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PaoLo PiLotti: “L’arte come Dio, può tutto”

Last Updated on 15/10/2020

Per PaoLo PiLotti l’arte è vita e bisogno, ma anche fonte e strumento di divinità. La usa (o si fa usare?) per creare nuovi messaggi e significati. Ma anche per giocare, con ironia, tra sensualità, estetica e sacralità. Riflesso di questa nostra schizofrenica società, la sua arte si pone l’obiettivo di abbattere stereotipi, pregiudizi e categorismi assoluti.

PaoLo PiLotti
PaoLo PiLotti

Per PaoLo PiLotti l’arte è vita e bisogno, ma anche fonte e strumento di divinità. La usa (o si fa usare?) infatti per creare nuovi messaggi e significati. Ma anche per giocare, con ironia, tra sensualità, estetica e sacralità. I suoi primi attacchi d’arte risalgono a quando aveva tre anni, quando impugnò i colori con la sua mano sinistra. Per non fermarsi più. Prima gli studi artistici, poi l’avvio del suo percorso professionale, con gli anni divenuto sempre più chiaro e caratterizzato.

Nelle sue opere PaoLo gioca, dicevamo. Con l’anatomia umana, con i canoni di bellezza estetica, con la nudità e con i soggetti/temi più sacri. Opere pungenti, dissacranti, ma in uno stile che non diventa mai volgare, un mix tra pop art e comics art. In ogni singola opera PiLotti racconta una storia diversa, senza però alterare la sua singolare morale: la necessità di un’arte bilaterale nella società a lui contemporanea. Insomma, un’arte personale che rispecchiasse la nostra schizofrenica società, che riuscisse ad abbattere stereotipi, pregiudizi e categorismi assoluti.

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Cosa è l’arte per te?

Potrei dare due versioni. Una spirituale e una carnale. La definisco un dogma. Per me la dottrina fondamentale e più importante. Come la Trinità per i cristiani. L’arte è Dio, l’artista è il figlio, e il suo operato è lo spirito santo mandato da entrambi per far comprendere la propria verità. La versione carnale, anche se odio essere lezioso, mi viene da definirla solo e semplicemente vita. Ogni corpo ha bisogno di tutti gli organi vitali per poter andare avanti, ecco, l’arte per me è un organo invisibile. Una parte di me che non potrà mai mancare per sentirmi vivo.

A quando risale il tuo primo approccio con l’arte?

Diciamo che ho sempre disegnato, e devo dire che ho sempre manifestato una vena ironica e cinica. Da piccolo chiedevo sempre libri illustrati, fumetti, manga, e libri d’arte e tutto ciò mi ha decisamente influenzato. Ho iniziato a tre/quattro anni e non mi sono mai fermato. Questo mi ha spinto a intraprendere il mio percorso di studi che ho voluto improntare tutto in ambito artistico. Prima il liceo artistico per poi finire con l’accademia delle belle arti laureandomi in pittura. Questo mi ha permesso di nutrire la mia attitudine che si è sviluppata, e nel tempo maturata, fino a consacrarla con le mie opere.

Scambi di genere e sessualità incerta: quali sono stati i “giochi d’arte” che ti hanno più divertito?

Difficile dire quali mi abbiano divertito di più, anche perché non inizierei mai un’opera se non mi divertisse già l’idea. Senza dubbio è stato esilarante trasformare Hitler in una bambola gonfiabile. Oppure far indossare lingerie sexy a dittatori e potenti capi di stato, o semplicemente rimpolpare le labbra con il filler a nerboruti e possenti super eroi. Uno schiaffo al patriarcato, vetusto, polveroso e fastidioso, che tutt’oggi sotto evidenti veli d’ipocrisia è ancora insito e radicato nella società. Cerco con l’ironia di rappresentare un giusto equilibrio tra i generi o meglio abbatterli definitivamente.

Tu sei un provocatore, ma secondo te ci sono barriere e confini che l’arte non dovrebbe neanche provare ad abbattere?

Assolutamente no! Ovviamente nell’arte i discorsi s’infuocano nel momento in cui si entra in territorio politico e religioso. Quando un artista propone un particolare genere che tende e sfocia nella provocazione si innescano due meccanismi: l’adorazione e la condanna. Ed è giusto che sia così. Ma nel caso del secondo fenomeno non deve esistere un potere di censura, da parte di nessuna persona, gruppo o istituzione. L’arte, se ben fatta e ponderata, può tutto!

