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I Luigi di Francia, la recensione del libro di Carlo Emilio Gadda

Torna in libreria, nella nuova edizione Adelphi, I Luigi di Francia, il libro di Carlo Emilio Gadda sui sovrani di Francia del XVII e XVIII secolo. Un piccolo gioiello di storiografia letteraria

Nel 1952 Carlo Emilio Gadda, neo-redattore radiofonico alla Rai, fu autore di un ciclo di trasmissioni di argomento storico. Argomento: i grandi re di Francia del diciassettesimo e diciottesimo secolo. Da Luigi decimoterzo fino al quindicesimo di questo nome, due secoli di storia di Francia (e d’Europa) tra l’età barocca e la Rivoluzione; poco male se se manca all’appello il sedicesimo sovrano, quello finito sulla ghigliottina. Nei primi anni Sessanta Gadda, come sempre in “debito” con i suoi editori di libri promessi e mai consegnati, riprende i testi di queste trasmissioni e confeziona I Luigi di Francia. Si tratta dei tre ritratti dei sovrani, accompagnati da un ricco apparato iconografico, scelto dall’autore. Chiude il libro un testo su Molière che fa da pendant ai tre scritti.

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Un groviglio di voci

Da libro emerge la grande passione dell’autore per gli storici e i memorialisti francesi dell’epoca. Il libro contiene infatti numerosissime traduzioni di Gadda dalle fonti d’epoca, che vanno a costruire un coro di voci di straordinaria icasticità. Gadda traduce le testimonianze d’epoca, che sono assai eterogenee: mémoires dei grandi uomini e di quelli più modesti, dame, nobili e medici di corte, diari, lettere, storiografi. Il tutto con l’intento di restituire un’epoca che non sia solo quella composta e spesso sterile degli storici di professione, ma che restituisca il gusto di una vita guardata (e letta e ascoltata) in tutti i suoi registri. Insomma, quello che Gadda fa sempre nei suoi romanzi: ricostruire il celeberrimo gomitolo di concause; anzi, cercare di sbrigliarlo, prima di rendersi conto che il fondamento del reale sta proprio nel caos di quello “gliommero”, nel groviglio di voci, di fatti e di registri che costruiscono, caoticamente appunto, il vero.

Un’immagine totale della vita

Una realtà, quella gaddiana, insomma, che non si astrae dal vero e né si depura dalle scorie del basso, del pettegolezzo e dell’intrigo. L’età barocca calza in maniera perfetta su questa idea, è lo scenario ideale per questi continui attorcigliamenti della Storia; e tutte le fonti tradotte, tutti i romans e tutte le mémoires non fanno altro che restituirci la vertigine tortile di uno sguardo d’insieme, un volo d’uccello sul tutto, una immagine totale della vita. Una scrittura poi capace di dialogare con l’apparato iconografico, penetrandolo anzi con il suo stile unico.
Solo un esempio, tra i più riusciti; e dentro c’è tutto il Seicento: l’ècfrasi del dipinto di Rubens (“il grande adulatore dell’epoca”) che rappresenta lo sbarco di Maria de’ Medici a Marsiglia. Nel quadro la futura reggente ha un portamento “fermo e distinto” ma “non ancora polputo e regale”; “occhicèrula” e contraddistinta da uno straordinariamente gaddiano “mentone” che “richiamava certa bazza contadina dei Medici”. E Rubens “arriva a un’esaltazione della maestà regale e a un orgia di femmine-simbolo intorcigliate a torciglione: una nereide, una discordia, una sirena: sinfonia di nudi: ottanta chili l’una”.

I Luigi di Francia, una scorribanda spiritata e maliziosa

È un Gadda per niente minore questo dei Luigi, ammesso che possa esistere un Gadda minore. Lo scrittore infatti conserva, anche quando si dedica al centone di traduzioni, una sua monumentalità di stile e di dettato, che non lo abbandona mai. Insomma “tutto Gadda”, anche qando parla con la voce di un altro; francese sì, ma anche intimamente lombardo nel suo essere così apertamente manzoniano. Arbasino, in proposito, scrive che il libro è una “scorribanda spiritata e maliziosa […] tagliata à la diable e fitta di sardonici umori, dove s’incontrano e s’intrecciano le diverse attrazioni dell”Ingegnere” (da “L’ingegnere in blu”, raccolta di scritti sullo scrittore, sempre da Adelphi).

La storia e la letteratura

Le traduzioni, si diceva: il suo Luigi XIII è un collage gustosissimo di storici e memorialisti che Gadda lascia parlare al posto suo; ma, sarà forse a causa della traduzione d’autore, o più semplicemente per affinità di stile tra passato e presente, sembra davvero che sia lo scrittore a parlare con la sua voce. Gadda è traduttore fedele, ma non si risparmia l’arte e il gusto di interpolare, anzi di tradire apertamente il testo; e questi sono i momenti in cui lascia andare l’ironia e la satira. Meravigliosa, ad esempio, l’interpolazione “manzoniana” all’Histoire de France del Lavisse, in cui, ricordando i fatti d’Italia del Seicento vi si innesta sopra il ricordo della fuga di un certo Renzo Tramaglino, scampato miracolosamente da un tumulto scoppiato a Milano.

I Luigi di Francia, sovrani “manzoniani”

Ma in fondo manzoniano è tutto il libro, questo strano oggetto nato da trasmissioni radiofoniche e pensato “a più voci” (per non tediare lo spettatore); manzoniano nella metaforicità da un lato, ma anche e soprattutto per quel gusto secentista che accomuna i due grandi lombardi. E si dice che Gadda, in punto di morte, amava che gli venissero lette, oltre alle pagine dei Promessi Sposi, proprio le storie dei suoi Luigi. La natura dei personaggi, di diversa estrazione, che fanno da contorno ai tre sovrani, diventano specchio di tutta un’epoca (un’poca lunga due secoli); vi prestano voce e corpo e ne compongono l’intricata complessità. Da Maria de’ medici a Madame de Pompadour la galleria di personaggi è lunghissima e i ritratti sono davvero vividi, corposi come una figura barocca. E alla fine niente resta fuori: dalle quesiotni di letto (intra ed extra coniugali) alle questioni di tasse. Gadda è osservatore astuto della storia e fenomenale nel restituire la “linfa” alla materia inerte dei fatti (e dei fattacci): ci restituisce, come sempre, il reale nella sua complessa e tragica caoticità.

Scheda del libro

Titolo: I Luigi di Francia
A cura di: Carlo Emilio Gadda
Editore: Adelphi
Anno: 2021
Pagine: 305
ISBN: 9788845936128
Prezzo: 15 euro.

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