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#Iorestoacasa (20) – 3 film che ai David di Donatello meritavano di vincere di più: Martin Eden, La dea fortuna, Pinocchio

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La “quarantena” è ufficialmente finita. E questo hashtag speriamo rimarrà un ricordo agrodolce. Concludiamo quindi, in questo giorno “di transizione”, questa rubrica, nella speranza vi abbia tenuto compagnia in queste settimane così difficili. Lo facciamo con tre film italiani che ai David di Donatello, forse, meritavano di vincere di più: Martin Eden, La dea fortuna, Pinocchio.

Risale a pochi giorni fa un’edizione “storica” dei David di Donatello 2020, andata in onda in maniera “contenuta” a causa della pandemia da Covid-19. Il film che si è aggiudicato il maggior numero di premi è stato Il traditore di Marco Bellocchio con 6 David tra cui film, regia e attore protagonista. Seguito da Pinocchio di Matteo Garrone con 5 statuette, Il primo re di Matteo Rovere con 3. Poi La dea fortuna di Ferzan Özpetek con Stefano Accorsi, Edoardo Leo e Jasmine Trinca. Ecco i tre film che, forse, meritavano di vincere qualcosa in più: Martin Eden, Pinocchio e La dea fortuna.

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Martin Eden

Iniziamo a parlare di Martin Eden che, nonostante le 11 candidature, è riuscito a portare a casa un solo David. Quello per la Migliore sceneggiatura non originale, a Maurizio Braucci e Pietro Marcello. Il film racconta la storia di un giovane marinaio Martin Eden (Luca Marinelli) , in una Napoli senza tempo. In un periodo compreso tra il biennio rosso e gli anni ’70. Martin dopo aver salvato Arturo, giovane rampollo della borghesia, viene ricevuto dalla famiglia e fa conoscenza della sorella Elena di cui si innamora immediatamente. La giovane ragazza è bella, colta e raffinata, rappresenta lo status sociale a cui Martin vorrebbe elevarsi. L’amore morboso per Elena lo porta a nutrire il sogno di diventare un scrittore. Inizia così un percorso da autodidatta che lo porterà al successo ed a tradire le sue stesse origini.

Il nostro commento

Martin Eden è un dramma esistenziale diretto da Pietro Marcello e liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Jack London del 1909. Il regista per la sua opera più importante ha trasposto in modo del tutto nuovo questo romanzo dei primi del Novecento. Costruendo una sceneggiatura ricca di pathos, che segue l’evoluzione del giovane Martin Eden in un crescendo narrativo che mantiene tutta la sua complessità. Del tutto nuova anche la scelta della città Napoli, il contesto sociale e storico. Il protagonista è interpretato da un superbo Marinelli, che per questo ruolo ha vinto l’ambita Colpa delle Volpi per la migliore interpretazione maschile al Festival di Venezia.

L’attore riesce a incarnare perfettamente la crescita personale del giovane marinaio, che una volta raggiunto il successo diventa disilluso, insoddisfatto, infelice. Visibilmente segnato dai vizi del tempo, in un crescendo emotivo drammatico. Per questa straordinaria interpretazione Marinelli è riuscito a mettere d’accordo critica e pubblico. Ed è stato acclamato dalla critica internazionale tanto da essere inserito nella lista dei venti miglior film del 2019 su Sight & Sound, prestigiosa rivista di cinema pubblicata dal British Film Institute. Ma non è riuscito ad aggiudicarsi il David come migliore attore protagonista. Ci auguriamo quindi che torni presto sul grande schermo e magari possa finalmente vincere il David come miglior attore protagonista (ha vinto nella categoria migliore attore non protagonista per Lo chiamavano Jeeg Robot).

La Dea Fortuna

Altro film che ha vinto solo 2 David nonostante sia stato il film che ha rappresentato il comeback di uno dei registi più amati del cinema italiano La dea Fortuna. Un vero è proprio ritorno al vecchio Ozpetek, quello de ‘Le Fate ignoranti’, ‘La Finestra di Fronte’ , ’Saturno Contro’, ‘Mine Vaganti’. Un regista che ci abituato a delle vere e proprie consuetudini nei suoi film che sono diventati dei veri e propri cult. L’eterno sfondo della Roma trasteverina o delle masserie pugliesi, ai vicini di casa che diventano famiglie allargate, l’amica turca che sa tutto di tutti. Amori gay, quelli veri, quelli sofferti. A lui il merito di aver portato per la prima volta nel nostro Paese l’amore omosessuale sul grande schermo, sdoganandolo dagli stereotipi gay e riuscendo sempre ad emozionare tutti.

