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Cinque film di Brian De Palma dove il male respira ai confini della realtà

Last Updated on 21/10/2020

Cinque film nati dalla mente di Brian De Palma, dove il male respira ai confini della realtà, oltre la rappresentazione. Qui la poetica del reale sporco diviene il colore dell’immaginazione. Parliamo di Femme fatale, Carrie – Lo sguardo di Satana, Il fantasma del palcoscenico, Scarface e Carlito’s way.

Cinque film dalla mente di Brian De Palma, dove Il male respira ai confini della realtà, oltre la rappresentazione. Qui la poetica del reale sporco diviene il colore dell’immaginazione. Parliamo di Femme fatale, Carrie – Lo sguardo di Satana, Il fantasma del palcoscenico, Scarface e Carlito’s way.

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Femme fatale (2002) con Rebecca Romijn, Antonio Banderas e Rie Rasmussen

La sensuale virtù della conquista incontra la morte violenta. Sensibile agli artifici del sogno il gioco di potere tra i ruoli dei personaggi definisce una surreale realtà psichica. Dove il sesso e la metafisica dell’anima consumano il loro perverso rapporto, macchiando la realtà con l’immaginazione e l’immaginazione con la realtà. Così che le stesse identità smarriscono l’unicità dell’essere, incontrandone la sua rappresentazione speculare, il loro doppio. La vanità dell’io proietta quindi la sua immagine nell’altro, trasformandolo in riflesso attraverso l’inganno dell’identificazione. Un thriller caldo in cui l’irreale sarà paradossale soggetto fotografico della macchina di Nicolas Bardo (Antonio Banderas) nonché suo ultimo testimone.

Carrie – Lo sguardo di Satana (1976) con Sissy Spacek, Piper Laurie, Amy Irving e John Travolta

Tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, ed esordio attoriale di John Travolta, De Palma firma un horror all’insegna della trascendentale visionarietà. La storia di Carrie White (Sissy Spacek), una ragazza emarginata e continuamente umiliata dai suoi compagni di scuola e dall’educazione della madre Margaret White (Piper Laurie), si trasforma nel pretesto di una terrificante possessione infernale. De Palma mette quindi in scena la metamorfosi. Prenderà cosi forma cinematografica la più grande demoniaca trasformazione ipnotica del volto. Dallo sguardo di santa martire a quello di diretto messaggero della magia dell’inferno. Qui la fotografia e le luci battezzano la nascita del delirio.

Il fantasma del palcoscenico (1975) con Paul Williams, Jessica Harper e William Finley

Tra le sfumature dell’orrore del Faust a quelle del “Fantasma dell’opera” di Dario Argento, nasce il musical-horror “Il fantasma del palcoscenico”. Capolavoro restauratore di quelle stesse ombre che De Palma ha saputo reinterpretare attraverso la lente di un cinema nuovo. Quello che fonda il mistero e il terrore con la luci dello spettacolo, con la sua musica e la sua magia. La vendetta qui è ancora l’elemento scatenante del male. Quello incarnato nella maschera del fantasma, la cui malvagità respirerà, come quella di Carrie, nel fuoco della rappresentazione; sul palcoscenico. Il dialogo semantico tra le ombre assordanti e le luminose musiche degli artisti sul palco costituirà la materia stessa di quel sentimento che agita la visione: Il perturbante magico. Una rappresentazione della paura quindi che abbraccia la tradizione ritualistica- popolare mettendone in scena la misticità infernale della maschera.

Scarface (1984) con Al Pacino, Steven Bauer e Michelle Pfeiffer

Remake dell’omonimo film gangster noir degli anni 30, Brian De Palma ritaglia con feticistica stilizzazione cinematografica quella realtà propria del mondo criminale degli anni Ottanta. Tra le spiagge della Florida il giovane cubano rifugiato politico Tony Montana (Al Pacino) sarà il fondatore di un grande impero, di cui diverrà padrone e vittima. L’esaltazione dei valori di una moralità ferita e deviata costituiscono la chiave dello stellare successo criminale. Qui il regista regala alla scena una felice rappresentazione iconica dell’illegalità vestita con i panni del fascino e del potere. Dove l’alto ritmo visivo-narrativo, unito alla scrittura sporca e graffiante della sceneggiatura, conferiranno quella sensazionale velocità alla tragica corsa di Tony verso l’autodistruzione.

Carlito’s way (1993) con Al Pacino, Sean Penn e Penelope Ann Miller

Sulla scia della produzione del cinema gangster continua l’opera autoriale di De Palma con Carlito’s way. Ed è ancora Al Pacino a vestire i panni di un criminale. Quelli di Carlito Brigante, il quale appena fuori dalle mura del carcere dovrà fare i conti con quelle del destino. Se con Scarface l’antieroe criminale rincorre tragicamente la sua fine, qui sarà l’inevitabile compiersi degli eventi a tracciarne il cammino tragico. L’illusione del cambiamento e la speranza della redenzione divengono qui vittime disarmate di fronte alle immutabili leggi del crimine. De Palma dunque bagna la sua storia ancora con il sangue. Ultimo simbolo questo dell’ineluttabilità del destino umano, quindi della sua natura, non mitica ma mortale.

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