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Dune di Alejandro Jodorowsky, “il film più importante dell’umanità” mai uscito

Last Updated on 14/10/2021

Con Denis Villeneuve Dune torna sul grande schermo passando per la seconda volta di fronte gli occhi dell’uomo che ne sognò la sua realizzazione come il film più importante dell’umanità: Alejandro Jodorowsky.

Torna sul grande schermo l’adattamento cinematografico del romanzo fantascientifico Dune di Frank Herbert, la firma è quella di Denis Villeneuve; il regista che dopo David Lynch ha accettato la più grande sfida del cinema: la messa in scena di un racconto il cui potere culturale ha plasmato e veicolato l’idea stessa di fantascienza, al punto da divenirne il suo simbolo per eccellenza. L’attesissimo Dune di Villeneuve interpreta così quel mondo tentando di proiettare la magica poesia delle parole nell’universo dell’immagine. Un’operazione che il cinema ha già visto con Lynch nel suo Dune del 1984, e che ancora prima ha sognato, insieme al suo autore, con Alejandro Jodorowsky.

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Dune, il sogno di Alejandro Jodorowsky

Regista controverso e visionario ha fatto del suo progetto cinematografico quello della sua vita; realizzare il film più importante della storia capace di alterare e sconvolgere un intero sistema, di risvegliare la coscienza dello spirito dimenticata nel profondo delle menti dei giovani di tutto il mondo. Questa era la sua ambizione. Un nuovo cinema quindi che potesse rivoluzionare l’esistenza nutrendola e sensibilizzandola attraverso la magia della visione. Quello che Jodorowsky tentò fallendo non fu quindi la messa in scena di un racconto ma la creazione di un mondo inesplorato; un universo che potesse riflettere all’infinito le verità dell’anima.

Ma il pesante telo che il regista intendeva svelare nascondeva dei poteri per cui il mondo non era e non è tutt’ora preparato: quelli dello spirito. Eppure forse, per ironia della sorte, la profonda sacralità che investi l’artista se fu la causa del fallimento del suo lavoro, al tempo stesso ne divenne anche la sua più grande vittoria. La sacra libertà dell’espressione artistica infatti non scese a patti con il mondo che voleva trasformare ma torno all’origine della sua natura; il sogno.

Del film che non vide mai la realizzazione ne resta un lontano ricordo nostalgico che vive ancora nelle pagine dei disegni e della sceneggiatura

Del film che non vide mai la realizzazione ne resta un lontano ricordo nostalgico che vive ancora nelle pagine dei disegni e della sceneggiatura. Vive nella memoria di coloro che credettero al miracolo, alla folle e metafisica rivoluzione che il loro profeta annunciava; quella di una realtà dove la vita dell’individuo non cessa di esistere dopo la morte perché estesa all’essenza cosmica dell’universo. Per dirigere la sua battaglia sacra Alejandro si circondò dei suoi “guerrieri”, artisti pronti a sacrificare il proprio corpo per rinascere alla luce di una nuova dimensione del reale. Il documentario “Alejandro Jodorowsky’s Dune”, uscito nel 2013 e proiettato ad ottobre del 2021 in Italia, girato sul progetto di Jodorowsky offre una testimonianza diretta del processo creativo. Questo Perché ne esplica dall’interno il suo evolversi; sono infatti i protagonisti stessi dell’avventura a raccontarne le genesi e gli sviluppi.

I guerrieri spirituali

Un gruppo di artisti il cui lavoro illuminato dalla medesima luce vitale del regista, ha dato forma e colore all’impossibile. Celebri i disegni del fumettista Jean Giraud, in arte M. Mobius, che rapidamente hanno cominciato a materializzare le immagini mentali di Jodorowsky, articolandole secondo le sue precise indicazioni registiche. Al punto in cui questi divennero l’obiettivo stesso della camera realizzando così un dettagliato storyboard. Disegni questi ricchi di una surrealtà arcaica cosi come quelli di Hans Ruedi Giger che diede struttura visiva all’oscurità del racconto declinato nella caratterizzazione dei personaggi del male. Per gli effetti speciali del film fu richiesto il lavoro di Dan O’Bannon, effettista di Dark Stars (1974) di John Carpenter, film che conquistò l’attenzione di Jodorowsky.

