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Dario Argento compie 80 anni: i suoi 5 film più iconici

Last Updated on 06/09/2020

Il 7 settembre Dario Argento compierà 80 anni . E noi lo vogliamo ricordare come piace a noi, con cinque dei suoi film che ne testimoniano il suo genio, la sua perversa maestria che ha fatto del dispositivo cinematografico la prima e amata arma da puntare contro lo spettatore. Il maestro del brivido firma così i fotogrammi dell’orrore.

5 film migliori di Dario Argento

Il 7 settembre Dario Argento compierà 80 anni . E noi lo vogliamo ricordare come piace a noi, con cinque dei suoi film che ne testimoniano il suo genio, la sua perversa maestria che ha fatto del dispositivo cinematografico la prima e amata arma da puntare contro lo spettatore. Il maestro del brivido firma così i fotogrammi dell’orrore.

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Suspiria (1977) con Jessica Harper, Stefania Casini e Daria Nicolodi

Il dialogo della danza  con l’inferno prende forma attraverso la forza ipnotica di un cinema le cui immagini brillano violente illuminate dal potere viscerale del poetico orrifico. Una rappresentazione quindi del male in cui l’estetica della forma e del suo movimento ne costituiscono la trama assoluta. Lontano dal genere del thriller-giallo ora il maestro del brivido, con Suspiria, si affaccia a quello horror. Qui infatti il killer diabolico ma umano lascia spazio ad un male le cui radici risiedono nell’oscurità in tutta la sua purezza esoterica e demoniaca. Una discesa incontrollata verso il buio attraverso il vortice della luce, attraverso la sua danza.

L’uccello dalle piume di cristallo (1970) con Tony Musante, Suzy Kendall e Eva Renzi

L'uccello dalle piume di cristallo (1970) con Tony Musante, Suzy Kendall e Eva Renzi

Dario Argento  firma ” l’uccello dalle piume di cristallo”, primo capolavoro della triologia degli animali. Qui mette in scena un indagine misteriosa, quella compiuta da un cittadino americano Sam Dalmas (Tony Musante) a Roma, dopo aver assistito ad un tentato omicidio. L’indagine quindi dello scrittore americano Sam e della polizia avrà a che fare con un alternarsi di morti violente, mettendo in pericolo la stessa vita di chi ne ricerca il colpevole. Un thriller della paura dove l’incubo tende costantemente la mano alla realtà in un crescendo di adrenalinica tensione.

Questa realizzata attraverso l’uso innovativo del movimento in camera; tra le intime soggettive in cui lo spettatore partecipa  dello sguardo della vittima alla  trasformazione della camera nell’occhio stesso dell’assassino. Una minaccia continua e assordante sostenuta dal feticismo per il dettaglio. Attraverso l’uso dello zoom l’immagine diviene dunque simbolo significante. Così come il suono se isolato e scientificamente legato all’azione, come le musiche di Ennio Morricone, ne costituisce quel valore aggiunto capace di significarne l’atto, di annunciarlo. Dunque un continuo gioco di soddisfazione spettatoriale preceduta dall’attesa o tradita dalla sorpresa. Suspence ed effetto sorpresa sono allora gli ingredienti che costituiscono la tecnica della paura.

Profondo rosso (1975) con David Hemmings, Daria Nicolodi, Clara Calamai e Gabriele Lavia

Profondo rosso (1975) con David Hemmings, Daria Nicolodi, Clara Calamai e Gabriele Lavia

Ancora un’indagine, ancora paura, ancora quella profondità visionaria che getta l’uomo nell’ombra del terrore, nei suoi fotogrammi. Qui, ricalcando il canovaccio di “l’uccello dalla piume di cristallo”, un cittadino inglese, a Roma indaga per proprio conto su una serie di omicidi iniziata con la morte violenta di una giovane telepatica tedesca, Elga Ulmann, (Macha Méril), di cui lui stesso ha assistito. La testimonianza oculare del musicista inglese  tuttavia non mette in luce l’identità dell’assassino, la quale non trovare rappresentazione nei suoi ricordi. Ecco allora come la memoria fugga nel regno dell’immaginazione.

Il dubbio si fa così architetto dell’indagine. La rimozione del ricordo é un tema che ricorre nel cinema del maestro ed é funzionale alla realizzazione di quella tensione umana rivolta verso l’oblio, verso il vuoto. Dove meglio che altrove il terrore conquista lo spazio della sua azione. Il mistero scorre qui come il sangue sull’arma del delitto, oggetto che diviene soggetto vivo perche veicolo significante della morte, il suo simbolo. Questo grazie alla sua perturbante  rappresentazione  dettagliata, ricorre l’uso dello zoom, unita all’elemento sonoro che ne costituisce il contrappunto. Iconica la colonna sonora dei Goblin, capace di dare espressione e grido all’immagine.

Un altro capolavoro di Dario Argento: Phenomena (1985) con Jennifer Connelly, Daria Nicolodi e Donald Pleasence

Phenomena (1985) con Jennifer Connelly, Daria Nicolodi e Donald Pleasence

La purezza di una giovane ragazza Jennifer Corvino (Jennifer Connelly) incontra il male nella sua forma più macabra e sporca. Tra visioni notturne allucinatorie ed un reale orrifico dello shock, la giovane sarà legata ad una serie di omicidi creando un ponte proprio tra queste due dimensioni. A sostenere il suo cammino  interviene il prof. John McGregor (Donald Pleasence), il quale elabora e teorizza la teoria della telepatia animale, in linea con la poetica di “profondo rosso”.

Quindi con l’aiuto dell’istinto degli insetti e il legame percettivo con essi, la giovane ragazza scaverà nel profondo della sua indagine fino alle risposte. Assistiamo qui alla cara tematica della natura e della sua metamorfosi nel simbolo della purezza in contrapposizione alla mostruosità dell’uomo, ridotto all’essere della bestia. In fondo forse la giovane ragazza altro non é che quella farfalla in gabbia, quella di cui ci racconta la sensitiva tedesca nella prima sequenza di “profondo rosso” .

Opera (1987) con Cristina Marsillach, Urbano Barberini e Daria Nicolodi

Opera (1987) con Cristina Marsillach, Urbano Barberini e Daria Nicolodi

Una giovane cantante, Betty (Cristina Marsillach) deve sostituire nella prova teatrale per il Macbeth di Verdi una donna soprano di grande talento ma vittima di un incidente, qui la leggenda legata alla disgrazia di chi interpreta quest’opera incontra il cinema del maestro del brivido: inizia così il vortice spietato e compulsivo di morte. Una caccia alla giovane cantante che segue un ritmo caotico senza pause. Il montaggio infatti non dà respiro allo spettatore, la camera lo insegue minacciandolo e si macchia di sangue insieme alle mani sempre in primo piano dell’assassino.

Dario Argento dà prova del massimo esibizionismo della sua tecnica attraverso l’esasperazione  delle potenzialità del dispositivo. Una vera indagine cinematografica quindi legata alla sperimentazione degli effetti dell’immagine violenta e perversa sul moto emozionale di chi ne assiste, le sue aspettative, le sue paure. Dario Argento gioca così con lo spettatore e lo fa senza pietà ma con quel suo gusto per l’orrido che ha saputo trasformare lo spettatore in diretto testimone della sua violenza.

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