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Oscar italiani – Mediterraneo, il viaggio epico rivisitato attraverso la lente della denuncia contemporanea: Il non ritorno ad “Itaca”, la fuga

Last Updated on 08/08/2020

Mediterraneo (1991) di Gabriele Salvatores. Premio oscar come miglior film straniero con Diego Abatantuono, Claudio Bigagli, Giuseppe Cederna, Claudio Bisio e Vana Barba. Il non ritorno ad “Itaca” di Ulisse, il viaggio della fuga. Ultimo film della trilogia della fuga di Gabriele Salvatores

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Mediterraneo (1991) di Gabriele Salvatores. Premio oscar come miglior film straniero con Diego Abatantuono, Claudio Bigagli, Giuseppe Cederna, Claudio Bisio e Vana Barba.Il non ritorno ad “Itaca” di Ulisse, il viaggio della fuga. Ultimo film della trilogia della fuga di Gabriele Salvatores.

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“La Grecia è la tomba degli italiani”

1941, un plotone di 8 soldati italiani sbarca su una piccola isola della Grecia per presidiarla dall’attacco del nemico. Qui in attesa di ordini, che mai arriveranno a causa della loro radio militare danneggiata, trascorreranno 4 anni. Isolati quindi dal mondo e dal conflitto bellico i soldati vivranno sull’isola in pace ed equilibrio con la natura del posto ed i suoi abitanti. La fedeltà alla bandiera a cui sono legati i suoi valori e la loro terra, quella italiana, perderà cosi il senso della sua unità e finanche lo scopo della sua lotta. È infatti l’amore e la serenità il rifugio sacro in cui gli uomini scoprono e ritrovano se stessi. Ecco allora come l’uomo di guerra, il soldato, torna ad essere l’uomo del mondo e della sua terra, quella priva degli artefici confinanti. Cosi che alla fine della storia poco senso assume se i nemici, gli inglesi, approdano come alleati.

Mediterraneo, tra tensione e distensione…

Un’avventura quindi in cui l’attesa costante per l’evento, per l’azione bellica, è sistematicamente tradita e disillusa. Questo attraverso un brillante ed equilibrato gioco ritmico di tensione e distensione, capace di dar movimento alla non azione. La realtà infatti è ben lontana dalle aspettative ed i soldati ne prenderanno coscienza nella loro evoluzione umana.

Il non ritorno ad “Itaca”, la fuga

Assistiamo ad un viaggio che capovolge semanticamente e simbolicamente l’ orizzonte classico proprio dell’epicità. Questo perché i soldati o meglio gli “eroi” non combattono più per la loro terra anzi non combattono affatto. La destinazione del cammino non è più la loro casa perché questa non vuole e non può ospitare più i suoi guerrieri. La destinazione finale diviene quindi la fuga da quella casa. La morte dell’ideale eroico lascia il passo alla nascita di quello umano. Una rivisitazione quindi attraverso la lente della denuncia contemporanea: il non ritorno ad “Itaca”, la fuga.

Il sacrificio dei figli

Emerge dal racconto la paura per l’incerto, la paura per il futuro. Il desiderio della gioia vitale è tradito quindi dalla patria e l’esistenza degli uomini ne è ferita nel profondo. Al punto in cui, per paradosso etimologico, l’esilio divine l’arma ultima delle loro origini. Da qui la denuncia sociale e politica nei confronti di un paese che ha sacrificato in nome del potente denaro i suoi figli, i suoi eroi.

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