Il fervore del progetto portò così il regista, a fianco del produttore Michel Seydoux, alla ricerca di un cast che celebrasse la potenza trascendentale del film. Milioni di dollari, 15 per l’esattezza, erano il prezzo per l’impresa. All’appello della rivoluzione risposero anche i Pink Floyd per la creazione delle musiche del protagonista. Salvator Dalì stesso dopo una trattativa economica condotta in maniera esemplare fu inserito all’intero dell’opera come l’attore dell’imperatore. La richiesta del padre della pittura surreale era quella di 100.000 dollari all’ora; dichiarava di volere esser l’attore più pagato di Hollywood. L’escamotage economico fu quello di pagarlo 100.000 dollari al minuto per un totale di 4-5 minuti di proiezione.

Furono coinvolte personalità quali quella di Mick Jagger e Orson Welles in veste di attori

Furono poi coinvolte personalità quali quella di Mick Jagger e Orson Welles in veste di attori. Jodorowsky convinse Orson W. a partecipare al suo progetto attraverso un’offerta tanto insolita quanto geniale; cioè quella di assumere sul set lo chef del ristorante dove si incontrarono in Francia. Sarebbe stato invece il figlio del regista, Brontis J., ad interpretare il ruolo del protagonista. Interpretazione per la quale il ragazzo sacrificò corpo e mente. Una preparazione fisica spietata, finalizzata all’apprendimento delle arti marziali; un sacrificio sacro e necessario alla realizzazione finale, cioè alla rinascita dell’uomo in eroe. Jodorowsky infatti non voleva attori che interpretassero i ruoli ma pretendeva quegli stessi eroi nella realtà della scena. Questo implicava la distruzione totale dei confini tra reale e rappresentazione. Un nuovo universo prendeva così forma attraverso il sangue della necessità e la carne dell’immaginazione. Tuttavia di fronte alla purezza artistica che il film richiedeva al mondo la risposta fu la paura. La paura che non fermò i nostri eroi fermò così le case di produzioni. Il mercato dell’arte chiuse allora le porte all’universo di Jodorowsky.

L’eredità Jodorowskiana e del suo gruppo

Bloccati i finanziamenti la figlia di Dino De Laurentis trattene il dettagliatissimo storyboard completo per affidarlo alla regia di David Lynch. Da quel momento le poche copie del progetto disegnato e sceneggiato verranno custodite come un tesoro dalle case di produzione a cui furono presentate. Cosa rimase di quel manoscritto? Il mondo cinematografico della fantascienza. Infatti i più grandi capolavori cinematografici erediteranno la traccia delle idee di quel progetto: le immagini, i costumi, le scenografie nonché alcune delle sequenze. Star Wars (1977) di George Lucas, ne riprenderà le lotte con le spade, ne farà suoi i movimenti degli attori nelle sequenza di lotte cosi come le scene dell’allenamento spaziale tra il robot e l’umano.

Contact (1977) di Robert Zemeckis invece ne subirà l’influenza del piano sequenza iniziale che vede l’occhio del dispositivo attraversare la galassia. Alien (1979) di Ridley Scott erediterà la mostruosità dei disegni di Giger, i quali profondamente influenzeranno anche la forma della navicella spaziale nel film Prometheus (2012) di Ridley Scott. Costruita questa secondo la medesima forma megalitica antropomorfica elaborata per la costruzione dell’immenso castello in Dune. IL progetto di Dune anticiperà anche alcune delle tecniche cinematografiche future come quella della soggettiva dal punto di vista del robot. L’idea del visore che analizza la realtà sarà infatti oggetto di influenza in moltissimi film tra cui Terminator.

Un destino comune…

Fu così che Hollywood nutrì i suoi figli dell’ispirazione di un padre che non conobbero mai. L’intero gruppo di lavoro che Jodorowsky creò divenne parte di un progetto che andava oltre la creazione di un film perché esteso questo alla produzione cinematografica che oggi appartiene ormai alla nostra tradizione; alla storia stessa del cinema. La sacra missione a cui il regista aspirava, se pur non ha trovato la luce della realizzazione all’interno del progetto Dune, ha potuto manifestarsi allora come una sua estensione. Cioè come una luce che ha illuminato silenziosa l’immaginario delle nostre generazioni.

Emblematica e profetica diviene quindi la morte finale del protagonista perché così intimamente vicina con il destino del film e se vogliamo con quello del suo folle autore. La vita oltre la morte, dunque l’essenza di un’anima riflessa eternamente nella coscienza dell’universo come riflesse nel mondo del cinema sono tutt’ora le immagini della visionarietà di un grande genio.

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