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Premio Strega 2021, vince Emanuele Trevi con “Due vite”

Last Updated on 09/07/2021

Emanuele Trevi vince il Premio Strega 2021 con 187 voti per ‘Due vite’ (Neri Pozza). Al secondo posto Donatella Di Pietrantonio con ‘Borgo Sud’ (Einaudi), 135 voti. Al terzo Edith Bruck con ‘Il pane perduto’ (La Nave di Teseo), 123 voti

Emanuele Trevi - Due vite

Emanuele Trevi vince il Premio Strega 2021 con 187 voti per ‘Due vite’ (Neri Pozza). Al secondo posto Donatella Di Pietrantonio con ‘Borgo Sud’ (Einaudi), 135 voti e al terzo Edith Bruck con ‘Il pane perduto’ (La Nave di Teseo), 123 voti, già vincitrice del Premio Strega Giovani 2021.

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Quarto e quinto posto

Al quarto posto Giulia Caminito con ‘L’acqua del lago non è mai dolce’ (Bompiani), 78 voti e al quinto Andrea Bajani con ‘Il libro delle case’ (Feltrinelli), 66 voti. A presiedere il seggio Sandro Veronesi, vincitore della scorsa edizione del Premio Strega. Hanno votato in 589 su 660 aventi diritto, pari a circa l’89%.

La sinossi del libro vincitore

«L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, così propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava.

Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia.
Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice,quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».

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