Last Updated on 12/07/2024
Giovanissimo, anno 1996, ma allo stesso modo talentuosissimo: le radici di Syvy, artista contemporaneo romano, affondano nella street art e nei tatuaggi…

Giovanissimo, anno 1996, ma allo stesso modo talentuosissimo: le radici di Syvy, artista contemporaneo romano, affondano nella street art e nei tatuaggi. Una passione che accarezzava sin da piccolo, ai tempi di Dragon Ball, quando ne disegnava i personaggi, e che è cresciuta e maturata col tempo, più da autodidatta che da cultore della materia.
Portando avanti i suoi studi al tecnico commerciale, Sivy non ha infatti smesso di accarezzare il suo sogno di fare arte. Oggi, tatuatore di professione e artista in divenire, si muove tra digital painting e pittura acrilica, sia pennello che spray, puntando alla motion graphic e all’intelligenza artificiale. Vincitore del primo premio del contest “green” Contesteco 2023, l’abbiamo intervistato per conoscere meglio i suoi primi passi, i suoi “maestri”, i suoi obiettivi.
Syvy, domanda d’obbligo: cosa è l’arte per te?
L’arte per me è un mezzo di espressione fantastico, ma che non può prescindere dal dover veicolare un messaggio. E non importa quale, che sia leggero o complesso: l’arte non è solo rappresentazione estetica, ma soprattutto introspezione.
A quando risale il tuo primo approccio con l’arte?
Il mio bisogno di voler raccontare qualcosa nasce con me, ma si è modificato con gli anni. Disegnavo già quando avevo nove anni: mi piaceva riprodurre animali, personaggi Disney o quelli degli anime, Dragon Ball in primis. Ma se devo pensare alla mia prima opera vera e propria, dobbiamo tornare indietro al 2019, quando ho iniziato ad avvicinarmi all’arte digitale.
Che cosa è successo?
Avendo fatto un corso per tatuatori, ho iniziato ad utilizzare la penna per l’iPad. Da quel momento, ho iniziato a utilizzare quella tecnica come una sorta di digital painting, creando così delle prime opere in digitale. Alcune ho provato a stamparle, altre le ho prodotte in NFT, e con altre ho partecipato con successo anche ad alcuni concorsi.
Quali sono stati gli artisti con cui sei cresciuto e che ti hanno maggiormente entusiasmato?
Salvador Dalì per me è stato una grandissima fonte di ispirazione, ma in generale tutto il surrealismo mi interessa molto. Quella voglia di rappresentare i sogni mi affascina particolarmente, sebbene nelle mie opere lo faccia solo in parte.
A livello tecnico, che tipo di arte ti interessa?
Mi piacerebbe sperimentare diversi mezzi artistici: intendo puntare sulla motion graphic, arrivando ad animare così le mie opere. E voglio sperimentare anche le altre tecnologie, attuali e future, per abbracciare una dimensione più ampia dell’arte, intelligenza artificiale inclusa.
Come scegli i tuoi soggetti?
La mia mente è costantemente influenzabile: mi lascio ispirare da una pubblicità, da un articolo di giornale o da un fatto alla tv. Anche da una semplice passeggiata. Una cosa che non faccio mai, invece, è mettermi davanti allo schermo del tablet o davanti ad un tela bianca, aspettando l’ispirazione.
Syvy, hai ancora un lungo futuro davanti a te: quali sogni vorresti riuscire a realizzare?
Sogno di vivere di arte, da quella del tatuaggio a quella pittorica e digitale, non trascurando mai dal mio sistema valoriale e dal mio modo di intendere la vita. Magari, se devo sognare proprio in grande, sarebbe bello vedere qualcosa di mio al MoMA di New York…
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

