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“Un altro giro”, l’analisi dell’uomo tra scienza e poesia – La recensione del film

Un altro giro di Thomas Vinterberg con Mads Mikkelsen, Magnus Millang, Thomas Bo Larsen e Lars Ranthe. Vincitore dell’Oscar come miglior film straniero e come miglior regia. Un trattato scientifico dell’anima che ne celebra la sua unità, tra dolore e gioia.

Un altro giro di Thomas Vinterberg con Mads Mikkelsen, Magnus Millang, Thomas Bo Larsen e Lars Ranthe. Vincitore dell’Oscar come miglior film straniero e come miglior regia. Un trattato scientifico dell’anima che ne celebra la sua unità, tra dolore e gioia.

La trama del film

Quattro insegnanti liceali sperimentano la teoria psico-fisiologica elaborata dallo psichiatra norvegese Finn Skarderud. Secondo la quale alla nascita il corpo umano produrrebbe autonomamente un livello alcolico dello 0,5. Teoria alla base della quale nasce l’idea che l’uomo in età adulta debba vivere conservando costantemente tale gradazione alcolica. Finalizzata questa ad elevare le proprie qualità professionali e sociali. Un esperimento documentato sotto forma di trattato ma la cui dimostrazione condurrà i professori alle estreme conseguenze della degenerazione umana. Causata questa appunto dall’abuso dell’alcol. Così che quella che inizialmente si presentava come una soluzione esistenziale, contro le rigidità dei rapporti sociali e a favore di una riqualificazione della vita professionale, si trasformerà in una libera discesa nel delirio dell’irrazionale. Se pur questa analizzata scientificamente.

L’amore: la sostanza primordiale

Tuttavia, al di là del fallimento riscontrato dalla pratica della teoria, a salvare l’esistenza degli uomini dalla perdizione sarà il sentimento umano dell’amore; cioè l’essenza stessa dell’animo. Quindi la reale sostanza presente nel profondo dalla nascita. L’esperimento a sfondo psico-fisico avrà quindi un risultato incredibile. Cioè quello di dimostrare come in ultima analisi la condizione di autentica gioia umana sia quella legata all’ancestrale potere umano d’amare. In “Un altro giro” la trattazione tecnico scientifica incontrerà così le ombre e le luci dell’umanità.

La danza dell’esistenza

La straordinaria interpretazione di Mads Mikkelsen celebrerà tale incontro svelando la fugace ed invisibile magia che anima la condizione umana. Emblematica quindi la sequenza finale in cui l’attore danzando ritrova quell’unità sacra tra la psiche e il corpo da tempo perduta. La forza espressiva dei suoi movimenti infatti offrirà un’immagine di delicata meraviglia bacchica abbandonata alla viva esplosione del sentimento. Suggerendo così la poetica visione di una danza animata dal ritmo del cuore. La quale diviene metafora dell’esistenza stessa perché ne incarna la romantica armonia all’origine della gioia e del dolore. La performance recitativa di tutti gli attori del cast è una vittoria per il cinema stesso; perché porta il respiro dell’umanità direttamente in sala. Elevando così il film ad un capolavoro artistico di straordinaria e pura sincerità spirituale.

Una teoria aperta…

Se quindi l’abuso dell’alcol sarà la causa del male dei professori il finale tuttavia offrirà una riconciliazione luminosa tra questo e la loro vita. Perché rianimata dal profondo sentimento della felicità. La pratica quindi non sembrerebbe confutare totalmente la teoria iniziale quanto piuttosto rifondarla alla luce della spiritualità umana: cioè l’elemento mancante all’interno dell’equazione alcolica.

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