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Margherita Grasselli: “La mia prima “bambina” è la figlia dell’elaborazione di un dolore”

Last Updated on 04/02/2021

Bambine senza volto protagoniste di mondi immaginari. Pianeti non dominati da fatti, bensì da emozioni. Quelle di Margherita Grasselli sono sculture poco definibili, affinché lo spettatore possa mettere qualcosa di sé in ognuna di loro. E viceversa.

Bambine senza volto protagoniste di mondi immaginari. Pianeti non dominati da fatti, bensì da emozioni. Quelle di Margherita Grasselli sono sculture poco definibili, affinché lo spettatore possa mettere qualcosa di sé in ognuna di loro. E viceversa. Attivando così una sorta di transfert che provoca una dolce malinconia, tale da smuovere delicatamente alcune corde nascoste dentro ciascuno di noi.

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Margherita Grasselli, perugina per natali, trasferitasi a Roma nel 1995, intraprende il suo cammino di scultrice a partire da settembre 2005, iniziando a frequentare i corsi di Marco Severini, di cui fu allieva per ben otto anni, spaziando dalla lavorazione dell’argilla a quella della pietra, imparando la lavorazione delle resine e sperimentando la tecnica delle patine.

Nel 2013 apre a Roma lo Spazio espositivo LiberArte, dove stabilisce il suo laboratorio e crea un’area espositiva che prevede l’organizzazione di mostre proprie nonché personali o collettive di giovani artisti emergenti. Nella primavera 2018 incontra il curatore Ermanno Tedeschi al quale affida la sua crescita artistica. Da poco alcune sue opere sono esposte presso la galleria SpazioCima.

Cosa é l’arte per te?

L’arte per me è stata ed è il bisogno di dare una forma ai pensieri e alle emozioni che improvvisamente mi chiedono di essere ordinati in un quadro compiuto. La scultura come espressione artistica è stata immediata e spontanea per me. Si adattava perfettamente a ciò che volevo esprimere. Nel corso degli anni ho scoperto che la scultura è soprattutto forma, ma la Forma non può esistere per se stessa senza un pensiero o un’emozione che si vuole chiarire a noi stessi. Non può non essere vera, non nascere da un’esigenza intima della nostra coscienza.

Come nasce la tua prima bambina?

La mia prima bambina nacque dall’elaborazione di un dolore personale. Conseguentemente nel mio inconscio ho proseguito a pensare e quindi creare infinite bambine in tante pose diverse. Non ho un bozzetto, o un disegno dal quale parto. Le penso nel momento in cui inizio a creare. Ed ognuna ha il suo mondo. Non ne esiste una uguale all’altra. Non ho stampi. Sono uniche. A volte l’ispirazione nasce dall’osservazione di una bambina che casualmente mi trovo ad osservare. Fisso quel momento nella mia mente e poi la creo.

Quali mondi si celano allora dietro queste?

Le mie sculture di bambine, senza volti, senza tratti, con le loro pose ferme, immobili, colgono alcuni momenti e li fermano, come solo l’arte contro il tempo può fare. In fondo le opere d’arte sono in qualche modo dimensioni che non appartengono a nessun tempo ma che dal tempo si lasciano modellare e questo l’ho imparato negli anni. Ogni scultura di bambina, con la sua apparente fissa inespressività parlerà ad ogni osservatore. Bisogna incontrare i loro buffi “sguardi non sguardi”, ascoltare i loro sospiri sospesi e farsi stupire dalla loro loro capacità di interrogare e conquistare. Loro aspettano l’incontro con ognuno di noi e ciascuno le osserverà in modo diverso quando sarà prossimo ad accostarle e per me sarà un quadro, uno specchio in cui in qualche modo si rifletterà il volto di ogni “spettatore”.

L’assenza del loro volto è frutto di uno studio particolare o è dettata dall’istinto?

Dietro la loro assenza di tratti somatici non c’è uno studio, una predeterminazione. Sono nate spontaneamente così. Le loro pose, le differenti gestualità che le caratterizzano automaticamente hanno dettato a mio avviso la loro espressività.

Tre delle tue opere a cui sei più affezionata.

E’ difficile trovarne tre ma proverò ora istintivamente a cogliere le prime che mi vengono in mente. Intanto Monica. La sua posa è quella che più ricorre nelle mie bambine. Monica é il raccoglimento, la pacatezza, il senso di pudore che le contraddistingue e incarna l’assoluto bisogno di protezione dei bambini.

Poi penso ad Aurora. Aurora é la purezza. L’essenza della bambina; l’assenza di colore nel vestito esalta l’aspetto del candore che le contraddistingue.

Infine Adele. Adele è lo stupore. La gioia di essere entrata finalmente in quelle scarpe rosse della mamma, desiderio che reputo sia appartenuto ed appartenga alla maggior parte delle bambine del mondo.

  • Monica, Margherita Grasselli,
  • Aurora, Margherita Grasselli,
  • Adele, Margherita Grasselli,

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