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Intervista a Fuori Studio: l’arte tra graffiti, writing e lettering

Due amici appassionati di graffiti, lettering e design decidono di unire le forze per creare un progetto comune: nasce così Fuori Studio, una giovanissima realtà ma con solido background alle spalle. Tra loghi, murales e vari progetti progetti artistici sono sempre le lettere il vero trait d’union che collega ogni loro lavoro…

Due amici appassionati di graffiti, lettering e design decidono di unire le forze per creare un progetto comune: nasce così Fuori Studio, una giovanissima realtà ma con solido background alle spalle. Tra loghi, murales e vari progetti progetti artistici sono sempre le lettere il vero trait d’union che collega ogni loro lavoro. Approfittando della loro grande disponibilità, abbiamo deciso di incontrare le menti (e le mani) dietro a Fuori Studio che rispondono ai nomi di Gabriele Cigna e Daniele Tozzi. Lettera dopo lettera, domanda dopo domanda ecco cosa ci hanno raccontato.

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Presentatevi e raccontateci cosa fate.

Siamo Gabriele Cigna e Daniele Tozzi, entrambi nati e cresciuti a Roma, da oltre 20 anni amici che condividono la passione per le lettere.

Quando nasce Fuori Studio?

Fuori Studio nasce a inizio 2018, ha trovato sede nel quartiere di Torpignattara a Roma.

Da dove nasce questo nome?

Nasce in realtà nel 1998 quando assieme ad altri amici abbiamo creato la Fuori Serie crew, attiva nell’ambito del graffiti writing. Fuori Studio la naturale evoluzione in forma di studio creativo. Ancora oggi ruotano attorno allo studio gli stessi membri della crew originale. Infine, poiché siamo specializzati in decorazioni murali esterne, lavoriamo spesso “fuori studio”.

Cosa vi ha spinto ad unire le forze?

La stessa voglia di un tempo di creare insieme. Una volta erano gli Hall of Fame, adesso si è trasformata in collaborazioni per clienti.

Raccontateci la giornata tipo al Fuori Studio.

Alterniamo spesso le giornate tra progetti grafici e altri più artistici, da progetti personali a commissioni murali per privati e aziende. Tutto parte sempre dal foglio di carta, proprio come gli sketch che facevamo per i graffiti.

Chi e perché dovrebbe rivolgersi a Fuori Studio?

Ci rivolgiamo a clienti che comprendono il valore del prodotto unico, che sia un logo oppure una decorazione murale. Più comunemente accade che i clienti ci scelgano proprio per dare un tocco di originalità alle loro esigenze.

La vostra, oltre che una collaborazione lavorativa, è anche la storia di una lunga amicizia. Vi lascio qualche minuto per indicare i vostri reciproci punti di forza e i vostri difetti (siate seri e oggettivi, please).

Sì, è vero, siamo amici fraterni da molti anni, stare gomito a gomito di notte in una yard di treni ti aiuta a comprendere te stesso e chi ti sta affianco, nella vita come nel lavoro. Abbiamo la fortuna di essere persone che condividono le stesse passioni, anche se caratterialmente diversi, ad esempio Daniele è un grafico mentre Gabriele è un designer, dove non arriva l’occhio di uno, arriva l’altro. Alla base c’è sempre un reciproco rispetto, dove nessuno prevale sull’altro, sostenendoci l’un l’altro. Convivono l’anima più istintiva di Daniele con quella più metodica di Gabriele. Le lettere ci hanno sempre interessato nel tempo, ci siamo infatti avvicinati alla calligrafia e al lettering, per creare caratteri originali per i clienti, non dimenticando mai lo studio e la ricerca sulle lettere.

Ogni vostro lavoro è strettamente connesso con il mondo del lettering. In un periodo come quello in cui viviamo, dove le immagini (statiche o in movimento) la fanno da padrone che importanza ha fare delle “scritte”?

La lettera è un segno grafico che rappresenta e porta con sé un messaggio. La base del dialogo, della scrittura è sempre la lettera. La nostra comunicazione visiva parte dalla forza espressiva di ogni singolo carattere, come dice la parola stessa, ogni tipo di scrittura ogni “font”, ha un suo carattere e al giorno d’oggi ogni brand ha necessità di mostrare il suo “carattere” distintivo. Nel mondo d’oggi dove c’è sempre più una creatività standardizzata e si tende ad usare sempre gli stessi stili e caratteri tipografici, la nostra ricerca e pratica manuale vuole dare un valore aggiunto al progetto. Non ci piace la comunicazione “in serie”, di base siamo sempre stati “fuori serie”.

