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Oscar italiani – Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto: il fascino del potere e del grottesco

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), premio Oscar come miglior film straniero, con Gian Maria Volontè, Arturo Dominici e Florinda Bolkan. Un film che dipinge sul volto di Gian Maria Volontè il discreto fascino del potere, della perversione e del grottesco.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), premio Oscar come miglior film straniero, con Gian Maria Volontè, Arturo Dominici e Florinda Bolkan. Un film che dipinge sul volto di Gian Maria Volontè il discreto fascino del potere, della perversione e del grottesco.

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“Tra il dovere e l’essere”

Elio Petri realizza un’opera controversa i cui temi uniti allo stile “all’americana” hanno forse offeso la sensibilità politica di un’Italia in crisi e in lotta, quella degli anni Settanta. Il regista si fa così martire di quel disagio politico, caricandosene le colpe e le accuse. Dalla storia di un dirigente della polizia (Gian Maria Volontè) che incontra la carriera politica non emerge tuttavia un messaggio di pesante e superficiale denuncia. L’intento del regista non è questo ma il piacere di fare cinema, il piacere del racconto cinematografico. Da qui un opera maestra che, sì mette in luce i paradossi delle istituzioni, ma che ancor prima mette a nudo quelli dell’identità. L’uomo della legge vive infatti tra la legalità e l’illegalità, tra la civiltà e l’animosità della bestia, tra il dovere e l’essere.

Un racconto Kafkiano

Un film che attinge alle atmosfere del surreale e turba profondamente le corde dell’anima, tese fino alla rottura in un crescendo di equilibrato delirio. La realizzazione di un racconto di matrice Kafkiana quindi che esplora le tinte più buie e calde dell’irrazionale. Un film che dipinge sul volto di Gian Maria Volontè il discreto fascino del potere, della perversione e del grottesco. Qui lo sguardo spettatoriale è vittima della violenza cinematografica, intesa questa come la capacità del dispositivo di intrattenere un gioco perturbante con l’identità dello spettatore.

Un’allucinazione paradossale…

Dunque in un alternarsi di assenza e presenza lo sguardo del soggetto spettatoriale diviene il suo stesso oggetto, riflesso di sé nell’altro e nell’altro di sé. Attraverso il magico specchio cinema esperimentiamo così come percezione reale l’evento immaginifico. Paradossalmente allucinati allora la nevrosi dell’anti James-bond siciliano diviene la nostra; Il regista traumatizza lo spettatore e lo fa eccezionalmente. I piani stessi della realtà e del sogno insieme a quelli del presente e del passato si confondono tra loro, al punto in cui giunti all’esplosione del conflitto psichico del protagonista sono indistinguibili.

Il montaggio, le associazioni

Questo grazie alla funzionalità del montaggio, motore ipnotico che dà realtà all’esperienza onirica. La traduce infatti attraverso le sue associazioni, libere come quelle mentali dallo logica dello spazio e del tempo. Assistiamo allo sospensione metafisica delle coordinate che strutturano il reale, perché queste cedono gradualmente il loro potere a quelle che dominano la profondità ultima della persona, il suo inconscio. I tempi psichici costituiscono quindi la vera struttura della realtà filmica.

Il desiderio e lo spettatore

Evidente in “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” il riferimento psicanalitico freudiano allo squilibrio tra il super Io e l’Es. Quindi a quello tra la rappresentazione di sé, identificabile con l’esaltazione narcisistica del potere attraverso la civiltà, e la realtà psichica del sé, quella malata di un bambino fin troppo debole. Da qui, dallo scontro, emerge la perversione del desiderio. Condivisa questa, grazie al potere del dispositivo, con lo spettatore, colpevole del voyeuristico piacere. La violenza osservata gratifica quindi il soggetto ma senza soddisfarlo mai. Così che il tutore della civiltà, dalla rappresentazione visiva-fotografica giunge per insoddisfazione all’atto proibito. Il corpo della bellissima e perversa Augusta Terzi (Florinda Bolkan) si fa fotografare in posa di morte, ma dal gioco della finzione si compirà la tragica e calda realizzazione, l’omicidio. Parlando delle pulsioni e del piacere dello sguardo, Petri realizza un esposizione metacinematografica.

Ennio Morricone ritaglia lo spazio della tensione

Lo stile registico realizza l’azione filmica seguendo a tratti le tinte hitchcockiane, quindi la strategia della suspense. Realizzata questa grazie all’incontro diegetico dell’immagine con l’elemento sonoro. Infatti il potere simbolico e comunicativo della fotografia è sostenuto e valorizzato dalla musica del maestro Ennio Morricone. Le sue note ritagliano quindi lo spazio della tensione. Una colonna sonoro di tipo convergente che costituisce il legame più diretto e profondo con la forza dell’azione scenica. Scatenando così nello spettatore l’emotività legata alla paura lo addestra all’attesa del proibito.

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