Spazio Cima: anoressia e bulimia tra arte e scienza

I DCA ( disturbi del comportamento alimentare) sono patologie in continuo aumento, legate al benessere e alla occidentalizzazione. Una ragazza su 250 soffre di anoressia ed 1/3 su 100 soffre di bulimia. Riguardano le ragazze nella fascia di età 15-25 anni ma sono in aumento anche nei ragazzi e nelle donne oltre i 50 anni.

 

IO SOTTRAGGO – Se n’è parlato durante la tavola rotonda sui vari temi con la partecipazione della Professoressa Leda Galiuto, la Professoressa Silvia Della Casa e la Dottoressa Marta Scoppetta, con la moderazione del giornalista de La Stampa Salvo Cagnazzo. L’appuntamento è rientrato nel programma di Spazio Cima, in via Ombrone 9, Roma, in merito alla settimana “Io Sottraggo”, progetto artistico e di sensibilizzazione di Roberta Cima sui disturbi del comportamento alimentare, con la partecipazione dell’artista Giovanna Lacedra.

“L’arte – afferma Giovanna Lacedra –  apre le menti, parla delle piaghe del proprio tempo per tentare di lenirle. Mai smettere di dare voce al dolore, solo cosi’ il dolore puo’ trasformarsi in un suono diverso. L’arte e’ anche guarigione”.

CAUSE, EFFETTI E COMPLICANZE DELL’ANORESSIA – Importanti difficoltà familiari, eventi stressanti e pressioni esterne sono tra i fattori causali più frequentemente riferiti dalle pazienti. Perdita di peso per una qualche causa, e soprattutto l’essersi messe a dieta sono gli antecedenti più immediati della malattia. Le persone coinvolte, oltre al dimagrimento, possono riportare anche la perdita dei capelli e, con il tempo, dei denti. Sono frequenti anche disfunzioni cardiovascolari e renali; nelle donne molto spesso provoca il blocco del ciclo mestruale, sino all’infertilità.

 “Tra le complicanze endocrine – spiega la Dr.ssa Silvia della Casa, specialista in Endocrinologia e in Pediatria, responsabile dell’ambulatorio di “Endocrinologia dell’alimentazione” del Policlinico Gemelli, Romac’è la amenorrea (che spesso ma non sempre, regredisce con il recupero del peso), l’Osteoporosi (che frequentemente lascia conseguenze irreversibili) e la riduzione della funzionalità tiroidea. Tutti gli organi soffrono ma il danno cardiaco é il più preoccupante potendo portare la paziente a morte. L’approccio terapeutico deve essere multidisciplinare  e deve comprendere almeno lo  psichiatra/psicoterapeuta  e l’endocrinologo/nutrizionista in modo da realizzare la cura della malattia (che richiede un tempo in genere lungo) senza trascurare la prevenzione dei danni organici e il pronto riconoscimento di criticità fisiche che richiedono il ricorso ad un ricovero salva-vita”.

LA METAFORA DEL BASTONE – Classicamente le adolescenti che oggi si ammalano di anoressia o di un altro disturbo del comportamento alimentare trovano inizialmente nella malattia una soluzione di cura autonoma al forte senso di inadeguatezza e insicurezza che le fa sentire incapaci di affrontare le conflittualità, le difficoltà ed i compiti evolutivi dell’età adolescenziale.

“Una delle metafore che uso spesso per far comprendere alle persone che seguo cosa sta accadendo – spiega Marta Scoppetta, medico psichiatra e psicoterapeuta Junghiana AIPA, Consulente Psichiatra nel Percorso Obesità del Policlinico Gemelli, Romaè quella del bastone (Palliccia D, 2013). Propongo loro di guardare il sintomo alimentare come una sorta di bastone che la persona incapace di andare avanti con le proprie gambe lungo la propria strada, ha utilizzato per appoggiarsi. La restrizione alimentare, la concentrazione sulla dieta, insieme a tutto l’insieme di sintomi psichici che caratterizzano queste sintomatologie, costituiscono una sorta di stampella a cui ci si appoggia. Il sintomo alimentare, come un bastone, diventa pertanto il mezzo che permette loro di affrontare comunque, seppure in una maniera patologica, quel momento della vita in una sorta di equilibrio malato che è comunque per lui/lei temporaneamente preferibile al non equilibrio precedente e fa sentire almeno all’inizio molto più sicuri”.

LA PROSSIMA MOSTRA – “Non solo segno, divagazioni calcografiche”: un viaggio spaziale e temporale attraverso la raffinata tecnica incisoria. Dal 23 al 30 novembre le opere di Laura Stor invadono lo Spazio Cima in via Ombrone 9, a Roma. Cinquanta opere nelle più svariate declinazioni calcografiche, spaziando dal classico bianco e nero alle suggestioni del colore.

Si tratta di opere nate da matrici che possono essere di zinco, rame, legno, linoleum, presspan, plexiglas. Le matrici vengono incise con vari procedimenti che richiedono l’immersione in acido nitrico diluito (acquaforte, acquatinta, ceramolle e altre) o l’intervento diretto sulla lastra (puntasecca). Al momento di stampare l’opera si inchiostra la matrice e la si fa passare assieme al foglio fra i rulli del torchio calcografico.

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