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Oscar italiani – La grande bellezza di Paolo Sorrentino: la mondanità, lo sfarzo, il nulla

La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino con Tony Servillo, Sabrina Ferilli, Carlo Verdone e Galatea Renzi. Premio oscar come miglior film straniero. Sorrentino celebra la poetica del disincanto dove il significante incontra il significato. Un’opera che ha spogliato una società dalle sue falsità donando al cinema un dialogo profondo con la natura umana.

La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino con Tony Servillo, Sabrina Ferilli, Carlo Verdone e Galatea Renzi. Premio oscar come miglior film straniero. Sorrentino celebra la poetica del disincanto dove il significante incontra il significato. Un’opera che ha spogliato una società dalle sue falsità donando al cinema un dialogo profondo con la natura umana.

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La mondanità, lo sfarzo, il nulla

“Io non volevo solo partecipare alla feste, volevo avere la possibilità di farle fallire” si presenta cosi l’uomo che vive e racconta la nostra storia, Jep Gambardella (Tony Servillo). Una dichiarazione di intenti che attraverso il tema della mondanità si affaccia a quello dell’esistenza e del suo fallimento. Una visione disillusa della vita che prende coscienza di se stessa. Se non è il caso di parlare di un pessimismo cosmico leopardiano di certo trae da esso le medesime conclusioni.

Il significante e il significato

Attraverso la lente di un cinema lontano dalla sua funziona classica narrativa, privo quindi della linearità dell’azione, Sorrentino dà vita non al racconto ma alla scena. Questa diviene infatti, grazie al suo potere significante, metafora e simbolo del vuoto esistenziale. Così che il significato perde ogni valore per lasciar spazio al suo strumento: il dialogo e l’immagine, quindi l’ordine del simbolico.

La realtà del falso

Sorrentino compie un lavoro di destrutturalizzazione di tutte quello che la cultura e la società ha creato attraverso la superficialità della sua forma e dei suoi contenuti. Cosi come Jep fa fallire la festa, l’autore distrugge quel sistema di valori all’origine dell’umana illusione. Assistiamo infatti alla vanità dei “Grandi” artisti, o meglio “performers”, esalati dalla ricerca dell’essenza del tutto ma che si scontrano letteralmente contro il nulla. Ramona (Sabrina Ferilli), spogliarellista è più umana e sincera delle donne dell’alta classe sociale, le quali vendono le proprie menti all’ipocrisia del bene. Uno sguardo maturo ormai deluso e forse disperato è capace di vivere sinceramente la propria esistenza perché ormai non la teme più. Da qui deriva la forza espressiva e distruttrice di Jep, dal suo atto di profonda e mancata fede.

“La grande bellezza”

La bellezza allora sembrerebbe non la risposta a tutte le domande sul significato della vita, ma il rifugio da esse. Il luogo solo dove l’eternità si specchia con se stessa. Dove la forma trova il suo contenuto, il significante il suo significato. L’armonia e la perfezione dialogano cosi al di fuori e al di dentro del tessuto del reale, tendono a sfuggirne e a riempirlo. Solo lo sguardo luminoso dell’anima ne entra in umile contatto. Liberandola dunque da quel nevrotico vortice esistenziale che l’ammala.

La città eterna

Ad incorniciare la poetica di Sorrentino non poteva esserci nessun’altra città che Roma, eterna come la bellezza. Lontana ma sempre presente acquisisce i tratti di una donna gelosa. Da vita togliendo la libertà di vivere al di fuori di essa, In fondo cattura l’anima donandole la sua gloriosa poesia.

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