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Annarita Serra: “Ho scelto di fare l’artista vincendo un concorso su Topolino”

Last Updated on 11/07/2022

Passione, estro, tecnica e ispirazione green: sono questi i quattro pilastri dello stile di Annarita Serra. L’artista punta sull’utilizzo di oggetti frammentati e tracce di spazzatura, raggiungendo un impegno estetico intenso ed una energica, ma dolce, comunicabilità…

Passione, estro, tecnica e ispirazione green: sono questi i quattro pilastri dell’arte di Annarita Serra, nata in Sardegna ma trasferitasi a Milano quando era ancora bambina. Dopo aver frequentato il liceo artistico ed essersi specializzata in restauro di dipinti antichi, dopo un master in marketing alla Bocconi intraprende la carriera di manager in una multinazionale americana. Poi, nel 1990, l’amore per l’arte prende definitivamente il sopravvento.

Dopo aver approfondito un linguaggio pittorico più tradizionale, ritrova le sue radici in una ricerca volta a dare una nuova identità a materiali di recupero, con particolare attenzione alla plastica raccolta sulle spiagge della sua Sardegna. Annarita punta sull’utilizzo di oggetti frammentati e tracce di spazzatura, raggiungendo un impegno estetico intenso ed una energica, ma dolce, comunicabilità. In questo modo si fa testimone del silenzioso grido di aiuto di una natura sempre più contaminata. L’artista è attualmente in mostra con “Plastica fatale”, presso il ristorante vegetariano Il Margutta Veggy Food & Art di Roma, sino a metà settembre.

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Che cos’è per te l’arte?

L’arte per me è una percezione che provoca una reazione emotiva , bella o brutta che sia. Io amo l’arte, ne ho un grande rispetto. E non mi azzarderei mai a dire che la mia sia arte. Direi piuttosto un buon artigianato.

Quando e a quale età risale il tuo primo approccio con l’arte?

Sono cresciuta con mio papà e mio nonno che dipingevano. Alla età di otto anni, partecipai ad un concorso di pittura del giornalino a fumetti “Topolino”. E lo vinsi: il premio era un libretto di risparmio con 10mila lire. Credo che fu proprio allora che decisi di voler fare l’artista.

Come nascono le tue opere dall’ideazione alla realizzazione?

È sicuramente la materia che mi ispira. O mi ci imbatto per caso, oppure la cerco e poi decido come metterla in evidenza, attraverso il soggetto o la tecnica.

Come scegli invece i materiali che forse in più del soggetto,sono protagonisti delle tue opere?

Il materiale che più mi appartiene è la plastica raccolta sulle spiagge. Sono più di vent’anni che mi sono imbattuta con la plastica del mare. Scoperta per caso, è stato un pugno nello stomaco. È lì che ho deciso che avrei unito le forze: quella dell’arte e quella dell’amore per il mare. Insieme avrei attirato l’attenzione di molti sul grave problema. Sicuramente una goccia nell’oceano il mio intervento ma il mare è fatto di tante gocce.

Tre tra le tue opere a cui sei più affezionata e perché.

La Venere: dopo averla venduta , ho iniziato a sentire la sua mancanza e magicamente è tornata a casa.

Pinocchio, realizzata con le monete da 10 lire che ho raccolto durante l’infanzia

Frida con la mascherina: l’ho fatta durante la pandemia ed è stato il primo lavoro dopo un lungo periodo di blocco creativo.

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