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Alla ricerca del “Codice Bowie” – La recensione del libro di Damiano Cantone e Tiberio Snaidero

Pubblicato da Meltemi “Codice Bowie” di Damiano Cantone e Tiberio Snaidero propone “cinquanta chiavi” per aprire le porte della costellazione estetica e musicale del Duca Bianco.

È molto particolare questo libro di Damiano Cantone e Tiberio Snaidero, pubblicato da Meltemi. Il Codice Bowie è un “labirinto composto da tante stanze”; e i due autori ci forniscono cinquanta chiavi, cinquanta parole-chiave, per tentare di entrare e di orientarci in un mondo complesso. Bowie è stato un artista refrattario alla biografia; è stato un personaggio la cui vita è stata una continua riscrittura “falsamente biografica”. Per cui un libro come Codice Bowie, che tenta di ricorstuire una personalità a partire da un “collage” di concetti significativi ci pare assai azzeccata. Ri-costruire del tutto Bowie, infatti, è forse impossibile, a causa della perenne sovrapposizione tra persona e personaggio, e tra vero e falso. Meglio allora affidarsi a parole-guida che ci conducano nell’universo molteplice di uno dei più grandi artisti del Novecento, e oltre.

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Cinquanta “chiavi” per Bowie

Cerchiamo di capire allora quali sono queste chiavi che tentano di aprire “quelle porte”. Alcune sono quelle che ci si aspetta di trovare: il Trasformismo, Major Tom, Londra, Berlino. L’arte, la fantascienza, il pop e l’avanguardia. E poi Tony Visconti e Lindsay Kemp (nella voce “Danza”). Queste sono le chiavi che aprono le porte “consuete” di Bowie; eppure i due autori le declinano in maniera mai scontata, andando a cercare le particolarità, ma anche e soprattutto le radici culturali profonde di questi topoi bowieani. E queste radici sono di vario tipo. Si indagano “fonti” letterarie, come i debiti col decadentismo, le avanguardie storiche o il cabaret degli anni Trenta (recuperate online l’esibizione del 1979 al Saturday Night Live per averne un’idea). Oppure si scandagliano gli “immaginari” che cercano di scardinare costantemente lo status quo, attraverso la ri-definizione dei limiti. E andare oltre i “limiti”, siano essi sessuali, antropologici o addirittura “terrestri” è qualcosa che va oltre il rock’n’roll. Gli “alieni” di Bowie sono un complesso sistema simbolico che va assai oltre la canzone.

La camaleontica complessità di Bowie

Questi luoghi indagati nel libro però sono tutt’altro che etichette. Artista non etichettabile come pochi altri, Bowie è l’essenza del cambiamento, estetico e mediale (“Io è un altro”, per dirla con Rimbaud). Ed ecco allora che alcune voci elevano il discorso su Bowie, e restitiscono all’artista quella complessità che di solito resta fuori dalle canoniche “biografie rock”. Ce lo dicono, e hanno ragione, i due autori alla voce “Altro”: “Il fiorire delle biografie più o meno attendibili della sua vita […] si scontra proprio con questa impossibilità di dire ‘chi era veramente David Bowie'”. Ci sono alcune voci, poi, che aprono scenari “filosofici” su Bowie, come quella dedicata al concetto di tempo o quella sul “Nulla”; ma anche quella che indaga i rapporti di Bowie col postmodernismo, con la religione o con il concetto stesso di Conoscenza.

Un tentativo di decodifica

Quello di Cantone e Snaidero è un tentativo di decodifica del fenomeno-Bowie, che viaggia per associazioni e temi mai scontati. Un libro insomma fuori dal canone dei soliti libri dedicati alle rock star (forse perché Bowie non è stato solo una rockstar); una guida che tratta il Duca Bianco attraverso un punto di vista “alto” ma che non scade mai nello sterile accademismo, in cui i fan (e non solo) troveranno delle conferme ma anche e soprattutto delle nuove vie da percorrere per perdersi nel labirinto del più camaleontico e transmediale degli artisti contemporanei.

Scheda del libro

Titolo: Codice Bowie. Cinquanta chiavi per aprire quelle porte
Autore: Damiano Cantone, Tiberio Snaidero
Editore: Meltemi
Anno: 2020
Pagine: 238
ISBN:  9788855192705
Prezzo: 18 euro.

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