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Biblioteca Alessandrina, lo scrigno di sapere progettato da Borromini e Piacentini

Con circa 600 manoscritti, più di un milione di volumi e opuscoli a stampa, tra cui 674 incunaboli, e 15mila edizioni del XVI secolo, la Biblioteca Alessandrina è da sempre uno scrigno del sapere universale. Lo testimonia il Fondo Antico che conta 40.000 volumi e le 13.000 miscellanee del Fondo Cerroti

Fondata nella seconda metà del Seicento a Sant’Ivo alla Sapienza, e trasferita nella Città universitaria all’interno del palazzo del Rettorato all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, la Biblioteca Alessandrina di Roma è legata a filo doppio con lo Studium Urbis, tra le università più antiche del mondo – fondata nel 1303 da Bonifacio VIII – e ancora oggi la più grande d’Europa. È qui che centinaia di studenti ogni giorno possono trovare, consultare e studiare testi e volumi dedicati alle materie più disparate.

Circa 600 manoscritti, tutti digitalizzati, più di un milione di volumi e opuscoli a stampa

Con circa 600 manoscritti, tutti digitalizzati, più di un milione di volumi e opuscoli a stampa, tra cui 674 incunaboli, e 15mila edizioni del XVI secolo, la Biblioteca Alessandrina è da sempre uno scrigno del sapere universale. Lo testimonia il Fondo Antico che conta 40.000 volumi e le 13.000 miscellanee del Fondo Cerroti. A disegnarne spazi e arredi sono gli architetti Francesco Borromini prima, Marcello Piacentini poi.

 “L’Alessandrina ha una specificità assoluta che la rende un posto meraviglioso. E’ insieme una biblioteca di tutela e conservazione e una biblioteca di servizio” spiega la direttrice Daniela Fugaro. Un doppio aspetto che conserva fin dalle origini, quando papa Alessandro VII nel 1667 decide di costituire la biblioteca con il fondo librario del duca di Urbino Francesco Maria II della Rovere.

“Ed è un’idea assolutamente geniale, perché il fondo di Francesco Maria II è quello che possiamo definire una ‘biblioteca universale’ che conserva volumi sulle materie più disparate. Una raccolta libraria di tutte le scienze è ciò che serve al pontefice per dotare lo Studium Urbis di una biblioteca adatta alla formazione degli studenti dell’antica Sapienza. C’era la concorrenza delle lezioni dei professori privati e c’era la necessità di creare uno spazio in cui le idee circolassero liberamente. Alessandro VII decide così che la biblioteca dovesse essere questo spazio. Con un cortile dove appunto gli studenti e i professori passeggiassero liberamente, e con un catino in cui fossero raccolti i volumi”.

Il tocco dell’architetto Piacentini

Oggi nella Città universitaria il tocco dell’architetto Piacentini si riconosce nelle grandi vetrate che illuminano le sale e nei magazzini che salgono per quattro piani di altezza. È lui stesso a progettarne la struttura autoportante con scaffalature in metallo verde militare, dotate di un sistema di binari che consente l’ottimizzazione degli spazi. “Tutti i libri contenuti a Sant’Ivo alla Sapienza sono arrivati qui, compresi i testi più antichi appartenenti al duca della Rovere. Questi ultimi erano circa 13.400 volumi e sono arrivati tutti alla Biblioteca Alessandrina, dove sono ancora conservati” ha aggiunto il direttore.

Nei Magazzini Librari della Biblioteca vengono custoditi veri e propri tesori

Nei Magazzini Librari della Biblioteca vengono custoditi veri e propri tesori come un antico manoscritto della fine del Cinquecento con raffigurazioni dipinte di uccelli, ma anche di quadrupedi, insetti, pesci e frutti. Con la legatura con assi in legno, il volume, di grande formato è stato redatto per illustrare l’opera sulla storia degli animali firmato dallo scienziato, naturalista, medico e filosofo Ulisse Aldrovandi. Di questi l’Alessandrina possiede l’intera raccolta di 12 volumi sul mondo animale e naturale. “È stato lo stesso Aldrovandi ad averne regalato una copia al duca Francesco Maria II per ringraziarlo di aver sponsorizzato l’impresa” conclude Daniela Fugaro.  

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