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Da Attacker you! a Mila e Shiro, 35 anni di manga, tra censure e paradossi italiani

Tutto quello che c’è da sapere su Mila e Shiro, il manga cult dedicato alla pallavolo, pubblicato per la prima volta nel 1984. Con tante curiosità, tra personaggi inventati, parentele impossibili e censure

Mila e Shiro

Tutte le informazioni principali su manga e anime

Il suo nome originale è Attacker you!, ma in Italia bastano i nomi dei due protagonisti per evocare immagini, sorrisi, emozioni e note. Quello che ha dato i natali non solo a Mila e Shiro, ma anche a personaggi come Mila (Yu) Hazuki, Shiro Tachiki (So Tachiki), Kaori (Eri) Takigawa e Nami Hayase, è un manga di genere spokon e shōjo scritto e illustrato da Jun Makimura e Shizuo Koizumi. Da esso è stata tratta una serie televisiva anime trasmessa su TV Tokyo dal 1984 al 1985. Arrivata poi in Italia nel 1986 su Italia 1 con il titolo di Mila e Shiro – Due cuori nella pallavolo. Ecco a voi, per festeggiare i 35 anni dalla pubblicazione del primo volumetto, tantissime curiosità sulla serie cult.

La trama e le differenze tra manga e anime

Diciamo che la storia la conoscono tutti. O quasi. Ma quello che non sapete è che ci sono varie differenze tra anime e manga. Innanzitutto perchè il primo ha molti più personaggi. Come Yogina e Sori, semplicemente perché non esiste la squadra del Serin. Ma non esiste neanche Sunny, il fratellino adottivo di Mila, che compare solo nella versione cartacea. E se nell’anime Mila scopre che sua madre, Kyushi Tajima, è viva, nel fumetto è davvero morta. E compare solo in alcuni flashback.

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Tutte le particolarità italiane e le censure

Dalla sigla sembrerebbe che l’anime racconti soprattutto l’amore tra Mila e Shiro. Invece no, perché questo occupa un ruolo decisamente marginale. Il vero sentimento, infatti, di entrambi è rivolto alla pallavolo. Inoltre in Italia Mila viene fatta diventare addirittura cugina di Mimì Ayuhara, protagonista di un altro noto anime sulla pallavolo, Mimì e la nazionale di pallavolo. Ovviamente non è vero. Diverse, anche le piccole censure, soprattutto per comportamenti violenti e piccole scene ironiche di nudo.

Il sequel del 2008

Nel 2008, in occasione delle Olimpiadi di Pechino, è stato realizzato un sequel della serie animata dal titolo Mila e Shiro – Il sogno continua. Purtroppo, però, questo “sogno” non è stato molto apprezzato. La serie conta 52 episodi, prodotti da Knack Productions nel 2008 in occasione delle Olimpiadi di Pechino dello stesso anno. La storia, anziché in Giappone, si svolge a Pechino, dove Mila si trasferisce qualche anno dopo gli avvenimenti della serie precedente. Qui, per impedire lo scioglimento della squadra delle Dragon Ladies, intervongono tre grandi della pallavolo: Ming Yang, personaggio inedito, Nami Hayase e Shiro Takiki, quest’ultimo nei panni di allenatore. A cui poi si aggiungerà anche la stessa Mila.

Il “tentativo” del Corriere dei Piccoli

Creato da Makimura Jun e Koizumi Shizuo negli anni Ottanta e pubblicato dalla casa editrice Kōdansha, il manga è composto da tre tankōbon ed è stato pubblicato in Italia con il titolo originale dal 10 febbraio e il 10 aprile da Star Comics sul periodico Starlight. L’edizione italiana del fumetto arriva 19 anni dopo il suo debutto giapponese. Venne pubblicata della Star Comics con il titolo originale e il sottotitolo Mila & Shiro. Negli anni Ottanta era stato pubblicato, solo parzialmente, sul Corriere dei Piccoli.

I “doppi doppiaggi” e le altre voci celebri

Nella versione italiana i doppiatori hanno prestato la voce a diversi personaggi. E ci sono stati personaggi che si sono ritrovati con voci diverse, cambiate nell’arco di poche puntate. Qualche esempio? Laura Boccanera e Monica Ward per Kaori, Rita Baldini e Maura Cenciarelli per Yogina Yokono e così via. Mentre la già citata Rita è sia Nami che Sunny, mentre Monica si alternava tra Kaori e Chibi.La doppiatrice di Mila, tra l’altro, ha un curriculum lunghissimo: ha doppiato anche Sarah Michelle Gellar in Buffy l’ammazzavampiri, Courteney Cox in Friends e Sarah Jessica Parker in Sex and the City.

Articolo anche apparso su Stile.it

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