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Letteratura straniera – Il Seicento in 3 libri e un grande autore

Last Updated on 07/11/2020

La letteratura straniera del Seicento in tre grandi opere: Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, Tartufo di Molière, I racconti di Mamma l’Oca di Charles Perrault. E un grande autore, William Shakespeare.

La letteratura straniera del Seicento in tre grandi opere: Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, Tartufo di Molière, I racconti di Mamma l’Oca di Charles Perrault. E un grande autore, William Shakespeare.

William Shakespeare – Seconda Parte

Nell’articolo sulla letteratura straniera del Cinquecento si è parlato delle prime due fasi dell’opera di Shakespeare. Le ultime due possono essere così divise. Nella terza fase, quella del Seicento, troviamo le grandi tragedie. In Amleto del 1600-01 vediamo l’uomo che non riesce a comprendere la realtà, divenuta confusa ed ambigua, ed il non riuscire a realizzarsi a causa di una smisurata autocoscienza; in Re Lear, del 1605-06, troviamo la sconfitta degli affetti e della moralità. Con Macbeth (1605-06), invece, si concentrano la bramosia del potere ed il male che si insinua nell’animo dell’uomo. Nella quarta fase si stabilisce equilibrio e tranquillità per merito della saggezza. L’atteggiamento di chi dopo un periodo travagliato impara a capire l’esistenza ed accettarla. La tempesta, del 1611-12, contempla tutte queste caratteristiche.

Possiamo considerare Shakespeare a favore della monarchia. La vede come affermazione di ordine e opposizione ad agitazioni politiche e religiose. Questo gli permette di essere ben accolto a corte e ben visto dal pubblico borghese. Allo stesso tempo, se un Re non dovesse regnare adeguatamente ed essere ingiusto dovrebbe essere punito: così come ha rappresentato i suoi Macbeth o Claudio, zio di Amleto. Per quanto riguarda il comportamento umano, ritiene che la passione debba svilupparsi smisuratamente, accetta il fascino del male e rifiuta la ragione. Per Shakespeare, l’autorità serve a limitare la rovinosa passione dell’uomo.

Il Seicento letterario: Don Chisciotte di Miguel de Cervantes

Il romanzo Don Chisciotte, scritto da Miguel de Cervantes, viene pubblicato in due parti: la prima nel 1605 e l’altra nel 1615. Narra le avventure di Alonso Quijada o Quesada, nobiluomo di campagna, che, esaltato dai libri di cavalleria, decide di girare il mondo, accompagnato dagli ideali di pace, giustizia e difesa degli oppressi. Il suo nuovo nome sarà Don Chisciotte della Mancia. Accompagnato da un contadino, Sancio Panza, che elegge a suo scudiero, e dal suo cavallo Ronzinante, inizia le sue avventure. Quello che emerge in questo romanzo è il disinganno, lo scontro tra reale e irreale. Il protagonista vede la realtà a volte accettandola e a volte rifiutandola.

Don Chisciotte, dopo i primi capitoli, inizia ad essere un personaggio di spessore, meno comico, che non subisce la realtà grazie all’immaginazione e al fantastico. Nel conflitto tra reale e irreale possiamo considerare anche la vita travagliata dell’autore. Miguel de Cervantes nasce nel 1547. In Italia diventa segretario di un cardinale, poi partecipa alla battaglia di Lepanto, nel 1571, e perde la mano sinistra. In quel periodo, partendo dalla fine del Cinquecento, la Spagna deve subire un declino dopo la sconfitta dell’Invincibile Armata: in tutto questo Cervantes vede il fallimento della grandezza e l’inizio della decadenza.

Il Seicento nella letteratura straniera: Tartufo di Jean-Baptiste Poquelin/Molière

Jean-Baptiste Poquelin nasce nel 1622 da una famiglia borghese. Esercita la professione di avvocato ma la abbandona per il teatro. Il suo nome d’arte come attore sarà Molière. Inizia la sua carriera in provincia ma diventa famoso quando, dopo il rientro a Parigi, scrive nel 1659 Le preziose ridicole. Nel 1665 la compagnia dove recita, scrive opere e svolge il ruolo di capocomico viene definita “compagnia reale”. Alcune sue opere sono La scuola dei mariti, La scuola delle mogli, Il misantropo ed Il borghese gentiluomo. Nel 1673, mentre recita ne Il malato immaginario, muore sul palcoscenico. Molière è un grande osservatore della realtà, sia umana sia di quanto accade. Riesce ad analizzare i caratteri dei suoi protagonisti con la comicità. Esclude il comico in due sue opere, Tartufo e Il misantropo, nelle quali approda con pessimismo.

Tartufo è una commedia in cinque atti in versi e viene rappresentata integralmente nel 1667, dopo che i primi tre atti rappresentati nel 1662 a Versailles causano scalpore nella Reggia, in quanto si parla di falsi devoti. Opera scandalosa ed accompagnata da polemiche, narra di Tartufo, un impostore, che finge di essere un grande religioso ed un buon amico, riuscendo con le sue capacità ad ingraziarsi Orgon. Dopo diversi avvenimenti, viene smascherato e finisce in prigione. In questa commedia, Molière riesce ad analizzare l’arrivismo e la lussuria insiti nell’animo umano, che talvolta vengono scambiati per devozione, rivelatasi finta.

I racconti di Mamma l’Oca di Charles Perrault

Charles Perrault nasce nel 1628 e muore nel 1703. Studia legge ma inizia a farsi conoscere nell’ambiente letterario intorno al 1660. Membro dell’Académie Française, svolge un ruolo principale nella polemica tra Antichi e Moderni. La querelle des anciens et des modernes nasce in ambito letterario e si estende anche in questioni pratiche ed in problemi teorici. Perrault sostiene i Moderni: questi ultimi credono che la letteratura si evolva con lo sviluppo della civiltà e che, proprio per questo motivo, la letteratura antica sia più rozza rispetto alla moderna.

I racconti di Mamma l’Oca è una raccolta di favole, composte per far divertire i suoi figli, pubblicata nel 1697. Queste favole provengono da racconti popolari ma sono modernizzate con uno stile semplice. Alcune di queste sono Cappuccetto Rosso, Il Gatto con gli Stivali, Barbablù, Cenerentola e La bella addormentata. In Cappuccetto Rosso, per esempio, la morale che troviamo riguarda il non fidarsi degli sconosciuti, soprattutto se gentili, perché sono coloro che possono comportarsi pericolosamente con le giovani ragazze.

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