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Le poesie di Mathias Énard: tra Proust e l’Oriente

Si intitola “Ultimo discorso alla Società proustiana di Barcellona”, pubblicato da Edizioni e/o, l’ultimo libro di Mathias Énard. Un diario di viaggio in versi, un’autobiografia nomade tra Oriente e Occidente, dall’autore di “Bussola” e di “Zona”.

Mathias Énard è uno dei più celebrati autori contemporanei di lingua francese. Nei suoi romanzi il tema del viaggio è il filo conduttore di una poetica che unisce nomadismo, avventura, mitologia letteraria e intima ricerca del sé attraverso gli altri. Il viaggio è soprattutto scoperta dell’Oriente, ma non solo; le traiettorie di Enard spaziano dalla Siria alla Russia, dai Balcani al Mediterraneo occidentale. Bussola, in particolare, è il libro che meglio esprime questo continuo girovagare, nei luoghi ma anche nella letteratura, nella memoria personale e collettiva.

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Diario di viaggio

Le poesie raccolte in Ultimo discorso alla Società proustiana di Barcellona, pubblicato da Edizioni e/o, compongono una sorta di diario di viaggio in cui si ripercorrono le tappe fondamentali della carriera romanzesca dello scrittore. Ci sono echi del conflitto libanese, ricordi del genocidio ebraico in Polonia, le conseguenze della sanguinosa guerra fratricida nei Balcani; e ancora la Russia, il Tagikistan, le calles di Barcellona e i bar di Lisbona, fino ad un ultimo, intimo, viaggio “ai piedi del letto” di Marcel Proust.

Oriente e Occidente nella poesia di Énard

Potremmo definirle semplicemente poesie di viaggio, ma c’è di più. Si tratta spesso di istantanee liriche, viaggi di memoria fonosimbolica, oltre che geografica. Beirut, che apre la raccolta, ha una costruzione a spirale, che ricorda l’opera maggiore dello scrittore, Bussola. Le sensazioni personali, la mitologia (con tutti i problemi dell'”orientalismo”), il paesaggio e la storia si fondono in un vortice vagamente brillo e caleidoscopico. Il cosmopolitismo di Énard è romantico, sempre filtrato dagli occhi di guarda e interpreta gli “altri mondi”. Da Venezia al Medio Oriente l’autore si perde tra i versi plurilingue. Non c’è, però, pretesa etnografica (perché poi dovrebbe un poeta?); ma non c’è neanche quella fascinazione che si trasforma irrimediabilmente in sguardo turistico (se non, nel peggiore dei casi, coloniale). Quel che resta è lo spirito di utopia affratellante della poesia, nonostante tutto: “fratelli dall’est all’ovest i poeti / anche se si scannano tra loro”.

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Viaggio ai piedi del letto

Il viaggio e il nomadismo non sono solo nel mondo, ma anche tra le pagine dello scrittore, e più in generale della letteratura. Molte poesie, infatti, sembrano essere una sorta di “commento” ai romanzi; instaurano con la prosa un rapporto inedito, in cui i versi commentano i romanzi. Un’inversione che è più simbolica e meno casuale di quanto possa sembrare. E poi, il viaggiatore/romanziere Énard si sofferma su quella che lui chiama “la letteratura degli allettati”. Il poeta canta “una sfilza di geni / malati, ubriaconi o semplicemente scansafatiche”; autori che hanno scritto rimanendo a casa, eppure hanno viaggiato anche loro. Proust, su tutti, “che si mummifica di plaid e coperte”. E il viaggio si dipana sul filo dei ricordi, perché ci sono luoghi che tornano sempre, magari nelle intermittenze del cuore. E se la letteratura tenta ancora di “faire concourrence à la mort”, il tentativo è destinato romanticamente a fallire; ma è quello che siamo: “libri su un mucchio / aspettiamo la benzina e la scintilla”.

Scheda del libro

Titolo: Ultimo discorso alla Società proustiana di Barcellona
Autore: Mathias Énard
Editore: e/o
Anno: 2020
Pagine: 272
ISBN:  9788833572192
Prezzo: 18 euro.

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