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“Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?”: la recensione

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“Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?” di Jean Marboeuf, con Riccardo Castagnari e Gianni De Feo, sarà in scena fino al 31 ottobre al teatro Off/Off di Roma

Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?
Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?

Quando l’eleganza e il gusto di esplorare i segreti nascosti di un personaggio si incontrano in scena, difficilmente non si resta piacevolmente colpiti. È proprio questo il caso di “Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?” di Jean Marboeuf, ancora in scena, con Riccardo Castagnari e Gianni De Feo, fino al 31 ottobre al teatro Off/Off. Uno spettacolo dal sapore retrò che riporta lo spettatore nel mondo Hollywoodiano delle grandi stelle del cinema.

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La trama dello spettacolo

Una trama non troppo articolata nelle vicende per raccontare, invece, un fitto strato di intrecci psicologici e comportamentali. Due attrici, due dive capricciose devote alla terza arte, si incontrano per la realizzazione di uno dei film che ha fatto la storia del cinema nei primi anni Sessanta. Che fine ha fatto Baby Jane, il titolo da girare. I personaggi calzano a pennello con le attrici che ricopriranno i ruoli principali di Jane e Blance: le dive Bette Davis e Joan Crawford. Due personalità al limite della sopravvivenza, poli opposti a minare incessantemente gli equilibri del set guidato dal regista Robert Aldrich, si scagliano impetuose con i loro modi di fare e agire nel firmamento dello star system alla ricerca di quella gloria tanto sudata e precaria nella sua essenza.

Cosa resta di un attrice quando non recita più?

Dietro queste maschere però si nascondono due donne piene di paure e incertezze, naviganti a vista sul mare delle insicurezze femminili, della solitudine personale e dell’effimera esistenza di star: “ […] che cosa resta di un attrice quando non recita più? Solo una donna […] … alla fine siamo solo stelle di latta”. Una costante perenne con cui le due attrici sono spesso costrette a convivere e allo stesso tempo a celare per via delle apparenze. La scena racchiude il dietro le quinte prima di un teatro poi del set, dove si raccontano i retroscena e le lotte giornaliere. Monologhi irriverenti e cinici formano la rete epistolare che unisce i personaggi all’inizio, e aprono una grande prospettiva sulla loro mood caratteriale. La scelta di far interpretare due icone femminili da attori uomini è notevolmente coraggiosa.

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Il nostro commento

Ad un primo sguardo incosciente si potrebbe pensare ad una versione drag delle attrici, ma non è così. Del resto nel teatro elisabettiano uomini interpretavano donne, e la storia teatrale (anche la più recente) ci ha insegnato come lo studio su personaggi del sesso opposto, possa avere del meraviglioso. Una bella prova “d’attori” guidati sapientemente da Fabrizio Bancale che firma la regia dello spettacolo. Elegante e sofisticata, cinica e pungente totalmente abbandonata alla propria fragilità emotiva Joan Crawford interpretata da Riccardo Castagnari, con solenne charme e sguardo austero diventa il proseguimento della diva accompagnando lo spettatore mano nella mano in una gita nella propria esistenza hollywoodiana.

Folle ed esagerata, eccentrica e maleducata, a tratti crudele e spregevole Bette Davis irrompe in scena grazie all’interpretazione profondamente studiata di Gianni De Feo, che riesce nella sua folle visione a fondere la diva con il personaggio della Jane di Aldrich, impedendoci quasi la visione dell’inizio di una e la fine dell’altra. Sono anni particolari quelli portati in scena, dove tra Oscar vinti e nomination alcune attrici venivano del tutto frantumante da un sistema crudele ed effimero. Scompare l’incompresa Marylin, se ne vanno le nomination e i sogni di gloria, i finti amici delle feste mondane. Restano le paillette e l’alcol, in alcuni casi, come compagni di baldoria a nascondere insicurezza e amaro in bocca.

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