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Intervista a Felipe Ferrer: “L’arte catalizza le idee, connette lingue diverse”

C’è ancora tempo fino a domenica 21 novembre per visitare la Biennale Architettura 2021 a Venezia e il padiglione peruviano ideato dall’architetto Felipe Ferrer. Il progetto della mostra “Playground: artefatti per interagire” è stato concepito intorno ai problemi di sviluppo urbano e di appropriazione degli spazi pubblici…

C’è ancora tempo fino a domenica 21 novembre per visitare la Biennale Architettura 2021 a Venezia e il padiglione peruviano ideato dall’architetto Felipe Ferrer. Il progetto della mostra “Playground: artefatti per interagire” è stato concepito intorno ai problemi di sviluppo urbano e di appropriazione degli spazi pubblici, aumentati in diverse regioni del paese sudamericano e in particolare nella città di Lima, tramite l’utilizzo di un elemento principale. Parliamo delle sbarre, che da oggetto di paura e chiusura diventano, con questa mostra, sinonimo di gioco e fiducia.

Le sbarre diventano sinonimo di gioco e di fiducia

La proposta si è concentrata sull’abbattimento della paura intrinseca delle sbarre, attraverso la loro trasformazione in nuovi artefatti che incoraggino l’interazione attraverso il gioco e migliorino la relazione tra i cittadini. L’elemento emblematico è il dondolo, in cui è necessario che le due persone trovino il giusto equilibrio per potersi sedere. Così facendo, si vuole evidenziare come, attraverso l’equilibrio e il gioco, possa nascere la fiducia reciproca. L’ambientazione della mostra include anche cartelli dissuasori, così come un cancello principale all’ingresso che segna l’inizio dell’esperienza, accompagnata da elementi visivi e sonori.

“Penso che il punto forte dell’installazione sia che da un problema locale ci troviamo di fronte a una sfida globale, che tocca molti aspetti, una questione sensibile per i cittadini di tutto il mondo, con cui tutti possono relazionarsi”, racconta a Uozzart l’architetto Ferrer. L’ingresso è possibile da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00 previa prenotazione e acquisto di biglietti.

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Architetto Felipe Ferrer, come può l’arte può essere veicolo di cultura e culture di un territorio così complesso e variegato come quello peruviano?

L’arte è il riflesso della cultura di un luogo e allo stesso tempo alimenta la cultura. Idealmente, l’arte funziona come un catalizzatore di idee, come un connettore di lingue diverse, comunica in un linguaggio universale e può collegare spazi e tempi diversi. La varietà e la complessità del nostro territorio arricchisce la nostra cultura e quindi la nostra arte.

Dondolo e sbarre, gioco e gioco: come e dove questi contrasti possono trovare il giusto equilibrio?

Credo che questi oggetti non siano in contrasto, al contrario possono essere complementari e possono essere utilizzati come punti di incontro in una città contemporanea.

Che ruolo hanno, in questo percorso, l’uso di colori e delle luci?

I colori del progetto riflettono i materiali, i manufatti trasformati sono stati lavorati in acciaio nero e il cancello d’ingresso è stato lasciato com’era quando l’abbiamo rimosso, con la ruggine naturale che inizia a corrodere la vernice grigia. Le “isole giardino” artificiali sono logicamente verdi perché rappresentano il giardino dei parchi e il segnale di STOP all’entrata è di un rosso impressionante come tutti i segnali di questo tipo. Lo spazio ha 3 grandi finestre rivolte a sud che illuminano generosamente lo spazio durante il giorno. Volevamo che lo spazio fosse il più naturale possibile, come se si fosse in un parco giochi.

Come nasce l’idea di questo allestimento e quale, secondo lei, il suo punto di forza?

Ho vissuto per 3 anni nel quartiere di La Molina, un quartiere residenziale che non ha molti marciapiedi ma molte recinzioni e cancelli. Il mio appartamento era situato su una laguna con un parco di fronte. Molto bello ma per arrivare a casa mia dovevo passare attraverso diversi cancelli, il che mi ha fatto pensare a questi dispositivi in città. Ho prestato più attenzione a loro e ho cercato di reagire a questa situazione che era dannosa per la stragrande maggioranza delle persone. Più tardi mi sono reso conto che alcune zone di Lima hanno così tanti recinti che non si sa più cosa o chi recinta cosa.

