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Wim Wenders, L’atto di vedere – la recensione del libro

Last Updated on 31/05/2022

Edito da Meltemi, l’atto di vedere raccoglie scritti ed interviste di Wim Wenders, tra diario e teoria, alla ricerca di uno “sguardo” europeo…

L’atto di vedere, edito da Meltemi, raccoglie interviste, scritti e materiali di lavoro del filmaker tedesco Wim Wenders. Filo conduttore di tutti i testi è la riflessione, profondissima, tra biografia e analisi delle priprie opere, sul cinema e sulla “visione”, intesa come atto di percezione ultima e creatrice di identità.

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Until the end of the world

Non è un caso che il libro si apra con il primo trattamento di uno dei film più importanti di Wenders (e del cinema europeo moderno), e cioè Fino alla fine del mondo; questo film pensato, scritto e realizzato nell’arco di più di un decennio è una sorta di manifesto estetico del regista e del suo modo di fare cinema. Una storia d’amore, di quelle più semplici, storia di due anime che si inseguono e si cercano, in un viaggio on the road (e rock’n’roll) globale, che coinvolge spazi e città, deserti e metropoli dall’Europa, all’Asia all’Australia.

Wenders, o dell’utopia

“È l’unica possibilità per raccontare oggi un’utopia, uno scenario ottimistico”; così dice Wenders di questo film, ma l’affermazione potrebbe essere presa a paradigma di tutto il suo cinema recente; e per recente intendiamo almeno da Il cielo sopra Berlino. “Io tento con questo film” dice Wenders analizzando Fino alla fine del mondo, “di realizzare un’utopia positiva come passo intermedio verso la commedia, verso il mondo come commedia”. E in questo senso il cinema di Wenders ha rivoluzionato davvero il modo di fare cinema nel nostro continente, iniziando proprio dallo sguardo e dalla visione in sé.

Il futuro del vedere

Fino alla fine del mondo, insomma, è anche un film sull’esperienza stessa della visione; ambientato nel futuro (per noi passato: alle soglie del 2000), la pellicola è una straordinaria riflessione sul futuro stesso del mezzo cinematografico; e anche una metafora tra il vecchio e il nuovo mondo della rappresentazione mediale, anticipazione del digitale, nella sperimentazione coi nuovi media. Nella trama di fantascienza il protagonista registra immagini di tutto il mondo per far tornare a vedere, attraverso la tecnologia, la madre cieca . È un film, insomma, che indaga profondamente il nostro rapporto con le immagini, e quello che il regista chiama “il futuro del vedere”.

Vedere l’Europa

Queste interviste e questi scritti, vecchi anche di più di trent’anni ci dicono molto ancora oggi. Basti questa citazione: “Il cinema europeo sarà veramente in grado di sopravvivere su una base multinazionale ed europea”. Una percezione, quella di Wenders, di un cinema europeo nel senso più alto del termine; una ricerca di sguardi comuni, di un’estetica moderna e ottimista, che riletta e ripensata alla luce della situazione attuale sembra aprire uno spiraglio, forse utopico ma comunque “progressivo”. “Vedere l’Europa, anziché analizzarla”, spesso da un angolo “altro” (la mitologia americana), è un punto chiave del discorso wendersiano: ci ricorda chi siamo, e da dove veniamo, e che il cinema è forse tutt’ora il migliore dei linguaggi comuni. Insomma il nostro essere comunità, legati da una concordanza di sguardo e di identità, pur nelle molteplici diversità. Oltre il cinema, nel corso del tempo, e fino alla fine del mondo…

Scheda del libro

Titolo: L’atto di vedere
Autore: Wim Wenders
Editore: Meltemi
Anno: 2022
Pagine: 150
ISBN: 8855195786
Prezzo: 20 euro.

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