Lo chiedo a voi che ve ne intendete: le parole sono più forti delle immagini? Oppure no?

La risposta è sì. Le parole sono più forti delle immagini. Ad esempio, mentre una parola scritta (quando letta) ha proprio quel significato intrinseco, le immagini possono essere più evocative, soggettive, personali. Noi cerchiamo di creare immagini con le parole, che sia una lettera, un logo, un muro o un concetto più astratto, comunque le nostre lettere vogliono parlare forte e chiaro.

Oltre che lavorare indoor (su pannelli, tele e computer) vi siete cimentati anche con lavori all’aperto. Come vi approcciate a questo tipo di commissioni? Differenze tra preparare un lavorare in studio e uno in strada?

All’inizio tutto parte sempre da una bozza su carta però, mentre un prodotto grafico è più fine a se stesso, i progetti murali dialogano sia con le persone che li guardano e anche con il contesto in cui sono collocati. A livello di organizzazione pratica, la progettazione di un muro è più elaborata, ci piace molto creare da noi le palette colori e giocare sulle varie tecniche di pittura murale.

Parliamo un attimo del vostro passato. Voi venite dal writing. Raccontateci, a parole vostre, che cos’è il writing.

Il nostro percorso di passione per le lettere inizia effettivamente quando ci siamo avvicinati all’HipHop e al writing intorno alla metà degli anni ‘90, durante gli anni del liceo scientifico quando ci siamo conosciuti. La crew FuoriSerie nasce nel ’97 tra i banchi di scuola inizialmente formata da Nemo.K, Cimpa, Arkor e Clish, poi negli anni successivi si sono aggiunti anche Pepsy, Vega e Rino. Writing per noi vuol dire innanzitutto condividere la passione con gli amici, se quello che si vede in giro per le strade sono le scritte sui muri, c’è tutto un mondo che viene prima di quell’atto notturno, fatto di scambio, di ricerca dello stile e di sentirsi appartenenti ad una famiglia. Il nostro mondo era fatto di lettere e colori.

I graffiti sono arte o vandalismo? O tutti e due?

Sicuramente non sono arte, ma non sono neanche solo vandalismo. C’è una via di mezzo che per noi era la comunicazione urbana, in una città fortemente bombardata da i mass media come Roma. Se da un lato c’erano crew che vedevano il writing solo come atto vandalico, noi ci siamo ispirati ad alcune crew che riuscivano a produrre pezzi di qualità sia legali che illegali, mantenendo una ricerca di stile in entrambe i contesti.

La scena romana di writing è sempre stata molto apprezzata e conosciuta anche all’estero. Che cosa secondo voi la contraddistingue?

La risposta è molto ampia, dipende cosa intendi per scena romana, dipende molto dal periodo. Noi abbiamo fatto parte della seconda generazione, sviluppatasi dalla metà degli anni 90, quindi per noi la scena romana di riferimento era la prima generazione di inizio anni ’90. Una cosa importante da dire è che in quel decennio il concetto di writing era molto legato alla cultura HipHop (nel senso delle 4 discipline), elemento che oggi si è perso quasi totalmente.

Per noi era l’epoca dello “scontro” stilistico ta RomeZoo e TremaRoma, i primi sicuramente più “bombers” mentre i secondi più “style writers”, da un lato i pezzi con tappo originale, dal gusto più grezzo, dall’altro ricerca ed evoluzione di lettere e disegni anche con tecniche spray più pittoriche. Attualmente ci sono degli elementi molto validi in città, ma nessuno è caratteristico da incarnare la scena nella sua totalità . Forse la cosa migliore è dire che c’è stato un writing (e quindi una scena romana) prima di internet e una dopo.

Seguite ancora con interesse il mondo dei graffiti? Ci sono differenze da quando dipingevate anche voi? Se sì, quali?

Seguiamo di meno la scena attuale, ci piace sempre buttare un occhio per vedere se c’è qualche pezzo nuovo in strada, ti resta comunque una “deformazione” nel camminare per le strade e cercare i graffiti. Sicuramente in epoca più recente (diciamo negli ultimi 10 anni) sono entrati molti più stili anche per l’influenza del writing mondiale e/o della street art. Noi usavamo solo gli spray ma adesso si usano anche pennelli, rulli, stencil e sopratutto anche molto figurativo non più solo lettere. Più strumenti e più diversificazione.

