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Oscar italiani – Amarcord di Fellini, il ricordo di un uomo raccontato all’umanità

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Amarcord di Federico Fellini conquista la vetta di Hollywood come miglior film straniero nel 1973 regalando al nostro Paese una pagina di gloria e memoria. Con Magali Noel, Bruna Zanin, Pupella Maggio e Armando Brancia...

Vincitore del premio Oscar come miglior film straniero nel 1973. Il cinema di Federico Fellini incontra le memorie della vita del suo stesso autore. Ambientato infatti negli anni tra il 1930-1935, quindi quelli della sua infanzia e dell’Italia del consenso al regime. Questo periodo storico è ricreato attraverso la messa in scena della vita quotidiana popolare presso un immaginario paese della terra d’origine del nostro artista, la Romagna. Qui lo spazio si riempie di malinconica esplosione di vita, autentica se pur confinata alla dimensione del sogno e della immaginazione. Una rappresentazione esistenziale lontana forse ma che ancora oggi è capace di mettere a nudo i paradossi di un paese e le debolezze dell’individuo, intenso questo sotto la brillante luce dell’universale.

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Amarcord di Fellini: il fascismo, il gruppo, l’immaturo

Fellini parla quindi di uomini e lo fa attraverso la dinamica teatralizzata della crescita. Incontriamo il padre a fianco al figlio, l’aspirazione alla libertà a fianco al fascismo, il bigottismo a fianco alla fede. Seppur il suo cinema sembrerebbe vivere in una sfera apolitica come potremmo ignorare la grande carica di denuncia nonché rivoluzionaria che porta con sé? Assistiamo infatti alla ridicolizzazione estrema e a tratti grottesca del regime e dei suoi uomini, o meglio de suoi “bambini”.

Sembrerebbe che i grandi gerarchi fascisti siano più immaturi dei giovani scapestrati che animano le strade. Da tale spensierato confronto, attraverso la lente dell’ironia, emergono con chiarezza antropologica le dinamiche che spingono certi uomini ad affiliarsi in gruppo. È appunto la debolezza e il desiderio di non crescere e quindi non affrontare la realtà il principio motivante dal quale si realizza la chiusura, l’ignoranza, l’esaltazione, l’odio. Un popolo che perde così le coordinate della propria coscienza nonché l’individualità dei suoi membri. Tuttavia forse Fellini usa il regime fascista solo come pretesto, forse lo fa per dare luce e significato alla poetica dello smarrimento.

Il tutto nel nulla, il caos nel silenzio

Ed è il tema dello smarrimento ad inserirsi dialetticamente con il cammino della coscienza. La realizzazione identitaria del se, la sua stessa memoria, sembra qui svanire in un mondo fatto di gioco. eppure è proprio in quel gioco che si cela il significato del grande mistero. Fellini tuttavia non dà risposte ma dipinge le domande con i colori del suo cinema fantastico. Ecco allora come la realtà privata di senso modella i suoi infiniti contenuti affidandosi al più grande e rocambolesco vuoto, dove annegano i desideri e le paure dell’anima. Nella viziata, folle incrollabile caoticità non rimane quindi che il silenzio, il nulla. Amarcord non è quindi un film che documenta la realtà ma un vivido e confuso sogno che la ricerca nella sua essenza ultima.

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