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“La letteratura weird”, recensione del libro di Francesco Corigliano

Edito da Mimesis, “La letteratura weird. Narrare l’impensabile” indaga la natura della “weird literature”, tra pulp, fantastico, soprannaturale e altre perturbanti “stranezze”...

Il saggio di Francesco Corigliano, La letteratura weird. Narrare l’impensabile, edito da Mimesis nella bella collana “DeGenere”, è un utile strumento per addentrarsi nei meandri di un genere lettario molto affascinante, ma rimasto sostanzialmente di nicchia (almeno in Italia). Non è semplice dare una definizione di letteratura “weird”; la traduzione “strano” non rende l’idea di una complessità estetica e filosofica delle opere contrassegnate con questo aggettivo. Si tratta di opere in cui il soprannaturale, il fantastico e l’orrore si mescolano con un’inquietudine di fondo quasi “cosmica”, che li rende affascinanti e perturbanti allo stesso tempo.

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Cosa è “weird”

Corigliano, per arrivae ad una definizione di letteratura weird si sofferma innanzitutto su questioni terminologiche, distinguendo tra i vari “sottogeneri” del fantastico, alla ricerca sì di una definizione, ma soprattutto di “confini”, di genere e di tempo, che delimitino il weird in letteratura. Ma non solo: l’indagine passa attraverso una vera e propria “storia della critica”, in cui vengono discussi i maggiori contributi recenti, in particolare quelli di Joshi, di Ligotti o di Mark Fisher, autore del fondamentale The weird and the eerie (con un occhio sempre sul “classco” Todorov). Il discorso dello studioso diventa anche socio-letterario quando si prendono in esame i canali di diffusione delle opere “weird” (ad esempio le riviste “pulp”, specie americane, a cavallo del Novecento).

Un “modo” letterario

Argomento principale, però, resta quello della definiziopne di un “genere”; o meglio di un “modo” letterario “weird”. Si indagano allora le origini sette-ottocentesche (dal gotico al decadentismo), i rapporti (fondamentali) con la cultura e la letteratura modernista; ma anche con la crisi delle certezze di epoca post-positivista, e con il “perturbante” freudiano. Quello che ne emerge è il “weird” come galassia letteraria che ha nella difficoltà di definizione una delle sue caratteristiche principali; non è così strano per una letteratura che nell’idea di (orrore) indefinibile trova la sua base teorica. E se l’orrore perturbante e “inconoscibile” è la caratteristica che meglio lo definisce, il mondo “weird” è talmente vario nei suoi “sottogeneri” da giustificare un costante viaggio di scoperta dell’ignoto.

Tre autori

Al di là della teoria e della critica il libro di Corigliano si sofferma sull’analisi di tre autori primonovecenteschi, cui sono dedicati tre saggi densi e corposi che occupano gran parte del libro. Innanzitutto Howard Phillip Lovecraft, forse il maggiore e più noto rappresentante di questa corrente letteraria. Ma Corigliano esce dal canonico contesto anglofono, quello più battuto dalla critica, e analizza l’opera di due scrittori europei poco conosciuti al grande pubblico. Si tratta del polacco Stefan Grabiński e del belga Jean Ray. Il discoso si allarga dunque, al di là del mondo angloamericano, e delle riviste pulp di weird tales e amazing stories, ampliando il discorso e le prospettive di indagine. Un libro molto informato su un mo(n)do letterario perturbante.

Scheda del libro

Titolo: Letteratura weird. Narrare l’impensabile
Autore: Francesco Corigliano
Editore: Mimesis
Anno: 2020
Pagine: 264
ISBN:  9788857567402
Prezzo: 22 euro.

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