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Wuhan. Diari da una città chiusa: la recensione del libro di Fang Fang

Last Updated on 18/09/2020

“Wuhan. Diari da una città chiusa”, scritto da Fang Fang, tradotto da Caterina Chiappa e con la postfazione di Michael Berry, edito in Italia da Rizzoli, è un libro che entrerà nella storia. Senza se e senza ma. La già nota scrittrice cinese ha raccontato per 60 giorni, attraverso altrettanti capitoli pubblicati online, il suo lockdown. E, con largo anticipo, anche il nostro…

“Wuhan. Diari da una città chiusa”, scritto da Fang Fang, tradotto da Caterina Chiappa e con la postfazione di Michael Berry, edito in Italia da Rizzoli, è un libro che entrerà nella storia. Senza se e senza ma. La già nota scrittrice cinese ha raccontato per 60 giorni, attraverso altrettanti capitoli pubblicati online, il suo lockdown. L’ha fatto con approfondimenti scientifici, confidenze memoriali e ben mirati attacchi alle istituzioni. Sfidando la censura, ma anche un po’ se stessa. Alternando incertezza, dolore e speranza.

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La trama dell’opera

Ciò che colpisce è il fatto di non essere un canonico libro. Nel suo nome, infatti, è insita la sua stessa natura. E’ un “diario”, un racconto di ciò che accade, e che segue uno schema più o meno ricorrente, ma che evolve nel tempo e nella sua fama. Nei sessanta giorni di narrazione, dal Capodanno Cinese (25 gennaio) al giorno della riapertura di Wuhan (24 marzo), la scrittrice parte dal generale, ossia dalle condizioni meteorologiche/ambientali, passando al particolare, con gli ultimi aggiornamenti sulla malattia, per poi terminare con il personale, raccontando ciò che accade tra le pareti della sua casa, o in quelle dei suoi conoscenti.

La struttura del libro e le sue parti ricorrenti

Il libro nasce per caso, senza volerlo, per raccogliere le (sue, che poi si sono dimostrate essere quelle collettive) verità, per raccontare quel che accadeva a Wuhan. E, soprattutto, per non dimenticare, per riuscire a rintracciare i colpevoli di quello che sarebbe diventata, a circa un mese dall’inizio dei contagi cinesi, una pandemia a livello mondiale. Su quest’ultimo punto la scrittrice ci è ritornata spesso: “occorre trovare i responsabili, qualcuno deve pagare, perché nessuno dei funzionari si è dimesso?”. Affermazioni e domande che, purtroppo, nonostante la durezza delle sue parole, non hanno mai trovato replica e risposta.

Similarità e differenze tra la quarantena di Wuhan e quella italiana

A colpire sono anche gli spunti di riflessione e gli episodi che qui vengono raccolti: sono gli stessi che sono arrivati, con un po’ di ritardo, anche a noi. L’inizio della quarantena che non si sapeva quanto sarebbe durata, gli assalti ai supermercati (anche l’equivalente del lievito!), le fake news sul virus da parte di esponenti più o meno autorevoli, tra politici e medici, i gravi errori nella gestione dell’epidemia, i morti mai salutati, i negazionisti della pandemia, i distacchi famigliari, la solidarietà tra condomini, il ruolo dei volontari, il piacere di rimanere in contatto virtualmente, le serie televisive, le scoperte su come contrastare il contagio, le paure per l’economia, micro e macro. E via dicendo. Wuhan era come l’Italia. E questo fa piacere e fa paura allo stesso tempo.

Il problema della censura cinese

Certo, il quadro dipinto dall’autrice è anche più complesso. Qui vi si aggiunge, infatti, la forte censura mediatica cinese, che ha portato la cancellazione di diversi suoi post (comunque salvati) dalla piattaforma virtuale che ha adottato in questo periodo di diversi post. C’è da ammirare Fang, perché questo “Diario”, sebbene non sia un libro scientifico, ha raccontato Storia e storie con il supporto di attente segnalazioni scientifiche che, col senno di poi, si sono dimostrate generalmente abbastanza corrette. Il suo raggio d’osservazione, però, non si è mai allontanato troppo da Wuhan. A metà del libro mi sarei aspettato qualche riferimento a cosa accadeva nel resto della Cina prima, e del mondo poi (Italia inclusa). Ma nulla. A parte un paio di volte in cui ha usato espressioni minime che si riferissero al resto del mondo. Ma per lo meno è stata una scelta coerente con quello che era il suo obiettivo iniziale.

Wuhan ha raccontato anche la nostra quotidianità, con un mese e mezzo di “fuso orario”

A Fang Fang c’è da fare un applauso per aver raccontato con coraggio (e in Cina ce ne vuole tanto per raccontare argomenti scomodi e per attaccare istituzioni e autorità) e semplicità quello che accadeva in quel remoto/vicinissimo angolo di mondo. Un posto che, con i nostri occhi, appariva lontano anni luce. In tutto. Ma che ha raccontato, invece, anche la nostra quotidianità, con un mese e mezzo di “fuso orario”. Un viaggio, suo e nostro, che non conosce limiti né spaziali né temporali. E che, ahimé, nonostante tanti hashtag e tante promesse fatte, non è andato bene, e non ci ha tantomeno resi migliori. E da cui, soprattutto, non siamo ancora usciti: non possiamo/dobbiamo scordarcelo. Anche per chi non c’è più.

Scheda del libro

Titolo: Wuhan, Diari di una città chiusa
Autore: Fang Fang
Editore: Rizzoli
Anno edizione: 2020
Pagine: 400 p.
ISBN 9788817149112
Prezzo: € 15.90

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