Tre opere, tra le tue, a cui sei più affezionato e perché.

Sigmund Freud…Analyze this” – Rappresenta semplicemente una rottura definitiva tra il diktat sociale e libertà di espressione. Il continuo e morboso analizzare e giudicare il prossimo come se ogni individuo avesse il titolo per poterlo fare. Il mio Freud da il calcio in culo definitvo a quella gran parte di società ancora repressa.

Preferisco la Banana” – Biancaneve è uno dei personaggi femminili che ho ritratto di più. Fu la prima principessa Disney ad esordire, ed era il 1937. Giovane e solare, la pelle perfetta e candida, le labbra rosse, il sorriso radioso, l’atteggiamento servizievole e garbato: proprio il prototipo di donna, destinata a diventare una moglie desiderabile, negli anni ’30 come nei decenni a seguire. Il suo atteggiamento passivo la porta ad avere necessariamente bisogno di una figura maschile che la salvi. Considerando che è un prototipo ancora proposto alle generazioni attuali, contrapponendosi all’emancipazione femminile e a tutte le lotte di genere, la mia Biancaneve vuole rompere gli schemi e lo fa provocando. Non ha bisogno di niente, non accetta la mela simbolo del suo destino. Lei prende semplicemente un altro frutto, e lo mangia come e quando vuole.

La Madonna di Moschino”- Insieme alle altre madonne è uno dei pezzi più significativi di questi ultimi mesi e credo stia segnando il mio percorso professionale. Quando si lavora su dimensioni elevate c’è un altro approccio, anche con la propria stessa tecnica, che inesorabilmente evolve. Grazie a queste nuove opere mi sento decisamente evoluto.

Come è stata gestita, per quanto riguarda l’arte e gli artisti, l’emergenza sanitaria? Quali le misure che potrebbero essere utili per ripartire davvero?

Sicuramente la produttività dell’artista non ha sofferto il lockdown (reperibilità di materiale a parte).
C’è stato più tempo per creare e canalizzare nuove idee e flussi d’ispirazione. La storia dell’arte ci insegna che le grandi epidemie hanno ispirato grandi artisti sia nell’antichità che in tempi moderni e sicuramente anche questa “era” che stiamo vivendo aggiungerà nuove pagine. Ma è innegabile che dall’altra parte le gallerie in quanto esercizi commerciali, e il mercato in generale, ne hanno risentito. Non so se esiste la risposta giusta sulla misura per ripartire, ma sicuramente è importante concentrarsi sull’esposizione virtuale e seguire con criterio la propria vetrina. D’altronde questo non ce lo doveva insegnare una pandemia, anche se molta gente ancora definisce i mezzi con cui affrontiamo il quotidiano come “il futuro” ed è imbarazzante. Per fortuna dinanzi alla potenza del web e agli spazi che abbiamo a disposizione non c’è virus e ignoranza che tenga!

Prossimi progetti.

Attualmente sto producendo diverse opere per il mercato asiatico. Sarò rappresentano dalla galleria Fun Year Art gallery di Taiwan per una fiera d’arte itinerante con diverse tappe: Taipei, Shangai, Hong Kong, Seoul e Madrid fino al 2021. Diverse mie opere sono in vendita alla FMB art Gallery per la mostra online “Pride Be Your Side” un progetto molto nobile in quanto la galleria donerà i suoi ricavi a fine evento, a due onlus (Refugee e Plus Onlus) che lavorano in prima linea nel mondo LGBT. Sino al 18 settembre una mia opera sarà esposta ad una collettiva d’arte inaugurata da Vittorio Sgarbi al Museo Civico di arte contemporanea di Monreale . Invece il 23 ottobre partecipo a una collettiva presso la Artesse Gallery a Roma. E ancora dal 20 al 27 novembre un’altra opera farà parte di una collettiva presso la galleria Pintér a Budapest. Nel frattempo continua la mia collaborazione con l’artista/gallerista/amica Antonella Caraceni nella sua galleria Afnakafna qui a Roma. In più sono ci sono altre richieste e collaborazioni molto interessanti ma per ora non dico altro.

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