Anche in questo film abbiamo la storia di una coppia gay Alessandro (Stefano Accorsi) e Arturo ( Edoardo Leo) una coppia insieme da più di 15 anni, ma come tutte le coppie con il passare del tempo il rapporto si trasforma. La routine prende il posto della passione e nonostante i sentimenti i due si trovano ad affrontare una profonda crisi. Ma un giorno Annamaria (Jasmine Trinca), la migliore amica di Alessandro, lascia in custodia a lui e al suo compagno i due figli che stravolgeranno le loro vite fino a farli ritrovare.

Il nostro commento

Ancora una volta Ozpetek dimostra di saper far breccia nel cuore del suo pubblico. Una sceneggiatura realistica ed autentica. La storia di Alessandro e Arturo è la storia di ognuno di noi, che dopo anni con una persona ci ritroviamo a vedere le nostre relazioni trasformate ed a non riconoscere più la persona di cui ci eravamo innamorati. In questo film troviamo un Ozpetek più maturo che parla di una relazione per la prima volta al capolinea. Raccontando in modo nitido e schietto come sia facile perdersi al di là dei semplici tradimenti che sono solo dei semplici pretesti. Perfetti Stefano Accorsi (Alessandro) ed Edoardo Leo (Arturo) nell’interpretare due personaggi così diversi. Il primo un traduttore che non è riuscito a raggiungere il proprio sogno da scrittore e cerca consolazione nel rapporto fisico per sopperire alla sua infelicità. Il secondo un idraulico affascinante molto più concreto che con il suo lavoro riesce a portare a casa il pane per vivere ed amato da tutti grandi e bambini.

Plauso alla splendida Jasmine Trinca che per il ruolo di Annamaria si è aggiudicata il David come migliore attrice protagonista. Come lei stessa ha affermato durante la sua premiazione in video diretta su Rai1 : “Me l’ha detto sempre Ferzan, un’attrice protagonista non si vede dalla quantità dei minuti in un film. Annamaria nella Dea Fortuna compare eppure resta, come tante persone nella nostra vita”. Come in tutti i film di Ozpetek a fare da protagonista nel lungo viaggio dei sentimenti è la musica. Tra i brani della colonna sonora citiamo solamente ‘Luna Diamante’ cantata da Mina e scritta da Ivano Fossati e ‘Che vita meravigliosa’ di Diodato che si è aggiudicata il David di Donatello come miglior canzone originale.

Pinocchio

Non poteva mancare nella nostra lista il capolavoro di ‘Pinocchio’ firmato dal genio di Garrone. Il film ha ricevuto 15 candidature ai David di Donatello. E ha vinto in cinque categorie: Miglior scenografo, Miglior truccatore, Miglior costumista, Miglior acconciatore e Migliori effetti speciali visivi. Quella di Garrone è una trasposizione innovativa della favola italiana più conosciuta al mondo, ma comunque fedele alla trama che conosciamo tutti.

Il nostro commento

Garrone è riuscito con grande equilibro a rispettare il testo di Collodi riportando sul grande schermo quelli che ormai sono dei personaggi caricaturali. Ma, inoltre, portando al centro della sceneggiatura il percorso del burattino che sogna di diventare un bambino. E che dovrà affrontare gli ostacoli che il viaggio, come la vita, gli mette davanti. Non manca la magia, la favola e il sogno. Emoziona la bravura innata del piccolo attore Federico Ielapi. Le lunghe sessioni di trucco a cui si è sottoposto non sono riuscite a nascondere l’espressività dei suoi occhi e del suo corpo. Riuscendo a farci innamorare, di nuovo, del burattino più famoso del mondo.

La sensibilità e autenticità con cui Benigni ha interpretato il padre di Pinocchio ci ricorda il personaggio de “La vita è bella”, che gli è valso l’Oscar come migliore attore. Garrone è riuscito nella difficile impresa di rendere l’ennesima trasposizione cinematografica di una favola di fama mondiale innovativa ed inclusiva, attraverso una fitta trama di personaggi che si susseguono accrescendo la commozione estetica. Ma dietro un grande film ci sono tantissime persone che lavorano e questo film più di tutti dimostra come noi italiani, attraverso la sapiente orchestrazione di un grande regista, possiamo fare film che possono tranquillamente competere nel panorama cinematografico internazionale. Scenografia, trucco, costumi da Oscar. E da David di Donatello, ovviamente, con un sempre grande Massimo Cantini Parrini.

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