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Per un’etica del clima: Bruno Latour e “La sfida di Gaia”

Esce per Meltemi “La sfida di Gaia” di Bruno Latour, una raccolta di otto conferenze su clima, ambiente e natura, e sulla condizione umana nel “nuovo regime climatico”.

In La sfida di Gaia, edito da Meltemi, Bruno Latour affronta, e destruttura, il tema fondamentale del rapporto uomo/natura e clima. Partendo dalla teoria di Gaia di James Lovelock, Latour riflette sulla condizione dell’uomo all’interno dell’ambiente. Ed è proprio sul concetto di ambiente che bisogna concentrare l’attenzione. Non più “sfondo”, da contemplarsi con distacco, bensì soggetto attivo in quella ingarbugliata rete di relazioni che è Gaia.

Ma non ci si faccia trarre in inganno dal nome: Gaia non è una divinità; non è neanche un superorganismo, entità vivente e “superiore”. Non è un principio organizzatore provvidenziale, né tanto meno la madre terra della new age. Insomma Gaia non è Dio, ma non è neanche la ragione universale galileiana. Gaia è un processo “attraverso cui occasioni variabili e contingenti hanno avuto l’opportunità di rendere gli eventi successivi più probabili”. Insomma, Gaia “somiglia molto a quel che abbiamo finito col considerare come la storia stessa”.

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Un equilibrio precario

Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo la vita sul pianeta è bilanciata in un equilibrio spesso precario; e ordine e disordine sono categorie che si intersecano, e in cui soprattutto non c’è un attore principale, al sicuro della propria sfera. Ma soprattutto non c’è più uno “sfondo”. Insomma tutto quello che veniva considerato natura “inerte”, materia da descrivere in maniera “razionale” dall’esterno, ci accorgiamo esser parte di un sistema in cui la vita dell’uomo è solo una parte. Ghiacciai e foreste, clima, suolo; ma anche microrganismi, virus (ed è storia ancora “in corso”): tutti sono attori principali insieme all’uomo. E ogni parte agisce di per sé e in rapporto con gli altri agenti (Latour parla di “redistribuzione dell’agency”). L’equilibrio è precario: ognuno lotta per la propria esistenza e piega l’ambiente secondo le proprie esigenze: non solo l’uomo o gli animali, ma anche tutto il resto. E soprattutto la terra retroagisce alle azioni umane; il che può portare alle catastrofi che ormai sempre più spesso viviamo.

Natura clima e Antropocene

Come si adatta allora questa presa di coscienza nell’epoca dell’Antropocene? Ora che l’uomo (anzi l’homo oeconomicus) è ovunque, ed è in tutto e per tutto una “forza geologica”? Dice Latour che “la civiltà umana ‘gira’, se così si può dire, a 17 terawatt e 24 ore su 24, il che finisce per renderla paragonabile al dispendio di energia dei vulcani e degli tsunami”. Il bilanciamento è quanto mai precario, perché la Terra risponde adeguatamente (cioè violentemente) agli “stimoli” umani. E quando la Terra “risponde” le conseguenze potrebbero essere catastrofiche per l’uomo. Scrive l’autore “[…] nel XXI secolo è sufficiente che la terra retroagisca alla nostra condotta perché l’ordine sia totalmente sconvolto”. Ma noi stiamo abilmente facendo finta di niente, in nome della conservazione di uno status quo che si alimenta del negazionismo dei clima-scettici (che sempre più spesso occupano posti di grande potere, mediatico e politico). Aveva ragione Frederick Jameson quando diceva che “ai giorni nostri, sembra più facile immaginare la fine del mondo piuttosto che la fine del capitalismo”. Parole sempre meno metaforiche.

Scheda del libro

Titolo: La sfida di Gaia
Autore: Bruno Latour
Editore: Meltemi
Anno: 2020
Pagine: 420
ISBN:  9788855191814 
Prezzo: 24 euro.

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