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Il dipinto del 1933: La condizione umana di René Magritte e il suo doppio

Il pittore belga René Magritte realizzò due dipinti denominati “La condizione umana”. Il primo di cm 100×81, risale al 1933. E’ ad olio su tela, e si trova alla National Gallery di Washington. Due anni più tardi arrivò il secondo, sempre ad olio su tela e con le stesse dimensioni, oggi a Ginevra.

A sinistra quello del 1935, oggi a Ginevra; a destra quello del 1933, custodito dalla National Gallery di Washington

Il pittore belga René Magritte realizzò due dipinti denominati “La condizione umana”. Il primo di cm 100×81, risale al 1933. E’ ad olio su tela, ed è collocato alla National Gallery di Washington. Due anni più tardi l’artista realizzò il secondo che era sempre ad olio su tela e con le stesse dimensioni, 100×81 cm. Oggi appartiene alla collezione Simon Spierer di Ginevra.

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René Magritte, in entrambe le opere, gioca sulla percezione della realtà

In ambedue le opere che fanno parte della serie del “quadro nel quadro”, Magritte gioca sulla percezione della realtà. Riesce a dare differenti punti di vista ed evoca, tra ciò che è reale e quello che ne è la sua percezione, un confine sottile, quasi indistinto. “La condizione umana” che è considerata un’opera moderna, suscita una certa incertezza nello spettatore sulla considerazione che Magritte abbia rappresentato la realtà fedelmente oppure no.

“E’ così che vediamo il mondo: lo vediamo come al di fuori di noi anche se è solo d’una rappresentazione mentale di esso che facciamo esperienza dentro di noi”.

L’artista, in riferimento alla Condizione umana del 1933, si espresse così: “Misi di fronte a una finestra, vista dall’interno d’una stanza, un quadro che rappresentava esattamente la parte di paesaggio nascosta alla vista del quadro. Quindi l’albero rappresentato nel quadro nascondeva alla vista l’albero vero dietro di esso, fuori della stanza. Esso esisteva per lo spettatore, per così dire, simultaneamente nella sua mente, come dentro la stanza nel quadro, e fuori nel paesaggio reale. Ed è così che vediamo il mondo: lo vediamo come al di fuori di noi anche se è solo d’una rappresentazione mentale di esso che facciamo esperienza dentro di noi”.

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