Mer. Lug 1st, 2026

Atlante dell’Arte Contemporanea 2026, al MoMA la nuova edizione tra arte, inclusione e giustizia sociale

Atlante dell’Arte Contemporanea
Atlante dell’Arte Contemporanea

Presentato a New York il volume “Atlante dell’Arte Contemporaneapubblicato da Giunti e promosso da Start, con una nuova impostazione dedicata ai temi dell’interculturalità, dei diritti e delle identità marginalizzate. L’annuario, nato nel 1940 e giunto alla 74ª edizione, torna in libreria con la copertina dedicata a Gabriele Maquignaz.

L’Atlante dell’Arte Contemporanea 2026 è stato presentato al MoMA di New York, nella cornice del Celeste Bartos Theater. Il volume, pubblicato da Giunti e promosso dalla società romana Start, conferma il proprio ruolo di annuario storico dell’arte italiana, nato nel 1940 e arrivato alla 74ª edizione. La nuova edizione, diretta da Daniele Radini Tedeschi, mantiene la funzione di strumento di consultazione per galleristi, collezionisti, studiosi e operatori del settore, ma introduce una linea editoriale più orientata ai temi sociali. Al centro del progetto ci sono inclusione, interculturalità, giustizia sociale, diritti e questioni di genere.

Un annuario d’arte con una nuova impostazione

L’Atlante 2026 raccoglie oltre mille schede dedicate agli artisti e un ampio apparato di indirizzari professionali. La veste grafica è stata rinnovata e la copertina è dedicata a Gabriele Maquignaz, autore di una scultura legata all’evoluzione della sua serie dei Big Bang. La pubblicazione, consultabile anche presso il Padiglione del Libro ai Giardini della Biennale di Venezia Arte, amplia il proprio raggio di indagine rispetto alla tradizionale catalogazione degli artisti attivi in Italia. L’edizione 2026 sceglie infatti di affiancare alla documentazione artistica una riflessione sui rapporti tra arte, responsabilità culturale e trasformazioni sociali.

Inclusione, genere e identità marginalizzate

Uno dei nuclei centrali del volume riguarda il rapporto tra arte e rappresentazione delle identità marginalizzate. L’Atlante dedica attenzione a percorsi artistici che affrontano discriminazioni, razzismo, genere, orientamento sessuale e condizioni di esclusione. In questa direzione si colloca anche il riferimento al ciclo di opere di ADGART, dedicato a identità culturali sopraffatte e marginalizzate. Il volume riserva inoltre spazio alle artiste e al tema della presenza femminile nei movimenti del Novecento, con un’attenzione particolare alle dinamiche che hanno limitato il riconoscimento delle donne nel sistema dell’arte.

Rivolta Femminile e la Body Art

Tra gli approfondimenti figura una sezione dedicata a Rivolta Femminile, collettivo nato a Roma nel 1970 e centrale nella storia del femminismo italiano. Il gruppo viene analizzato per il suo ruolo nella critica alle istituzioni patriarcali e per l’impatto avuto sulla riflessione culturale del secondo Novecento. La pubblicazione affronta anche la Body Art come territorio di consapevolezza del corpo e dell’identità. Il corpo non viene letto soltanto come soggetto estetico, ma come spazio politico, sociale e culturale, soprattutto nella costruzione di un’identità femminile autonoma e non subordinata.

Dall’Italia a una prospettiva interculturale

L’edizione 2026 segna anche un allargamento della prospettiva geografica e culturale. L’Atlante supera un’impostazione prevalentemente nazionale e dedica spazio ad artisti immigrati in Italia, riconoscendo la pluralità dei linguaggi e delle esperienze che attraversano la scena contemporanea. In questo quadro rientrano le riflessioni su figure come Shirin Neshat, artista iraniana che indaga nelle proprie opere il ruolo della donna e le condizioni sociali nella cultura islamica, e Faè A. Djéraba, la cui produzione affronta censure sociali, desiderio, diversità ed esilio.

Gli interventi della conferenza

Durante la giornata di studi al MoMA si sono alternati gli interventi di Stefania Pieralice, curatrice generale dell’Atlante, Ariadne Caccavale, membro della redazione e autrice di focus dedicati a maestri storicizzati, e Gabriele Maquignaz, artista di copertina dell’edizione 2026. Sono intervenuti anche Marco Manzo, sul riconoscimento del tatuaggio come linguaggio dell’arte contemporanea, Fridami, nome d’arte di Manuela Carnini, ideatrice del progetto L’arte addosso, e Susan Mains, commissario del Padiglione Nazionale Grenada alla 61ª Biennale di Venezia Arte. Nel dibattito è stata affrontata anche la produzione di Mark Grechi, con riferimenti all’Arte Povera e a una ricerca orientata alla critica delle divisioni sociali e della violenza contro l’ecosistema.

Le presenze istituzionali

Alla conferenza erano presenti, tra le autorità, il Console Generale d’Italia a New York Giuseppe Pastorelli, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a New York Claudio Pagliara e Alberto Petrangeli, Deputy Principal Director for European Integration and Head of Division. Il servizio di interpretariato è stato affidato a Giulia Rustichelli. La presentazione al MoMA conferma la volontà dell’Atlante di collocarsi in un dialogo internazionale, mantenendo il proprio impianto di annuario e ampliando al tempo stesso il campo di riflessione verso temi sociali, culturali e politici del presente.

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