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I cinque grandi film di Quentin Tarantino

Last Updated on 28/07/2020

Le iene, Pulp Fiction, Kill Bill, The hateful eight e C’era una volta a… Hollywood: i cinque film più belli del geniale regista Quentin Tarantino (e perché sono da considerarsi tali)

Le iene (1992) con Michael Madsen, Tim Roth, Harvey Keitel e Steve Buscemi

È il 1992 l’anno in cui Quentin Tarantino firma il suo prima capolavoro, Le iene. Lo schermo dei sogni incontra una nuova realtà, ed è sporca ed infedele. Un giallo grottesco che ruba i tempi del genere western e quelli teatrali della comicità nevrotica. Assistiamo cosi alla staticità dell’azione mossa ed agitata dalla frenesia dei dialoghi. Al maniacale, potente e affascinante sorriso del male come insulto perverso alla fragilità della natura umana, la morte. Tuttavia non si tratta di una classica contrapposizione tra luce ed oscurità, ma di un divertente gioco al massacro tra le parti. Un incastro ritmico violento e straziante capace di sostenere eccezionalmente la non azione, di conferirle la velocità di un reale ormai incontrollabile e caotico.

Pulp Fiction (1994) con John Travolta, Samuel L. Jackson, Bruce Willis e Uma Thurman

Film secondo del regista ed icona estetica del suo cinema nonché modello cinematografico del post modernismo. Un film all’insegna dell’eccesso visivo e del simbolico in cui l’azione filmica è tecnicamente violentata nel suo sviluppo diegetico. Quindi contro la linearità classica interviene la discontinuità temporale degli eventi: così che il prima e il dopo, la causa e l’effetto, scambiano la fissità dei loro ruoli per ricostituirsi all’interno della vitale e plastica dinamica della vita. Il testo si svuota quindi del significato nella sua unità, al fine di restituirlo e consacrarlo all’atto, alla natura di ogni singola sequenza. Tarantino compie così un gesto di amore per il cinema, perché sacrifica la prospettiva singola del suo sguardo a quella potenzialmente infinita del dispositivo. Donando quindi la vita alla macchina ne ottiene la sua rappresentazione.

Kill Bill (2003) con Uma Thurman, David Carradine e Daryl Hannah

Kill Bill (2003) con Uma Thurman, David Carradine e Daryl Hannah
Kill Bill (2003) con Uma Thurman, David Carradine e Daryl Hannah

Film diviso in due atti che, raccontando una storia di una sanguinosa vendetta, mette in scena l’artificio dell’esplorazione ai confini delle arti della rappresentazione cinematografica. Un racconto che trae quindi ispirazione dal cinema, quindi dalla cultura, orientale. Qui la gelida e stupenda Beatrix Kiddo (Uma Thurman) lotterà sola, con lo stile delle arti marziali, contro un esercito. Un impero a capo del quale il male risiederà nella carne del vecchio Bill (David Carradine). Il sangue, elemento puramente espressivo, versa sulla scena riempiendola con l’eccesso. La visione registica partecipa della fluidità con cui scorre, ne commenta l’azione e l’anticipa, grazie anche all’elemento sonoro che ne fa da contrappunto. L’Epicità, a cui sono legate le immagini del valore e del sacrificio, e la violenza plastica, trovano metafora espressiva nello shock del colore: il giallo della tuta di Beatrix Kiddo. Si compie cosi la mortale danza dello spettacolo.

The hateful eight (2015) di Quentin Tarantino, con Samuel L. Jackson, Jennifer Jason Leigh, Kurt Russell e Tim Roth

Ottavo film di Tarantino, Riflesso di un amore cinefilo incondizionato per la storia del cinema declinata al genere western classico. Un ritorno al classicismo quindi sotto il profilo tecnico e teorico. Dove i lunghi piani sequenza, come quello della scena iniziale, e l’utilizzo dell’Ultra Panavision 70, costituiscono gli strumenti di orizzontalizzazione dello spazio. Il film diviso in atti mette in scena la teatralizzazione dei rapporti umani funzionale non alla sviluppo della storia ma a quello della tensione scenica. La messa in scena procede dall’esterno verso l’interno, dalla tregua verso l’inferno. La locanda o meglio la gabbia in cui le maschere umane si riuniscono costituirà il loro palcoscenico. Qui lo spazio stretto e claustrofobico, spezzato e dilatato dall’intensità del dialogo, diventerà la casa dello spettatore stesso. Così che in un crescendo di degenerazione, la brutalità della violenza tarantiniana si compirà con la forza di un esplosione. Attesa questa e percepita fin dall’inizio.

C’era una volta a… Hollywood (2019) con Brad Pitt, Leonardo DiCaprio e Margot Robbie

Ultimo film di Quentin Tarantino ed esplicita dichiarazione di feticistico amore per quello che è e per sempre sarà la fabbrica dei sogni: Hollywood. Ed è un sogno quello che il regista porta sullo schermo, quello di Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), attore in crisi professionale di brillare insieme alle stelle che hanno illuminato la storia del cinema. Tuttavia il piano del racconto metacinematografico si congiunge brillantemente con quello narrativo. Infatti la rivisitazione registica del brutale omicidio compiuto dalla setta di Charles Manson incontra la storia di Rick Dalton e il suo stuntman Cliff Booth (Brad Pitt). Qui il genio registico tarantiniano celebra il potere dell’immagine e della finzione. Il cinema uccide quindi Charles Manson, il cinema trasforma la realtà. Un film sospeso a tratti nel vuoto della celebrazione romantica ma che offre al pubblico la percezione del mondo sotto una luce di infantile semplicità.

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