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Caterina Magri: “La mia arte, frutto di silenzio e solitudine”

La passione per l’arte di Caterina Magri si “svela” per caso, nel 2009, durante un laboratorio artistico con Piero Fantastichini. Un’autentica scoperta di sé, del suo essere e del suo voler fare.

La passione per l’arte di Caterina Magri, nata a Fiuggi nel 1974, si “svela” nel 2009, quando partecipa attivamente ad un laboratorio per la realizzazione del “Monumento al Caos”, di Piero Fantastichini. Un’autentica scoperta di sé, del suo essere e del suo voler fare. Da lì, infatti, l’artista intraprende una lunga esperienza personale artistica come scultrice. Studiando, ricercando, creando. Una ricerca espressiva e studio del “segno” che dura ancora e che l’ha portata a esporre, recentemente, presso Galleria Spazio 40, a Roma.

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Cosa è l’arte per te?

L’arte nella mia vita è un’esigenza vitale. Ragionando invece sulla sua funzione, credo che l’arte abbia un valore prettamente estetico. Questa ha il potere di agire sull’individuo penetrando simbolicamente a livello inconscio, stimola nel fruitore dell’opera d’arte pensieri, stati d’animo e immagini. Il valore estetico delle opere è in grado di arricchire la persona che la osserva: in questo scambio costruttivo risiede, per me, il valore universale dell’arte.

A quando risale, e cosa disegnasti, il tuo primo approccio con l’arte?

Il mio percorso artistico si è rivelato da adulta. Nel 2009 ho avuto la fortuna di incontrare l’artista Piero Fantastichini e partecipare a un laboratorio per la realizzazione di una sua opera, Monumento al Caos. In quel contesto ho percepito chiaramente quanto quella modalità espressiva mi appartenesse. Andando indietro con la memoria però ricordo chiaramente una “piccola” Caterina che amava trascorrere le proprie giornate tra carta, colori forbici e colla. Per dirla alla Hillman, ho soltanto dato ascolto al mio daimon interiore, ovvero colui che ci mostra il nostro destino.

Come scegli i materiali per le tue opere e come questi si incastrano nei soggetti?

Il mio lavoro è un lavoro prevalentemente istintivo. Cerco di dare forma ad un’immagine che arriva a livello percettivo, quindi i materiali usati cambiano e li adatto in funzione di ciò che il momento mi porta a realizzare. Legno, carta, colore acrilico, stucco, creta e resine sono l’essenza delle mie opere: si plasmano e modificano tra le mie mani fino a quando l’opera non è definitivamente finita.

Cosa ti ispira di più per le tue opere?

Banalmente rispondo che l’ispirazione arriva da me stessa. È come avere una fonte interiore, ma la cattiva notizia è che non è sempre accessibile. Condizione necessaria (ma non sufficiente) è sicuramente avere uno stato d’animo adatto, che spesso è fatto di solitudine, silenzio e assenza di distrazioni.

Tre delle tue opere a cui sei più affezionata e perché.

Opera #1 senza titolo, 25×60 cm. 2010. La mia prima opera. Indimenticabile il pathos, la smania e la felicità nel crearla. Come se avessi avuto il freno a mano tirato per troppo tempo: comprendere che le mie mani fossero in grado di realizzare una mia opera è stato un dirompente traguardo emotivo e personale.

75 piombo, 70×70 cm. 2019. Perché mi ha insegnato il tempo interiore a la pazienza. Opera inizia nel 2014, finita dopo 5 anni.

86 Rapsodia di Rosso [Rapsodia di Rosso [nr.2] 4/5 Rosso Ossido di ferro; 1/5 Rosso Carminio] 80×80 2019. Perché con questa opera ho imparato che si può e si deve osare.

Prossimi progetti.

Nell’immediato riuscire a realizzare tutte le opere che affollano la mia mente, senza perderne alcuna. Nel futuro mi piacerebbe fare una mostra all’estero, in Germania o in Francia.

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