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Le Operette Morali in scena – il libro di Mario Martone e Ippolita Di Majo

Edito da mimesis “Le Operette Morali in scena” raccoglie il testo dello spettacolo teatrale tratto dall’opera di Giacomo Leopardi, messo in scena da Mario Martone nel 2011

La riduzione delle Operette Morali di Giacomo Leopardi, edizione Mimesis, messa in scena da Mario Martone e Ippolita di Majo nel 2011 si inserisce a pieno in una riflessione più ampia sul XIX secolo che i due autori hanno intrapreso nelle loro ultime uscite cinematografiche e teatrali. Si pensi al grande affresco risorgimentale di Noi credevamo, in cui rivive sullo schermo il capolavoro (dimenticato) di Anna Banti; oppure, per restare a Leopardi, Il giovane favoloso, film che si può leggere in dittico con questa trasposizione delle Operette Morali. Il libro raccoglie il testo dello spettacolo ed è accompagnato da una ricca galleria di immagini, con i bozzetti di scena di Mimmo Paladino.

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La drammaturgia segreta delle Operette Morali

Le Operette leopardiane non sono un testo propriamente teatrale, seppur molte di loro si presentano in forma dialogica; loro riferimento principale, stilistico e filosofico, sono i Dialoghi del greco Luciano. Eppure Martone e Di Majo non fanno fatica a trovare nelle Operette una “drammaturgia segreta”; una teatralità che le avvicina e le accomuna ai più grandi (martone cita Molière, Shakespeare e Samuel Beckett) non solo – ed è ovvio – nei contenuti, ma anche nella drammaturgia implicita che traspare nell’opera del recanatese.

Leopardi personaggio

Scrive Martone: “Perché parlo del ‘drammaturgo segreto’? Perché se l’amore per i versi e il pensiero di Leopardi ha costruito per me la spinta ad affrontarlo a teatro e al cinema, il motore del lavoro è stata la progressiva scoperta che bisognava fare non tanto uno spettacolo o un film su di lui, quanto con lui”. E se si leggono i testi delle Operette ridotti e rimontati, con rispetto ma anche assai liberamente, da Martone e Di Majo questa intenzione si capisce assai bene.

Il trattamento non sostituisce la voce dell’autore e del poeta con un’altra voce; Leopardi parla sulla scena, usa le sue parole, si traveste da personaggio o emerge al meglio nei travestimenti che erano già presenti nella prosa (Tristano…). La sua voce è sempre riconoscibile. E non si tratta solo di ‘rispetto’ per l’autore massimo della nostra letteratura, ma più che altro proprio di una valorizzazione della teatralità segreta leopardiana; questo è stato il motore della scelta di Martone e Di Majo.

L’urgenza civile delle Operette Morali

Quello che i due autori mettono in scena è anche un discorso sul canone ( o forse sull’anticanone) del nostro teatro, della scrittura teatrale italiana. Alla base di questa scelta e riscoperta leopardiana (che è, invero, autore che si legge poco al di fuori del limitato canone scolastico) sta anche una riflessione generale sul teatro italiano moderno; e in particolare la sua storia e la sua lingua, su quelle radici culturali e d’identità che nel XIX secolo nascono e si sviluppano.

Martone e Di Majo comprendono bene la grande importanza dell’Ottocento nello sviluppo della cultura italiana, anche nelle sue contraddizioni più violente. “A Monte stava l’urgenza artistica e civile” spiega Di Majo “di riandare alle origini della scrittura teatrale anzionale per interrogarsi sui suoi potenziali e i suoi limiti […] come una sorta di viaggio ideale nella storia della nostra scrittura scenica, con la volontà di ragionare su alcuni emblematici testi fondanti dell’identità culturale italiana”.

Ridere dei nostri mali

Attraverso tutto questo Martone e Di Majo ci portano alla riscoperta del valore civile di un testo come le Operette Morali; quei “dialoghi satirici alla maniera di Luciano, ma tolti i personaggi e il ridicolo dai costumi presenti” (così ne parla Leopardi stesso). Un’opera che come poche mette a nudo le (eterne) ridicolezze del genere umano e che con quelle “armi del ridicolo” descrive “questo ridicolissimo e freddissimo tempo”. Lo erano i tempi di Leopardi, e lo sono i tempi nostri.

Ma, come sempre, dietro il ridicolo si svela la tragedia dell’esistenza; e non a caso a esergo del libro è messa una delle frasi più significative e che meglio descrive il progetto leopardiano; questa: “Dicono i poeti che la disperazione ha sempre in bocca un sorriso”. Tornare a Leopardi, insomma, perché è autore che nelle sue opere ci ricorda il costante bisogno di lucidità, morale e civile, che è necesario avere nei fatti della vita e della storia. Nessuno più di lui lo fa, allora come oggi.

Scheda del libro

Titolo: Le Operette Morali in scena. La teatralità di Giacomo Leopardi
A cura di: Mario Martone, Ippolita Di Majo
Editore: Mimesis
Anno: 2022
Pagine: 124
ISBN: 9788857586823
Prezzo: 14 euro.

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