Penso che il punto forte dell’installazione sia che da un problema locale ci troviamo di fronte a una sfida globale, che tocca molti aspetti, una questione sensibile per i cittadini di tutto il mondo, con cui tutti possono relazionarsi. Il problema della chiusura dei parchi o dell’appropriazione dello spazio pubblico, insieme alla proliferazione di società sempre più chiuse e paranoiche, è in crescita. I media inducono la paura e i politici ci vendono una presunta sicurezza. Si tratta di una questione complessa a diversi livelli, che genera polemiche e discussioni.

I prossimi progetti di Felipe Ferrer

Stiamo lavorando al Museo Casona Chabuca Granda nel centro di Lima, in Perù, all’ampliamento di un ufficio a Gand, in Belgio, a una fabbrica a Monterrey, in Messico e a un Tech Center in Michigan, negli Stati Uniti. Oltre ad altri progetti istituzionali o privati.

Felipe Ferrer, cómo puede el arte ser un vehículo para la cultura y las culturas en un territorio tan complejo y variado como Perú?

El arte es el reflejo de la cultura de un lugar y a la vez este retroalimenta la cultura. El arte idealmente funciona como catalizador de ideas, como conector de diferentes lenguajes, comunica en un idioma universal y puede vincular diferentes espacios y tiempos. La variedad y complejidad de nuestro territorio enriquece nuestra cultura y por ende, a nuestro arte.

Rocódromo y bares, juego y diversión: cómo y dónde pueden encontrar estos contrastes el equilibrio justo?

Creo que esos programas no son contrastantes, por el contrario pueden ser complementarios y se pueden implementar bastante bien como puntos de encuentro en una ciudad contemporánea.

¿Qué papel desempeña el uso de colores y luces en este proceso?

Los colores en el proyecto reflejan los materiales, los artectos transformados se trabajaron en acero negro y la reja de ingreso se dejo tal como estaba cuando la retiramos, con el oxido natural empezando a corroer la pintura gris. Las islas de jardín artificial son lógicamente verdes porque representan el jardín de los parques y el letrero de PARE en el ingreso es un rojo llamativo como todo letrero de este tipo. El espacio cuenta con 3 grandes ventanales que dan al sur y que iluminan de forma generosa a lo largo del día el espacio. Nos interesaba que el espacio se sintiera lo más natural posible, como si estuvieras en un playground.  

Cómo surgió la idea de esta instalación y cuál es, en su opinión, su punto fuerte?

Viví 3 años en el distrito de la Molina, un distrito residencial que no tiene muchas veredas pero si muchas rejas y tranqueras de ingreso. Mi departamento estaba ubicado en una laguna con un parque enfrente. Muy lindo pero para llegar a mi casa tenía que pasar por varias tranqueras, lo cual me hizo reflexionar sobre estos dispositivos en la ciudad. Les puse más atención y reaccioné ante esta situación que perjudicaba a la gran mayoría de personas. Más adelante me di cuenta que algunas zonas de Lima tienen tantas rejas que uno ya no sabe qué o quienes están enrejando qué.

Creo que el punto fuerte de la instalación es que de un problema local nos enfrentamos a un reto global, que toca muchas aristas, un tema sensible a los ciudadanos de todo el mundo, con el que todos pueden relacionarse. El problema de enrejar parques o apropiarse del espacio público, junto con la proliferación de sociedades cada vez más cerradas y paranoicas, es cada vez mayor. Los medios nos inducen al miedo y los políticos nos venden una supuesta seguridad. Es un tema complejo en varios niveles, que genera polémica y discusión.

Próximos proyectos

Estamos trabajando en el Museo Casona Chabuca Granda en el Centro de Lima, Perú. una ampliación de oficinas en Ghent, Bélgica, una fábrica en Monterrey, México y un Tech Center en Michigan, USA.

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