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Rhinoceros Gallery, l’omaggio a Dante, tra sogno e delirio, di Claudia Rogge e Raffaele Curi

Rhinoceros Gallery e la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti propongono un progetto espositivo nato dall’intreccio del progetto fotografico EverAfter di Claudia Rogge e Dante. In a private dream of Raffaele Curi. Visitabile sino al 15 luglio 2021…

Un viaggio dall’Inferno al Paradiso, dal passato al futuro, tra visioni, abbagli, luci e suoni. Una visione immersiva nella bellezza dell’arte e, anche, negli orrori della Storia. Rhinoceros Gallery e la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti propongono un progetto espositivo ambizioso, coinvolgente, nato dall’intreccio del progetto fotografico EverAfter di Claudia Rogge e DANTE. In a private dream of Raffaele Curi. Visitabile sino al 15 luglio 2021 con fotografie e installazioni multimediali nel cuore di Roma, al Velabro, nel segno di Dante Alighieri. Il tutto, ovviamente, all’interno del palazzo rhinoceros, progettato per Alda Fendi da Jean Nouvel.

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Le fotografie di Claudia Rogge

Cardine del progetto su Dante Alighieri è la mostra EverAfter di fotografie di grandi dimensioni dell’artista tedesca Claudia Rogge. Questa realizza nel 2011 la serie di lavori che dà il titolo alla mostra ispirandosi proprio alla Divina Commediae rappresentando i tre regni dell’oltretomba dantesco, Inferno, Purgatorio e Paradiso, in un’accezione personale e contemporanea. I visitatori vengono posti di fronte a immagini visionarie che sembrano ispirate alla pittura antica; sono scene complesse e di grande impatto visivo, corpi nudi che si contorcono o si elevano a seconda della cantica immaginata dall’artista.

Una mostra ispirata alla Divina Commedia

La tecnica che Claudia Rogge adotta prevede la messa in posa e lo scatto di decine di fotografie singole, tante quanti sono i protagonisti dell’immagine. Queste vengono in un secondo momento composte attraverso un corposo lavoro di elaborazione digitale in modo da articolarsi in un’unica imponente visione. In mostra si possono ammirare anche alcune opere della serie Rapport sempre di Claudia Rogge del 2005: si tratta di ritratti di giovani figure femminili che, attraverso l’elaborazione digitale, si moltiplicano all’infinito.

Foto di Simone Liberanome

Dante. In a private dream of Raffaele Curi

Il percorso fotografico di Claudia Rogge si va a intrecciare con un articolato viaggio installativo all’interno degli spazi espositivi. DANTE. In a private dream of Raffaele Curi è il nome dell’intervento immaginato dal direttore artistico della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti. Questo propone nelle sale di rhinoceros gallery una rilettura inedita e originale della selva dei suicidi descritta da Alighieri nel Canto XIII dell’Inferno. A cosa corrisponderebbe nel mondo di oggi il bosco tenebroso e caratterizzato da rami contorti e irti di spine, che viene cantato dal Sommo Poeta? La risposta viene trovata nelle foreste pietrificate dei disastri nucleari del Ventesimo secolo. È un’opera rock su un Dante radioattivo quella immaginata da Raffaele Curi, che impernia la sua riflessione sulle tematiche ambientali ed ecologiche sempre più care alle nuove generazioni, attente a un uso responsabile e sostenibile delle risorse naturali e a contenere i danni provocati dall’uomo sulla vita del pianeta.

La grande installazione multimediale

Così, dopo aver visto la mostra di Claudia Rogge, si passa all’interno di una stanza buia in cui si snoda un percorso obbligato, non lineare, che i visitatori sono invitati a compiere lasciandosi avvolgere da una grande installazione multimediale. Lo spazio di questo incubo dantesco è scandito dalla presenza dei monitor che scendono dal soffitto ad altezze diverse, diffondendo una luce fioca e spettrale su quella che appare come una foresta elettronica in cui perdersi.

I monitor sono sintonizzati sulle quattro città radioattive di Chernobyl, Hiroshima, Sellafield e Harrisburg, madide di musica elettronica che costituisce la colonna sonora di questo Inferno contemporaneo, suonata a volume altissimo. Le diverse stimolazioni concorrono alla tessitura di un’unica avvolgente esperienza di grande impatto emotivo e sconsigliata a chi soffre di claustrofobia, a suggello della quale campeggia il verso dantesco, quasi un monito, pronunciato da Pier delle Vigne: “Uomini fummo, e or siam fatti sterpi”.

Un paradiso abbagliante

In netto contrasto con la gravità di toni dell’Inferno, al livello superiore dello spazio espositivo l’atmosfera si fa più lieve e rarefatta. Si raggiunge un’intima visione del Paradiso che rende omaggio ad Alighieri attraverso l’opera del pittore toscano Giovanni di Paolo di Grazia, nato nel 1398 e morto nel 1482. L’installazione multimediale, fruibile per uno spettatore alla volta, costruisce un vero e proprio spazio celestiale. All’interno di esso, la riproduzione di una celebre miniatura del maestro senese campeggia su monitor e lightbox in un trionfo di luce.

L’intero ambiente è rischiarato da una forte illuminazione dorata che avvolge, abbraccia e quasi abbaglia i visitatori, accompagnandoli con le esili e lievi sonorità dei Denmark+Winter. Al pubblico si consiglia di portare con sé occhiali da sole, perché potrebbero essere utili per non farsi travolgere da questa manifestazione luminosa che canta, con l’ultimo verso del poema dantesco, “L’amor che move il sole e l’altre stelle”.

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