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Cinque film di David Cronenberg, il regista della metamorfosi

Cinque film di David Cronenberg, dove la degenerazione della mente corre lungo la strada della perversione violenta. Tra metamorfosi e antropomorfismo. Un regista che ha celebrato ed esaltato, attraverso i trucchi del cinema, quell’arcaica e fantasmagorica visione del mondo dove le ombre infestano i corpi e trasformano il reale.

Cinque film di David Cronenberg, dove la degenerazione della mente corre lungo la strada della perversione violenta. Tra metamorfosi e antropomorfismo. Un regista che ha celebrato ed esaltato, attraverso i trucchi del cinema, quell’arcaica e fantasmagorica visione del mondo dove le ombre infestano i corpi e trasformano il reale.

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Videodrome (1983) con James Woods, Deborah Harry e Sonja Smits

Il regno della fantascienza con “videodrome” incontra quello della psiche, il risultato è una perversa avventura allucinatoria dettata dal potere meccanico di un fantascientifico dispositivo. Il corpo umano diventerà quindi la finale e completa rimediazione operata dalla macchina, perché con questa connessa a livello inconscio. Il film struttura le sue immagini attraverso quelle mentali di Max (James Woods), proprietario di un canale televisivo. Dai suoi occhi assistiamo quindi alla magia delirante dello spettacolo; Tra le trasformazioni e la degenerazione del corpo nel suo doppio meccanico.

Così che il metamorfico regno delle ombre infesterà le proiezioni mentali di Max spingendolo fino agli atti più estremi. Forse quel fantascientifico dispositivo, macchina alienante e allucinante dove risiedono le ombre della mente, altro non è che un felice omaggio al cinema.

Il pasto nudo (1991) con Peter Waller, Judy Davis e Roy Scheider

Ancora metamorfosi, ancora trucchi dell’illusione, ancora cinema. Lo schermo si macchia di sporco e di perturbane grazie l’arte registica di Cronenberg, quella di alienare i suoi soggetti per inserirgli nella magica rete delle trasformazioni. Con il pasto nudo sono le rappresentazioni mentali di uno sterminatore d’insetti, soggetto prettamente kafkiano, a veicolare la dimensione dal fantasmatico. Qui dove, secondo una visione mistica e antropomorfica, il flusso invisibile del divenire si impossessa del corpo. Cosi, ospitando quindi l’ombra del suo doppio, l’inanimato diventa animato. Deformata, ingrandita, ossessionata, avvelenata, la realtà diventa incubo ma lucido; un allucinazione.

La promessa dell’assassino (2007) con Viggo Mortensen, Naomi Watts e Vincent Kassel

Noir contemporaneo, in cui la natura della messa in scena offre una visione plastica e cruda della violenza. La ricerca della madre di una bambina svelare origini e memorie segrete legate alla mafia russa. Il dramma qui acquisisce la forma di un freddo realismo che non lascia scampo. Dove, attraverso una registrazione sporca e imprevedibile della realtà, il gelido criminale Nikolai (Viggo Mortensen) lotterà in nome della morale umana con un passato bagnato dal sangue.

A history of violence (2005) con Viggo Mortensen, Maria Bello e Ed Harris

Un thriller magnetico che porta in scena il racconto della fuga di Tom Stall (Viggo Mortensen), quella dal suo passato. Dalla calma e dalla serenità Cronenberg, quella in cui vive la famiglia di Tom, alla paura e alla disperazione. Cronenberg offre ancora una visione del mondo in cui la realtà segue l’imprevedibile corso degli eventi, portando cosi in scena l’instabilità della vita e gli orrori dietro la quale si celano. Il tutto attraverso il potere di un’immagine che plasma lo spazio e il tempo, trasfigurandolo in quello interiore dei suoi personaggi.

Crash (1996) con Deborah Kara Unger, James Spader e Holly Hunter

Il regista delle metamorfosi in “crash” guida l’uomo nel violento incontro con la macchina, e questa volta lo fa letteralmente. Ispirato all’omonimo romanzo di James Graham Ballard del 1973, il racconto segue le profonde dinamiche inconsce capaci di trasformare la paura della tragedia in perversione. Cosi la strada dell’erotismo incontra, come in “videodrome”, quella della morte. Attraverso la trasformazione della macchina in corpo, cara alla poetica di Cronenberg, il reale si anima e acquisisce i colori e le forme nate dalla degenerazione della mente. Tutte le tecniche del dispositivo vengono cosi applicate al fine di restituire la materia e la plasticità a quell’arcaica dimensione dell’invisibile diabolico.

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