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L’arte riparte – Maya Amenduni: ” Ora si deve pensare a ad una “ricostruzione” e ad una nuova coscienza politica”

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Nella settimana della ripartenza post lockdown, il punto di vista di alcuni promotori di appuntamenti artistici, teatrali e culturali, per fare il punto su ciò che è stato e, soprattutto, su ciò che sarà. L’intervista a Maya Amenduni, ufficio stampa di teatro e spettacolo…

Maya Amenduni, pugliese di nascita e romana d’adozione, ha iniziato ad appassionarsi di teatro durante gli studi universitari. Poi ha scelto di proseguire in questo settore, ma in qualità di ufficio stampa. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, da 17 anni annovera tra i suoi clienti il Teatro della Cometa di Roma, Teatro Basilica, Teatro Le Maschere. Nonché artisti, attori e compagnie teatrali.

“Ci troviamo a vivere un momento molto difficile in cui si sta capendo in che direzione andare, ed è chiaro che molte cose sono cambiate e dovranno ancora cambiare. Ma d’altronde la comunicazione è in continua evoluzione, si adatterà anche a questo. L’importante è farlo sempre con il massimo della professionalità, onestà e rispetto reciproco”.

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Teatro della Cometa di Roma

Maya, come è cambiato il tuo lavoro durante il lockdown?

Devo dire che le attività digitali non mi hanno convinta particolarmente durante il lockdown, almeno nella fase iniziale. Poi pian piano si sono definite esperienze più interessanti e personalmente ho accettato di occuparmi di tre progetti particolari che sull’online hanno un senso preciso e non sono “un ripiego”. Questo per me è un aspetto fondamentale, perché l’attività artistica digitale non deve essere un ripiego, una cosa fatta per mania di protagonismo o per noia, ma deve avere un senso preciso e necessario. Deve essere rilevante e lasciare un segno importante. Inoltre, anche qualitativamente e tecnicamente, è importante che si rispettino delle regole precise. Non si può e non si deve improvvisare. Personalmente, ho accettato di lavorare a progetti, belli, rilevanti e fatti con persone belle e delle quali mi fido. Poi è partita una nuova iniziativa per un progetto al quale credo moltissimo – sempre con persone belle e artisticamente fantastiche, ma per ora non posso dire nulla.

Com’è stata gestita l’emergenza, dal tuo punto di vista e da quello dei teatri che rappresenti?

Rispondo personalmente, e credo che non si potesse fare altrimenti. Si doveva chiudere tutto ed è stato giusto così. Era necessario. Ora si deve pensare a ad una “ricostruzione” e ad una nuova coscienza politica. Poi è necessario che il teatro tutto, dopo un momento così duro, riesca finalmente ad intercettare le necessità del pubblico. Potremmo parlare per ore di questo argomento.

Come ripartirà il teatro, tra difficoltà e propositi?

Parlo sempre per me: ho sempre pensato che il teatro fosse una vocazione, credo che il teatro in generale da questo debba ripartire. Poi dal punto di vista prettamente organizzativo, ci sono ancora troppi aspetti da valutare prima di poter realmente ripartire. Un conto sono i festival all’aperto e altra cosa sono i teatri al chiuso. Entrambi hanno degli obblighi di sicurezza a cui attenersi, ma tante sono le incognite ancora presenti in questa difficilissima equazione. I propositi sono però unanimi: offrire al pubblico la migliore qualità possibile.

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