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Storia del teatro italiano – I cinque grandi degli anni Quaranta e Cinquanta, da De Filippo a Visconti

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In rassegna i grandi nomi del teatro italiano. Si parte con l’immediato dopoguerra: i capolavori di Giorgio Strehler, Paolo Grassi, Luchino Visconti, Ugo Betti ed Eduardo De Filippo

Giorgio Strehler, Paolo Grassi, Luchino Visconti, Ugo Betti ed Eduardo De Filippo

In ogni fase di passaggio della storia, a seguito di eventi sconvolgenti, il Teatro ha sempre interpretato i segnali e grazie a uomini e donne di talento, si è trasformato o meglio “riformato”. Il Teatro è sempre ripartito dalla Commedia e nel corso del tempo ha cercato di aderire, di corrispondere alla realtà sociale e umana. Trasferendo sul palcoscenico i concetti ed educando tutti al senso di “comunità”. Scopriamo quindi chi ha reso grande il teatro italiano. E partiamo con Giorgio Strehler, Paolo Grassi, Luchino Visconti, Ugo Betti ed Eduardo De Filippo.

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Il Teatro Italiano dopo il 1945 diventa Stabile: Giorgio Strehler e Paolo Grassi

Nel secondo dopoguerra, in Italia c’erano solo macerie e anche il Teatro era smarrito e vecchio, quest’ultimo doveva riformarsi e nel frattempo formare il pubblico. Ecco che, Giorgio Strehler e Paolo Grassi ripartono dalla Commedia di Goldoni, il riformatore del ‘700, e danno il via al nuovo Teatro. La coppia Strehler e Grassi fonda a Milano lo Stabile Il Piccolo Teatro nel 1947 e nello stesso anno mettono in scena Arlecchino servitore di due padroni con la celebre maschera di Marcello Moretti (poi sostituito da Ferruccio Soleri) e la collaborazioni degli scenografi Luciano Damiani ed Enzo Frigerio. Il regista Strehler s’ispiro alle tecniche brechtiane e dagli anni ’50 portò sulle scene le opere del drammaturgo tedesco come L’opera da tre soldi e Schweyck nella seconda guerra mondiale.

Luchino Visconti, pioniere del Neorealismo

Un regista che conquistò ampia fama internazionale negli anni del dopoguerra fu Luchino Visconti, pioniere del Neorealismo, movimento cinematografico che il regista trasferì con la medesima qualità stilistica nelle produzioni teatrali. La fama di Visconti è legata alla regia di opere liriche come la Sonnambula e la Traviata, interpretate da Maria Callas, e alle prose del Giardino dei ciliegi di Čechov (in scena al Teatro Valle di Roma nel 1965) e dell’Egmont di Goethe.

Le crisi di coscienza di Ugo Betti

Tra gli autori drammatici negli anni del secondo dopoguerra raggiunse una solida notorietà Ugo Betti, ottenendo successo con i testi teatrali di Corruzione al palazzo di giustizia, Delitto all’Isola delle capre, Il giocatore e Acque turbate. Tutti drammi di Betti descrivono la crisi di coscienza di potenti personaggi, che hanno generalmente raggiunto la loro posizione attraverso compiacenze e compromessi.

I capolavori di Eduardo De Filippo

Considerato come uno dei più importanti attori italiani del ‘900, Eduardo De Filippo, figlio naturale di Eduardo Scarpetta, lavorò a lungo con i fratelli Titina e Peppino, e alla sua attività di regista e attore accompagnò quella di autore drammatico che iniziò verso la metà degli anni ‘20. Eduardo veniva dalla Commedia partenopea del padre e la maggior parte delle sue opere affonda le radici nella realtà napoletana con l’impiego del dialetto.

Tuttavia le situazioni e i personaggi assumono tratti universali nella loro ansietà per le vicissitudini della vita. I suoi personaggi sono generalmente passivi, adattandosi alle circostanze, e le commedie fondono pathos e ironia, attingendo dai colori linguistici locali. Tra le sue opere migliori sono Natale in casa Cupiello e le commedie scritte a partire dal secondo dopoguerra, e cioè Napoli Milionaria, Filumena Marturano, Sabato, domenica e lunedì e Il sindaco del rione Sanità.

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