“Americani” con Rubini e Tognazzi all’Eliseo: la nostra recensione

Di Alessia Tona

Una veste del tutto Italianizzata quella che il regista e interprete Sergio Rubini dona allo spettacolo Americani  tratto dalla pièce teatrale Glengarry Glen Ross di David Mamet, da cui venne tratto il celebre film del 1992 che vantava nel cast nomi del calibro di Al Pacino, Kevin Spacey, Alec Baldwin solo per citarne alcuni. Americani ci offre un netto spaccato di vita datato anni ottanta, quella del crisi e successivamente del boom economico di ripresa che favorì il paese in quegli anni.

Crescono in quel decennio le possibilità economiche, salgono le vendite e il mercato immobiliare offre ai compratori molte possibilità d’acquisto. Ed è proprio un agenzia immobiliare il cardine delle vicenda. Un pretesto quindi, che attraverso la speculazione finanziaria, ci racconta l’amara verità sui rapporti umani distrutti dal vile denaro. La scenografia riprende le linee anni ottanta  american style, che si adegua comunque  alla versione italianizzata della vicenda.

I tempi scenici si sviluppano in due sessioni temporali ( quasi due giorni) che bastano per  descrive i rapporti tra i protagonisti lavorando di fino sulla definizione totale dei caratteri, che esplodono in un secondo tempo serrato. Vengono presentate in modo fluido e chiaro, le problematiche dei  protagonisti, c’è chi vuole una seconda possibilità lavorativa, forse l’ultima, e chi invece istiga il meno adatto, il più debole e pacato dei colleghi a compiere un atto fuori dalla sua portata. C’è il primo della classe preciso poco avulso alla confusione, e quello che incarna l’oratore maligno, il manipolatore verbale per eccellenza. In questa dinamica di gruppo in cui il bilanciamento di rapporti tra i vari interlocutori è ben definito, funge quasi da chiave di volta un mite e taciturno acquirente, poco astuto e molto sfortunato.

Insomma, esiste una verità assoluta? Di chi possiamo fidarci allora? Siamo si in grado di compiere le nostre scelte in modo da fare ciò che è meglio oggi , ma … sarà giusto per il domani?  Americani è solo una scusa, fatta di lunghi dialoghi e pause piene, che sfiorano la crisi del futuro lavoratore precario, quella dell’uomo che cede al denaro, esalta la vigliaccheria, la disonestà e la sua compagna paura. Sfiora il grafico delle possibilità precarie dell’ oggi a te domani a me, Americani(  Italiani ) si legge tra le parole non dette, tra quelle pause che raccontano il privato del personaggi presi come esempio di una crisi oggi forse ancora più dura di allora, quella dell’uomo bestia sociale/ animale ; perché tra chi urla e chi  tace non c’è nessuna differenza ma la stessa paura nel sopravvivere .

INFO- Americani ( Glengarry Glen Ross ) di David Mamet, traduzione di Luca Barbareschi. Regia di Sergio Rubini. Adattamento di Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi.

Con Sergio Rubini, Gianmarco Tognazzi, Francesco Montanari, Roberto Ciufoli, Gianluca Gobbi, Giuseppe Manfridi, Federico Perrotta. Scene Paolo Polli. Costumi Silvia Bisconti. Luci Iuraj Saleri. Regista collaboratore Gisella Gobbi. Produzione TEATRO ELISEO

Sino a domenica 30 ottobre 2016.

PER TUTTI GLI AGGIORNAMENTI, SEGUI LA PAGINA FACEBOOK  (link qui) DI UOZZART

Leggi anche: