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I segreti di Roma – la Chiesa di Sant’Ignazio e la (doppiamente) finta cupola di Andrea Pozzo

È tra le opere più famose di Andrea Pozzo, e crea tra i visitatori un incredibile effetto di stupore e merabiglia. Con un gioco di prospettiva, infatti, l’artista ha creato una finta architettura attraverso la pittura. Ma in pochi sanno che c’è anche un altro segreto…

La chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Campo Marzio, Roma, in perfetto stile barocco, si trova accanto al Collegio Romano di cui era cappella universitaria. E si affaccia sulla caratteristica piazza Sant’Ignazio. Qui si trova la straordinaria, ma “doppiamente finta”, cupola di Andrea Pozzo…

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Le decorazioni del soffitto della grandiosa volta della navata sono di Andrea Pozzo e rappresentano L’ascesa di Sant’Ignazio in Paradiso.

Questa fu eretta su disegno del matematico gesuita Orazio Grassi, a spese del cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV, come ricorda l’iscrizione sulla facciata. Quest’ultima è ispirata a quella della vicina chiesa del Gesù, con due ordini di lesene e di colonne corinzie, arricchita da finestrone, da nicchie a timpano e da cartelle. Le decorazioni del soffitto della grandiosa volta della navata sono di Andrea Pozzo, fratello dell’Ordine Gesuitico, e rappresentano L’ascesa di Sant’Ignazio in Paradiso. Nella Chiesa sono da ammirare anche il Monumento a Papa Gregorio XV, opera tardo-seicentesca situata nel vano a destra dell’abside, e la gigantesca Statua di S. Ignazio, opera di Camillo Rusconi del 1728, situata invece nel vano a sinistra dell’abside.

La finta cupola, situata all’incrocio del transetto, sempre di Andrea Pozzo

Spicca, tra tutta la bellezza presente, la finta cupola situata all’incrocio del transetto. Sempre di Andrea Pozzo. Si tratta di una tela di 13 metri di diametro, sulla quale il Pozzo realizzò l’effetto prospettico della finta architettura. Per questo capolavoro si ispira alle scenografie che aveva già dipinto per le Quarantore. Pozzo sposta il punto di fuga della prospettiva verso la volta della navata. L’effetto cattura il visitatore che avanza nella chiesa.

Perché la cappella, allo stato attuale, è “doppiamente finta”

In pochi sanno che la pittura originaria, compiuta nel 1685, fu distrutta da un incendio. Nel 1823, fu quindi riprodotta fedelmente da Francesco Manno, sulla base dei disegni e degli studi lasciati dal Pozzo. Dell’originale non rimane nulla, ma ciò toglie poco al capolavoro in sé.

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