“Tuo marito nel mio letto” al Porta Portese: la nostra recensione

Di Daniel Della Seta

Due ore e mezzo tra sorrisi e identificazione in situazioni e gag imbarazzanti e comprensibili. L’esilarante “Tuo marito nel mio letto” è la commedia ideata da Eugenio Tassitano e scritta in collaborazione con Camilla Cuparo, che in anteprima nazionale al Teatro “Porta Portese” di Roma in scena dal sino al 20 novembre  per la regia di Sebastiano Rizzo, già  attore e regista di due lungometraggi: “Nomi e Cognomi” e il recentissimo “Gramigna” . A coadiuvarlo come aiuto regista, la giovane Alessia Izzo, figlia d’arte, che ha saputo affiancarlo brillantemente  in questo percorso.

Protagonisti maschili: Danilo Brugia interprete  già in vari musical, diventato noto al pubblico televisivo  per Cento Vetrine e per la fiction  “Le tre rose di Eva” che ha ripreso proprio in questi giorni  a girare, prima del prossimo appuntamento ,a gennaio, con “Un americano a Parigi” .  Sul palco anche Andrea Preti uno dei modelli più apprezzati per “Dolce & Gabbana”, attore, nato a Copenaghen, tra i concorrenti più in vista  dell’ultima edizione dell’ “Isola dei Famosi” che da’ prova di simpatia e presenza scenica, non senza qualche rigidità. E poi ecco le donne del cast: Titti Cerrone e Valentina Spalletta proveniente dai  musical come “Aladin”, “Grease”, “Rugantino”.

La commedia, spassosa e capace di far identificare le coppie di oggi di trentenni senza figli con le criticità dei malcapitati, pone in primo piano i sentimenti veri, in particolare quello dell’amicizia  di contro a quelli catastrofici generati dall’inseguire l’apparenza e il desiderio di sembrare sempre diversi da ciò che si è davvero.

La fragilità e l’insicurezza dimostrata da Monica e Cristina alle prese con il culto della griffe, con lo sfoggiare capi firmati e con i messaggi fuorvianti di una società che condanna e esclude chi non abbia un corpo ritoccato dalla chirurgia estetica, si scontra con la sana lealtà maschile del rapporto tra i rispettivi mariti. Enrico, impiegato al ministero, sotto precise direttive di Monica, finge di avere avuto una promozione per non esser da meno del suo omologo Mario, semplice cassiere che si fa passare nella finzione, direttore di banca. La personalità degli uomini è soggiacente e condizionata dall’isteria delle consorti.

Un’invidia quasi puerile che le spinge a scenette e comportamenti figli d’immaturità e qualche forzatura di troppo. Nella finzione le cose sembrano poter andar bene fino a quando le donne si ritrovano nella stessa casa, per caso, una con il marito dell’altra prese dai rispettivi desideri e mancanze. Riusciranno, a questo punto, a mettere “fine” alle loro relazioni? E quanto conta l’amicizia dopo un tradimento? L’apparenza cede il passo alla realtà, per il regista Sebastiano Rizzo, dopo due ore e mezzo di amare riflessioni in cui poterci riconoscere.

 

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