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I capolavori di Roma – Il Gruppo del Laocoonte, la misteriosa meraviglia dei Musei Vaticani

Il gruppo scultoreo di Laocoonte e i suoi figli è una scultura ellenistica della scuola rodia realizzata in marmo dalla paternità incerta. L’opera, probabilmente una copia romana della versione originale in bronzo, è oggi conservata nel Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani…

Il gruppo scultoreo di Laocoonte e i suoi figli, noto anche semplicemente come Gruppo del Laocoonte, è una scultura ellenistica della scuola rodia realizzata in marmo (h 242 cm) dalla paternità incerta. Raffigura il famoso episodio narrato nell’Eneide che mostra il sacerdote troiano Laocoonte e i suoi figli assaliti da serpenti marini. L’opera, probabilmente una copia romana della versione originale in bronzo, è oggi conservata nel Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani.

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Analisi dell’opera

Il gruppo statuario, composta da più parti distinte, raffigura la fine di Laocoonte e dei suoi due figli Antifate e Timbreo mentre sono stritolati da due serpenti marini. Proprio come narrato nel ciclo epico della guerra di Troia, ripreso successivamente nell’Eneide da Virgilio, in cui è descritto l’episodio della vendetta di Atena, che desiderava la vittoria degli Achèi, sul sacerdote troiano di Apollo, che cercò di opporsi all’ingresso del cavallo nella città. La posa del soggetto è instabile: nel tentativo di liberarsi dalla stretta dei serpenti, Laocoonte richiama tutta la sua forza, manifestando drammaticità e sofferenza, sia fisica che spirituale.

Datazione della scultura e paternità

Il noto scrittore Plinio raccontava di aver visto una statua del Laocoonte nella casa dell’imperatore Tito, attribuendola a tre scultori provenienti da Rodi: Agesandro, Atenodoro e Polidoro. Questi sono anche autori dei gruppi statuari con storie di Ulisse della grotta presso la villa di Tiberio a Sperlonga.

Varie date sono state proposte per questa statua, oscillanti tra metà del II secolo a.C. alla metà del I secolo d.C. . Bernard Andreae, in alcuni studi, ha ipotizzato che il Laocoonte sia una copia di un originale bronzeo ellenistico. Plinio comunque attesta la presenza a Roma della statua marmorea a metà del I secolo d.C. attribuendola a scultori attivi un secolo prima.

Il ritrovamento

Il ritrovamento avvenne il 14 gennaio del 1506 scavando in una vigna sul colle Oppio di proprietà di Felice de Fredis, nelle vicinanze della Domus Aurea di Nerone. L’epitaffio sulla tomba di Felice de Fredis in Santa Maria in Aracoeli ricorda l’avvenimento. Assistettero allo scavo, tra gli altri, anche lo scultore e pittore Michelangelo e l’architetto Giuliano da Sangallo.

La collocazione al Belvedere

La statua fu acquistata subito dopo la scoperta dal papa Giulio II, che era un appassionato classicista, e fu sistemata, in posizione di rilievo, nel cortile ottagonale (“Cortile delle Statue”) progettato da Bramante all’interno del complesso del Giardino del Belvedere. Tale allestimento è considerato l’atto fondativo dei Musei Vaticani: da allora il Laocoonte, assieme all’Apollo del Belvedere, costituisce il pezzo più importante della collezione.

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