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Pier Paolo Pasolini, Il mio calcio – la recensione del libro

Edito da Garzanti, “Il mio calcio” è una raccolta di articoli, interviste e saggi di Pier Paolo Pasolini sul mondo del calcio. Nove testi, introdotti da una prefazione di Gabriele Romagnoli, su campioni, tifosi e sul significato profondo della “religione del pallone”.

Il mio calcio è una raccolta di nove scritti di Pier Paolo Pasolini riguardanti il mondo del calcio. Lo snello volume edito da Garzanti, nella collana “i piccoli grandi libri” raccoglie contributi del poeta e regista che vanno dalla fine degli anni Cinquanta agli anni Settanta. Nonostante la varietà di tempi e di destinazione gli scritti sono accomunati da una serie di argomenti che tornano tra un testo e l’altro. Sono tre fondamentalmente gli aspetti che Paolini indaga: quello del tifo, quello del campione come “divinità moderna” nell’Italia neocapitalista, e quello, più tecnico, del linguaggio del calcio e del suo significato simbolico.

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Il calcio “letto” da un tifoso

Da questi articoli emerge un Pasolini appassionato di sport e tifoso, e al tempo stesso capace di “leggere” il rito collettivo più importante di questo paese. Insomma, non ci troviamo mai davanti ad articoli di distaccata arguzia intellettuale (alla Umberto Eco, per intenderci), né davanti a certe irrisioni letterarie alla Arbasino. Quella che emerge, invece, è una lettura assai particolare, e multiforme, vicina da un lato a certi suoi scritti sulla società di argomento più “alto”; ma d’altro lato vien fuori anche il Pasolini con un passato da ala destra, o calciatore nei campi di terra della perifieria di Roma, capace insomma di leggere il calcio “dall’interno”, come fenomeno popolare e autentico.

Il calcio moderno e l’Italia del boom

Pasolini, insomma, può trattare il calcio ben conscio di cosa sta parlando, “senza la purezza di chi non conosce le cose e non ne è coinvolto”; è per questo che può permettersi critiche anche severe al “sistema” senza passare per intellettuale snob; perché quello del calcio è un sistema che Pasolini vive non solo da scrittore, ma anche da tifoso e da appassionato vero. E allora lo sport è letto come spettacolo salutare, da un lato, e profondamente reazionario dall’altro, nuova versione del “panem et circenses”, oppure moderno “oppio dei popoli”. Inoltre il calcio viene messo in rapporto, negli articoli degli anni Sessanta, coll’ascesa del neocapitalismo: “Nulla più dell’Inter di Herrera […] può rappresentare meglio la nuova Milano”. E ancora: “il neocapitalismo lo vuole: il tempo libero sarà dedicato certamente più al calcio che alla letteratura”; così scrive Pasolini col suo solito pessimismo apocalittico (il che non vuol dire che avesse torto).

Poeti e prosatori del pallone

Ma non ci sono solo polemiche e indagini sociologhiche. Pasolini elabora una vera e propria semiotica del calcio, in un articolo, straordinario, intitolato Il calcio “è” un linguaggio con i suoi poeti prosatori. Pasolini trova addirittura una unità minima della lingua del calcio, che è il “podema”, equivalente del “fonema” nella lingua che si “parla con i piedi”; e qui il suo discorso ricorda un po’ certe sue teorizzazioni sulla semiotica del cinema. E ancora, il calcio ha una sua sintassi, che è la partita, ma anche una “prosa” e una “poesia”. Insomma la “lingua” può assumere una funzione estetica. E il calcio “di poesia” per antonomasia, va da sé, è quello dei brasiliani; a noi italiani resta solo qualche sprazzo di prosa d’arte, vagamente estetizzante e forse pure un po’ democristiana. Come l’italianissimo “catenaccio”, rivelatore del carattere di una nazione intera.

La “religione del nostro tempo”

Un libro, insomma, questo Il mio calcio, che pur trattando un argomento assai “collaterale” nell’opera pasoliniana, non ci risparmia illuminazioni anche folgoranti sul pensiero e sulla poetica dello scrittore. Dal discorso sul tifo, in cui si intravedono le ben più articolate riflessioni sulla gioventù e sulle mutazioni sociologiche nell’Italia dello sviluppo industriale; fino alle riflessioni sul destino “poetico” dei campioni (in Reportage sul Dio, uno dei pezzi forti della raccolta) e sulla loro “valenza” sociale. Quello che emerge è che per Pasolini il calcio è argomento “serio” per comprendere la realtà italiana, nel bene e nel male; ed è un argomento che va trattato con l’attenzione e l’approfondimento che merita questa, ancora floridissima, “religione del nostro tempo”.

Scheda del libro

Titolo: Il mio calcio
Autore: Pier Paolo Pasolini
Editore: Garzanti
Anno: 2020
Pagine: 89
ISBN:  9788811813385
Prezzo: 4,90 euro.

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