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Letteratura straniera – Il Cinquecento in 3 libri e un grande autore

La letteratura straniera del Cinquecento in tre grandi opere: Utopia, Gargantua e Pantagruel, Vita di Lazarillo de Tormes e un grande autore: William Shakespeare.

Nel Cinquecento nasce un tipo di letteratura che mira ad una società ideale, con leggi che non permettano costrizioni o limitazioni. Tutto questo è possibile con la critica al tempo attuale, con l’impegno e con il progetto di una “città futura”. L’idea di una dimensione utopistica proviene anche da nuove scoperte scientifiche e geografiche, oltre che da un nuovo tipo di economia. Inoltre, l’uomo viene valorizzato ed acquista spirito critico. In modo sarcastico ed ironico si rivolge alle istituzioni e ricerca una nuova società. Le opere dell’epoca hanno degli argomenti in comune: il valore del lavoro e la critica all’ozio, l’importanza del merito e la purificazione della religione. Delle opere che trattano di questi argomenti ne evidenziamo due: Utopia di Tommaso Moro e Gargantua e Pantagruel di François Rabelais.

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Utopia di Tommaso Moro

Tommaso Moro, nato nel 1478, umanista e membro del Parlamento inglese, favorevole ad un cambiamento della Chiesta cattolica, quando rifiuta di giurare nel 1534 l’Atto di supremazia, viene decapitato nel 1535. Conia il termine Utopia, chiamando in questo modo un’isola immaginaria. Utopia proviene dal greco ou tòpos che significa “non luogo, nessun luogo”. L’opera di Moro, divisa in due parti, critica e denuncia le sopraffazioni e le ingiustizie della società inglese del tempo. Prospetta delle soluzioni a tutto ciò che ritiene negativo: per esempio la tolleranza per quanto riguarda la religione o l’eliminazione della proprietà privata.

Gargantua e Pantagruel di François Rabelais

François Rabelais nasce nel 1494. Ha una vita movimentata: dalle varie professioni – frate, medico, architetto e segretario di vescovi – ai viaggi in Francia ed in Italia per fuggire alle autorità religiose che lo perseguono. Legge molti classici della scienza e della poesia e a questi si ispira per le sue opere, per esempio Ariosto con il suo narrare la varietà della vita e Tommaso Moro con la sua idea utopistica e la critica del presente.

Gargantua e Pantagruel, romanzo diviso in cinque libri, racconta storie di giganti. I primi quattro libri sono stati pubblicati tra il 1532 ed il 1552, mentre l’ultimo esce nel 1564, postumo alla sua morte avvenuta nel 1553. Il tema del romanzo possiamo racchiuderlo nella gioia di vivere: con la scoperta del corpo, la celebrazione della fisicità ed il piacere della risata. Si parla anche di “grandi appetiti”: in contrasto con l’austerità del medioevo ed il moralismo delle opere cortesi-cavalleresche, qui si sostiene la rivalsa del corpo e di tutte le funzioni, come mangiare e bere. Il suo stile è nuovo: usa un tipo di linguaggio dove unisce neologismi o stranierismi per creare qualcosa di innovativo.

Vita di Lazarillo de Tormes

Possiamo considerare la Vita di Lazarillo de Tormes il primo romanzo picaresco, pubblicato nel 1554 e di autore anonimo. Prima della nascita di questo nuovo genere, la letteratura della Spagna del Cinquecento si concentra sui romanzi cavallereschi. Ispirati alla poesia epico-cavalleresca italiana e ad altri tratti come l’eroismo e la celebrazione del cavaliere, questo tipo di letteratura si può considerare sicuramente idealizzata. Nel romanzo picaresco sopraggiunge la realtà. Tutto viene rappresentato in modo realistico. Narra, infatti, delle disavventure del pícaro, cioè un ragazzo povero, che deve fare il possibile per sopravvivere. Vengono raccontate le sue giornate, lo sfruttamento che subisce, analizzando la realtà del tempo. Il pícaro riesce a sopravvivere grazie alla sua furbizia, all’arte di adattarsi e arrangiarsi: nessuna di queste caratteristiche può definirsi eroica. Inoltre, viene esaltata la dimensione umana del giovane, colui che riesce a vivere con la sua intelligenza, la sua forza – certe volte anche con la furbizia – e da quanto apprende grazie alle sue sconfitte.

Il Cinquecento di William Shakespeare – Prima Parte

William Shakespeare può essere considerato uno dei più grandi drammaturghi non solo del Cinquecento, ma di sempre. Nato a Stratford-on-Avon nel 1564, si trasferisce nel 1592 a Londra dove diventa autore (qualche volta anche attore) teatrale. Le sue opere sono ancora oggi conosciute. Diventa comproprietario del Globe, riesce a guadagnare una buona fortuna, si ritira a Stratford nel 1610 dove muore nel 1616. Impossibile scegliere un’unica opera che possa descrivere tutta la sua drammaturgia. Possiamo però analizzare le varie fasi del suo lavoro per conoscere l’autore.

La sua opera può essere suddivisa in quattro fasi

Nella prima fase si dedica ai generi più famosi del momento. Da Plauto prende gli scambi di persona, come ne La commedia degli equivoci del 1592-93; di Seneca utilizza il truculento ed il cruento per il Tito Andronico del 1593-94; si ispira a John Lyly per la conversazione amorosa e la galanteria in Pene d’amor perdute del 1594-95. Quando compone Romeo e Giulietta tra il 1594 ed il 1595 utilizza un linguaggio raffinato, anche se artificioso, ed una tragica malinconia riguardante la fine dei due giovani protagonisti.

Nella seconda fase troviamo sia i chronicle plays, drammi storici, sia le commedie. Nei chronicle plays tratta la storia inglese parlando delle grandi personalità del periodo, descrivendo le loro lotte per il potere, i loro vizi e virtù. Ed ecco che abbiamo, per esempio, Enrico IV (1597-98) ed Enrico V (1598-99). Nelle commedie, invece, si rifà al teatro e alle novelle italiane del tempo, ma riesce sagacemente ad intrecciare tutti gli elementi, per esempio la schermaglia amorosa, gli intrecci, i travestimenti e la comicità. Due commedie sono Molto rumore per nulla del 1598-99 e Come vi piace del 1599-1600. A questo punto inizia a prendere sempre più spazio qualcosa di diverso rispetto alle commedie precedenti, qualcosa di negativo, come l’inganno ed il male.

Con il Cinquecento è tutto. Per le ultime due fasi dell’opera di Shakespeare rimandiamo alla letteratura straniera del Seicento.

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