Apriamo una parentesi sulla street art. Dateci la vostra definizione di street art.

Troppo facile dire che tutto ciò che sta per strada sia denominato street art. Noi ci siamo visti tutta l’evoluzione dalla sua nascita fin dai primi anni 2000 (parlo di Roma), dove sono comparsi i primi stencil in giro fatti dagli stessi writers che magari stavano cercando qualcosa di diverso dalla classiche lettere, vedendo la tendenza del resto d’Europa. La street art nasceva spontaneamente e illegalmente come il writing, solo questo le accumunava. Le produzioni murali che vediamo oggi sarebbe meglio definirle arte pubblica, come fanno gli artisti muralisti. Non hanno più lo spirito “illegale” dell’inizio. La parola “street art” è stata coniata da qualche giornalista e applicata erroneamente, proprio come il writing è sempre stato chiamato erroneamente “graffiti” dai media.

Negli anni passati, ma anche oggi, sentiamo spesso parlare di graffiti vs. street art (murales che vengono coperti da tag o throw up ad esempio). Qual è la vostra opinione in merito?

Quando facevamo writing c’era un rispetto per i pezzi fatti da altri, anche se la città di Roma sembrava non avere abbastanza muri per tutti. Noi eravamo e siamo a favore del rispetto, non ci verrebbe mai in mente di eseguire un murales coprendo graffiti, però sappiamo anche che dipingere per strada comporta delle sue regole, dove rovinare o coprire un graffito fa parte anche del gioco del writing.

La progressiva istituzionalizzazione della street art (grandi murales commissionati per scopi anche molto diversi da loro: pubblicitari, “abbellimento urbano” ecc.) ne ha, a vostro personale parere, smorzato lo spirito ribelle iniziale? Insomma come è cambiata la street art dalle sue origini ad oggi?

Innegabilmente la street art ha sdoganato il linguaggio nella comunicazione visiva urbana, le strade ora hanno molti muri anche di grande formato dipinti e colorati. Quindi ora vedere un muro dipinto è diventato normale, facilmente commerciale, cosa che non ci saremmo mai aspettati di vedere vent’anni fa. È vero però che anche con i graffiti a NY fin dai primi anni ’80 si erano già viste le prime mostre in galleria, con la street art sarebbe stata solo una questione di tempo. L’evoluzione dell’arte e dei linguaggi è parte integrante della società urbana.

Cosa vorreste dire e che consigli potete dare ai giovani che vogliono intraprendere il vostro percorso lavorativo (grafici/creativi)?

Gli diremmo di avere innanzitutto pazienza. Oggi i giovani hanno mille stimoli da ogni parte, rischiano facilmente di omologarsi. Invece il nostro consiglio è quello di continuare a cercare l’originalità, lavorare su di essa, puntare verso la propria visione. Non ci vorranno mesi, ci vorranno anni. Esplorare, uscire dalla propria comfort zone, prendere ispirazione dal contesto e tramutarlo verso il proprio linguaggio.

Chiudendo, ci sono dei progetti a cui state lavorando e che vedranno la luce nei prossimi mesi (muri, opere ecc.)?

Abbiamo una mostra a breve a Roma, sarà la prima volta che FuoriStudio esce dalla bottega e si mostra per quello che è. Oltre all’aspetto lavorativo c’è anche un’anima puramente creativa, senza compromessi. Inoltre stiamo cominciando a pensare al secondo capitolo di un progetto che l’anno scorso ci ha dato ottimo responso, ovvero la serie di poster Alfabeti Clandestini che vedranno la luce a inizio 2022. In mezzo poi tutti i singoli progetti di Daniele e Gabriele tra arte, grafica e design. Diciamo che le cose da fare non mancano.

Se volete ringraziare o salutare qualcuno questo è il momento di farlo.

Spesso ci capita di incontrare persone che ci conoscevano fin dai tempi dei graffiti, che si ricordano ancora del nome FuoriSerie, delle murate, dello stile e che si stupiscono di vederci ancora insieme a creare. Non pensavamo di poter lasciare un segno indelebile in questa città, nel nostro piccolo ci siamo riusciti. Grazie a tutte e tutti quelli che ci supportano e ci apprezzano.

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