ne potrebbero molteplici. Come, per l’appunto, il libro stesso ci insegna. Lo fa pagina dopo pagina, in un’analisi attenta che sviscera argomentazioni sino a renderle, nella maggior parte dei casi, vere e proprie tesi.

Merito di tutti i firmatari dei singoli capitoli: Roberto Tessari, Stefania Parigi, Marco De Marinis, Ruggero Eugeni, Antonino Pennisi e Gessica Fruciano, Giulio Lughi, Anna Bisogno, Adriano D’Aloia, Dario Tomasello, Katia Trifirò, Enrico Carocci e Filippa Ilardo, Alfonso Amendola, Giulia Raciti, Fabio La Mantia, Loredana Trovato, Mattia Cinquegrani, Pietro Colletta, Tommaso Di Giulio, Damiano Cantone, Anna Montebugnoli, Vincenzo Del Gaudio, Gianpiero Vincenzo, Gabriella Polizzi, Pietro Masciullo / Vincenzo Tauriello, Mario Tirino, Pierre Dalla Vigna.

Un’analisi multidisciplinare dei visual culture studies per sbatterci in fatto la realtà. Quella di essere immersi in un reale più che mai fittizio, e comunque sempre filtrato

In questi approfondimenti gli autori si muovono tra storia e attualità, immagine e contenuto, idee e assiomi. Muovendosi in continuazione tra cinema, teatro, arte, informazione e letteratura. Un’analisi multidisciplinare dei visual culture studies per sbatterci in fatto la realtà. Quella di essere immersi in un reale più che mai fittizio, e comunque sempre filtrato. Per cui non si parla solo di falso, ma di vera e propria “cultura del falso”. Una differenza non da poco, perché tra i capitoli del volume si prende in esame anche ciò che è filtrato, alterato, rimodulato e veicolato. Sia in maniera intenzionale che involontaria. Quindi parliamo di hoax, bullshit, deepfake e di tanti altri termini che si scoprono e si approfondiscono pagina dopo pagina.

Dalle Torri Gemelle al Pizzagate, passando da Pantani, Totò Riina e Rembrandt

Non solo teoria (e ce n’è tanta), con ipotesi e ottimi spunti ai grandi pensatori mondiali. Ma veri e propri riferimenti per chiunque abbia sete di informazione e approfondimenti. Giulio Lughi cita The Next Rembrandt, che ha permesso di ricostruire quale potrebbe essere stato l’autoritratto che il pittore non ha mai dipinto. Anna Bisogno dimostra come i social hanno raccontato e potenziato la realtà (e i relativi simulacri), attentato alle Torri Gemelle incluso. Ruggero Eugeni ricorda il “Pizzagate”, quella teoria del complotto diventata virale durante le presidenziali USA del 2016, su un presunto traffico di esseri umani e su un abuso di minori. Adriano D’Aloia invece approfondisce il VR journalism, partendo dal famoso video Clouds over Sidra. Dario Tomasello ridiscute, da un punto di vista mediatico, il caso di Marco Pantani. Mentre Katia Trifirò sviscera alcune fake news legate alla politica, come quella che legava alcuni esponenti del PD a Totò Riina. Così come Gianpiero Vincenzo e Loredana Trovato raccontano il ruolo che ha assunto la comunicazione in tempi di guerra, tra Ottocento e Novecento.

Analisi su Kubrick, Andy Warhol e Black Mirror

Per tutti gli appassionati di cultura e dei più famosi rappresentanti, tra prodotti audiovisivi e nomi più “pop”, interessante l’analisi di Enrico Carocci su Kubrick, sul fake trailer di Shining e su quella che definisce “profanazione ludica”. Alfonso Amendola sceglie invece le vicende di Andy Warhol, approfondendo in particolar modo la sua carriera televisiva. Mentre Giulia Raciti, citando l’episodio San Junipero di Black Mirror si muove tra mind upload e nostalgia therapy. Anna Montebugnoli, inoltre, rimanda ai grandi della filosofia, da Platone ad Aristotele.

Citare tutti è impossibile, e non è sinceramente questo l’obiettivo. Perché ogni rimando sarebbe di per sé riduttivo. Un libro che va letto per scoprire quanto tutto è falso e falsificabile, nella società della riproduzione digitale e del rewind. Per un nuovo punto di partenza, alla ricerca di nuove fondamenta per la nostra società.

Chi è Andrea Rabbito

Andrea Rabbito è professore associato di Cinema, fotografia e televisione presso l’Università degli Studi di Enna “Kore”. È autore di una tetralogia sull’illusione e i rapporti tra il cinema e l’arte della modernità, di cui L’onda mediale (2015) costituisce l’ultimo capitolo. Ha curato la nuova edizione de Lo spirito del tempo (2017) di Edgar Morin e il volume La cultura visuale del Ventunesimo secolo (2018) per Meltemi. È direttore, assieme a Steve Della Casa, della collana “Videns” per Mimesis. Dirige il gruppo di ricerca “I linguaggi artistici e le poetiche del Seicento” presso la Facoltà di Studi Classici, Linguistici e della Formazione dell’Università degli Studi di Enna “Kore”.

Scheda del libro

Titolo: La cultura del falso – Inganni, illusioni e fake news
A cura di Andrea Rabbito
Opere pittoriche di Benedetto Poma
Editore: Meltemi
Anno: 2020
Pagine: 572
ISBN: 9788855191128
Prezzo: 20 euro.

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