Skip to content

Yellow Birds, la recensione del libro di Kevin Powers

Edito in Italia nel 2013 da Einaudi, tra i 10 migliori libri del 2012 per The New York Times Book Review, “Yellow Birds” di Kevin Powers riesce nella missione di dare una dimensione fisica alla guerra, grazie ad una scrittura calibrata, un ritmo inesorabile, un uso sapiente del flashback…

"Yellow Birds"  di  Kevin Powers
“Yellow Birds” di Kevin Powers

Edito in Italia nel 2013 da Einaudi, tra i 10 migliori libri del 2012 per The New York Times Book Review,Yellow Birds” di Kevin Powers riesce nella missione di dare una dimensione fisica alla guerra, grazie ad una scrittura calibrata, un ritmo inesorabile, un uso sapiente del flashback giocato come alternanza dei capitoli.

Scopri gli altri articoli letterari di Uozzart.com

La trama del libro

“Yellow Birds” è la storia di Bartle e Murphy. Partiti nel 2004, a diciott’anni, per la guerra in Iraq. Talmente impreparati, talmente ingenui da credere che insieme ce l’avrebbero fatta. Bartle è devastato dal senso di colpa. Per non avere impedito che Murphy morisse. Per non essere riuscito ad attenuare la brutalità e l’orrore del conflitto bellico. Ora che è tornato a casa, vede Murphy ovunque. Insieme alle altre immagini del paese dove hanno combattuto: i cadaveri che bruciano nell’aria pungente del mattino, i proiettili che si conficcano nella sabbia, le acque del fiume che ha inghiottito il loro sogno. E il tormento per la promessa che non ha saputo mantenere non gli dà pace.

«La guerra provò ad ucciderci in primavera. Quando l’erba tingeva di verde le pianure del Ninawa e il clima si faceva più caldo, pattugliavamo le colline basse dietro città e cittadine. Superavamo le alture e ci spostavamo nell’erba alta mossi dalla fede, aprendoci sentieri con le mani come pionieri, tra la vegetazione spazzata dal vento. Mentre dormivamo, la guerra sfregava a terra le sue mille costole in preghiera. Quando arrancavamo, sfiniti, i suoi occhi erano bianchi e spalancati nel buio. Se noi mangiavamo, la guerra digiunava, nutrita dalle sue stesse privazioni. Faceva l’amore e procreava e si propagava col fuoco. Poi, in estate, la guerra provò a ucciderci mentre il calore prosciugava dei colori le pianure».

Il nostro commento

Nel romanzo la guerra è di per sé un vero e proprio protagonista della narrazione. Fin dal clamoroso incipit – «La guerra provò ad ucciderci in primavera…» – vive un processo di personificazione che, nel gioco delle parti dell’intreccio narrativo, le fa assumere uno spessore pari a quello dei 2 ragazzi protagonisti della storia. È quindi il terzo vero protagonista del libro, un incubo in grado di essere toccato con mano anche dal lettore.

“Yellow Birds” vive dell’amicizia fra due commilitoni, Murphy e Bartle. Un processo di svezzamento fra un non ancora diciottenne digiuno di vita e di esperienze in battaglia, ed un ragazzo con qualche mese in più e appena un po’ più esperto: con il secondo che si fa carico dell’educazione del primo, durante l’occupazione USA in Iraq nei primi anni 2000. Una responsabilità sancita da una promessa, quella che la madre di Murphy è riuscita a strappare a Bartle: riportare a casa intero il proprio figliolo. Ma la guerra non ha pietà, Murphy non tornerà. Tornerà Bartle straziato dal lutto della perdita prima ancora che dai sensi di colpa.

Ad una lettura superficiale il libro potrebbe sembrare una nuova testimonianza sui reduci di guerra e sulle loro difficoltà di reinserimento: non lo è, o meglio non è soltanto questo. È soprattutto il racconto di una perdita di innocenza, il sacrificio della primavera della propria esistenza dietro scelte non si sa bene quanto consapevoli.

Sopra ogni cosa incombe però la guerra: un tempo istantaneo, uno sfondo sempre presente, aria già respirata. La guerra si fa seguire in diretta, senza però che il lettore riesca fino in fondo a sentirsi partecipe della narrazione. OK, si parla di guerra, ma dov’è la novità? Il lettore non riesce mai a sentirla propria. La riconosce in modo drammatico, quasi fosse un’apprensione, ma non riesce ad afferrarne il senso ultimo. Si tratta di un’altra ennesima sporca guerra, ma quella di Bartle, quella di Murphy.

È come se queste pagine non avessero sufficiente potenza semantica, come se dicessero al lettore: “è una battaglia, ma non la tua battaglia. Questo è forse il limite, o meglio il rischio che si corre leggendo questo libro, che il lettore possa provare assuefazione all’argomento e ne ridimensioni il messaggio. Finisca per considerarlo un fatto privato. Non intimistico, ma comunque riservato. Che ci si fermi al rispetto senza generare empatia.

Chi è Kevin Powers

Kevin Powers si è arruolato nell’esercito a diciassette anni e ha combattuto come mitragliere in Iraq nel 2004 e nel 2005. Tornato dalla guerra, ha svolto i lavori più disparati per poi iscriversi alla Virginia Commonwealth University, dove si è laureato nel 2008. Poeta affermato, è Michener Fellow all’Università del Texas di Austin. Nel 2013 ha pubblicato anche in Italia, per Einaudi Stile libero, Yellow Birds, vincitore del Guardian First Book Award 2012 e finalista al National Book Award 2012. Ha scritto inoltre Un grido nelle rovine (La nave di Teseo, 2019).

Scheda del libro

Titolo: Yellow Birds.
Autore: Kevin Powers.
Editore: Einaudi.
Anno edizione: 2013.
Pagine: 192 p.
EAN: 9788806213800.
Prezzo: € 17,00.

Appassionati di arte, teatro, cinema, architettura, libri, spettacolo e cultura? Segui le nostre pagine Facebook, Twitter e Google News

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: