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40 anni senza Hitchcock: Psycho, il capolavoro indiscusso del Maestro

A quarant’anni dalla morte di Alfred Hitchcock, avvenuta il 29 aprile 1980, ricordiamo il suo capolavoro, Psycho, manifesto estetico di un nuovo cinema. Che di candeline, proprio quest’anno, ne soffia ben sessanta…

A 40 anni dalla morte di Alfred Hitchcock, avvenuta il 29 aprile 1980, ricordiamo il suo capolavoro, Psycho, manifesto estetico di un nuovo cinema. Che, tra l’altro, di candeline quest’anno ne soffia 60…

Norman Bates, il disumano killer travestito

Marion è la ragazza che dopo aver rubato una grande somma di denaro dal suo ufficio intraprende un viaggio che la destinerà alla morte più violenta del cinema Hitchcockiano. È infatti un desolato hotel il luogo dove si consumerà il suo destino fatale per mano dell’albergatore: Norman espressione in carne della schizofrenia disumanizzante. Alfred Hitchcock, dopo “la donna che visse due volte”, mette in scena, seppur con una diversa interpretazione psicanalitica, lo sdoppiamento della figura femminile. È infatti il complesso edipico a celarsi dietro la malattia omicida di Norman, il quale indossa e si nasconde dietro le vesti della madre morta.

Il cinema puro

Attraverso un uso degli elementi puramente cinematografici Hitchcock indirizza esteticamente il suo fare cinema: Il cinema puro. La velocità e l’immediatezza dell’immagine è affidata alla tecnica. A questo fine interviene una fotografia bianco-nero piatta di matrice televisiva, priva di quella profondità affidata al lavoro fotografico di Burks. Ecco come il montaggio finalizzato alla creazione dell’emozione, riprendendo la lezione di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (montaggio delle attrazioni), insieme alla fotografia e alla colonna sonora, è il nuovo “urlo” dello spettatore.

La scena della doccia: Il più iconico assassinio nella storia del cinema

Basterebbe citare la realizzazione della scena in cui la protagonista viene assassinata nella doccia per esperimentare tale indirizzo estetico. La scena ultraviolenta, inusuale nel cinema hitckcokiano, offre 45 secondi di delirio omicida attraverso settantadue posizioni della cinepresa. Un lavoro di 7 giorni in cui 78 inquadrature diverse spaccano il montaggio in 52 stacchi. Cosi che l’effetto visivo ottenuto trasforma i tagli del montaggio nei tagli del coltello sferrati sul corpo della vittima. La scena è in aperta contrapposizione con quella dell’omicidio del detective. Realizzata infatti con una sola scena in primo piano con caduta dalle scale verso il basso (ricorda da vicino il procedimento usato per il finale di La donna che visse due volte).

Montaggio delle emozioni e montaggio intellettuale

Tale lavoro maniacale del montaggio finalizzato all’emozione spettatoriale si differenzia da quello intellettuale. Quest’ultimo costituisce il tramite attraverso il quale vengono somministrate le idee allo spettatore. Da qui l’effetto Kulesov, cioè il fenomeno cognitivo in cui il montaggio attraverso la contrapposizione di immagini comunica un’idea. Come, per fare un esempio, in “La finestra sul cortile” la contrapposizione tra soggettive e oggettive è finalizzata a creare nello spettatore l’idea e quindi il giudizio del personaggio sulla scena.

Un azzardo geniale…

Tornando all’analisi di Psycho, per comprendere al meglio la sua ricercata carica rivoluzionaria dobbiamo prendere in causa l’amato principio della sorpresa. Come infatti dichiara nella celebre intervista con il regista francese François Roland Truffaut lo spettatore è manipolato a schierarsi prima con la vittima poi con il carnefice. Un procedimento filmico del tutto nuovo nel cinema della tensione. A sostenere tale capovolgimento identificativo è la morte della vittima principale a metà film. Un azzardo geniale quindi, in cui è racchiusa la volontà sistematica di un fare cinema nuovo. Alla fine degli anni Sessanta Hitchcock attraverso una personalissima visione autoriale ridefinisce per sempre il panorama cinematografico.

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