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Oscar italiani – Il giardino dei Finzi-Contini, tra tensione drammatica e contenuto umano

Vittorio De Sica, con Il giardino dei Finzi-Contini (1970), vince il suo quarto Oscar come miglior film straniero. Una elegante opera del sentimento umano capace di nascondere in sé l’ombra del dramma universale. Nel cast, Lino Capolicchio, Dominique Sanda, Fabio Testi e Helmut Berger

Vittorio De Sica, con Il giardino dei Finzi-Contini (1970), vince il suo quarto Oscar come miglior film straniero. Una elegante opera del sentimento umano capace di nascondere in sé l’ombra del dramma universale. Nel cast, Lino Capolicchio, Dominique Sanda, Fabio Testi e Helmut Berger.

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La trama del film

1938, alla vigilia della seconda guerra mondiale e delle leggi razziali, la nobile famiglia ebraica dei Finzi-Contini si allontana dal mondo per chiudersi all’interno della loro lussuosa villa a Ferrara. Qui i personaggi costruiranno un nuovo sistema sociale, chiuso, dove coltivare a colpi di racchette di tennis i rapporti tra loro. Una piccola isolata copia della società che metterà in scena la narrazione del sentimento; quello dell’amore non corrisposto tra il protagonista Giorgio (Lino Capolicchio) e l’affascinante Micol Finzi-Contini (Dominique Sanda). Un conflitto che la tragedia della deportazione non darà il tempo di sciogliere.

La frattura umana in quella storica

La forza distruttiva della passione che sconvolge l’ingenua esistenza di Giorgio costituisce una frattura nella frattura. Cioè quella della separazione di due individualità inserite in una comunità altrettanto scissa dal mondo in cui è sempre esistita. Dal dramma del rapporto individuale emerge l’amara ed oscura anticipazione di quello dell’intera umanità.

Quarto premio Oscar di De Sica

Il film di De Sica vincitore del premio oscar come miglior film straniero, è tratto dal romanzo di Giorgio Bassani. Il quale tenta un approccio di scrittura nella creazione del film. Tuttavia a causa di divergenze artistiche il suo contributo non verrà accolto dal regista preferendo la penna di Vittorio Bonicelli e Ugo Pirro per la stesura della sceneggiatura. La pellicola, grazie anche le suggestive musiche di Manuel De Sica e la fotografia luminosa ma alienante di Ennio Guarnieri, comunica un ansia viscerale che accomuna l’esistenza dei personaggi. Nei loro volti infatti serpeggia l’ombra del loro destino ritagliata ed esposta attraverso la luce della nobiltà.

Tra tensione drammatica e contenuto umano

La tensione drammatica scorre lenta ed inesorabile sul tessuto della carne umana, scivola su di essa da un corpo all’altro fino ad insidiarsi nella profondità nel loro animo. Una macchia immobile nel quadro di una vitalità sconfitta che prende coscienza della sua rovina. Il film sembrerebbe narrare il movimento inesorabile della tragedia stesso ma non manifestandone il percorso ma nascondendolo tra le sfumature dei sentimenti dei personaggi che la vivono.

La minaccia esterna si riflette magistralmente quindi all’interno di una comunità che ne diviene espressione. Questo perché accoglie eroicamente in se il sacrificio dell’umanità intera mostrandolo attraverso le delicate corde esistenziali del dolore privato. Vittorio De Sica allontana la realtà della storia da quella dell’uomo, lo isola in attesa del suo ricongiungimento tragico con essa. Non c’è soluzione storica né tantomeno identitaria. Senza mostrare la morte la mette in scena attraverso la vita. In questo risiede l’eleganza poetica del regista.

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