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Carlo Sgorlon, L’isola di Brendano – La recensione

Mimesis inaugura una nuova collana che pubblicherà gli inediti dello scrittore friulano Carlo Sgorlon. Primo titolo proposto, la favola ecologista “L’isola di Brendano”.

L’editore Mimesis inaugura con L’isola di Brendano la collana “Opere di Carlo Sgorlon. Inediti saggi e studi”, sotto la direzione di Franco Fabbro. Scrittore assai prolifico, Sgorlon ha lasciato molti inediti, tra cui questo romanzo che inaugura la collana. La pubblicazione di queste “Opere” ha lo scopo di completare la bibliografia dello scrittore. Sono lavori di un certo peso, più di dieci romanzi scritti in un arco di tempo di quarant’anni.

“Soltanto con la pubblicazione di queste opere inedite”, scrive Fabbro, “potrà essere possibile avere uno sguardo complessivo della produzione dello scrittore friulano”. L’isola di Brendano, un romanzo dalla forte componente ecologista, è l’ultimo dei romanzi di Carlo Sgorlon, portato a termine nel 2008 (l’autore è morto l’anno successivo) e pubblicato quest’anno per la prima volta.

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La trama

Brendano è un architetto italiano di origine irlandese che vive e lavora negli Stati Uniti. Costretto a lasciare gli USA per una losca questione, torna in Italia, in Friuli, nel paese dei suoi genitori. Qui accetta l’incarico di risanare urbanisticamente il paese, danneggiato da un recente terremoto. Brendano vive ora, solo, in una grande casa dell’Ottocento; ma ben presto la sua vita sarà riempita da persone (donne soprattutto) ed eventi che renderanno la sua permanenza friulana unica, se non addirittura “magica”. E il protagonista troverà, più o meno involontariamente, una famiglia, allargata, multietnica e bizzarra. Un “matriarcato” italo-afghano, bambini “illuminati”, un cupo assessore ai lavori pubblici, un festival rock che si trasforma in una riscoperta di rituali folklorici: queste sono solo alcune delle situazioni che interesseranno il “viaggio” di Brendano. E la “ricostruzione” non sarà allora solo urbanistica, ma diventerà soprattutto una riedificazione umana, personale e collettiva. 

Gli archetipi, lo spirito ecologista e il folklore

Uno dopo l’altro scorrono i capisaldi della poetica di Sgorlon, in questo ultimo romanzo che ora vede la luce. La persistenza degli archetipi, personali ma soprattutto collettivi, che ci portiamo dentro, e che neanche la modernità riesce a scardinare. L’ecologismo, che è argomento “scientifico” ma che è anche risposta radicale al grande mistero della Natura; un mistero che ancora non siamo riusciti a penetrare, e che forse non comprenderemo mai. La rinascita e la riscoperta di una spiritualità arcaica, legata a culti antichissimi e “naturali”, che non hanno mai smesso di esistere, e scavano fin dentro le nostre origini. E poi ancora, il mito e il fantastico, intesi come corollario di questo eterno mistero dell’esistenza, e che fanno tutt’uno con una tradizione folklorica che dialoga costantemente con il moderno. 

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Un Ulisse ecologista

Il “ritorno” di Brendano è quello di un Ulisse di oggi smarrito nel vuoto tragico del cosmo. Un eroe moderno “che però era sempre esistito nelle potenzialità del Reale”; è una figura che è più vicina all’Ulisse tragico de L’ultimo viaggio di Pascoli che a quello di Joyce. E il suo errare da esule è soprattutto un riappropriarsi di radici che la modernità sembra aver reciso per sempre. Questi semi però covano ancora la loro linfa vitale in un sottosuolo malato, tra l’indifferenza generale. Brendano soffre per la Terra, perché la sente malata; il ritorno, insomma, ha un fortissimo valore “ecologico”, che permea le pagine del romanzo, ne costituisce uno degli elementi fondanti. “Lui sentiva in profondità le cose della vita, della terra, della natura, e ogni mutazione svegliava in lui un filo di turbamento. Si definiva ‘geopatico’. Gli pareva che il pianeta avesse la febbre, una specie di influenza perenne […] e che tutti lo sapessero, ma non ci pensassero e non se ne preoccupassero affatto”.

Un’ecologia morale

Le tradizioni, il mito, diventano insomma un orizzonte salvifico. Sono la controparte costruttiva alla modernità che distrugge il passato e la memoria. In quest’ottica il discorso sui miti e quello ecologista si fondono. Il ritorno alla terra è dettato al tempo stesso dalla necessità di salvare un pianeta moribondo, e di farlo con i mezzi che meglio ci definiscono come uomini. Insomma: tornare a quello che siamo, a quella genuinità, soprattutto morale, che deriva da una mitologia sana e sanificatrice. Un’idea lontanissima da qualsiasi distorsione campanilista (l’uomo è innanzitutto “cittadino dell’Universo”), ma che si fonda invece sull’incontro con l’altro. Lo spirito scientifico e quello morale, la necessità ecologista radicale e il ritorno all’umanità attraverso il mito, si fondono in una visione progressiva, per nulla conservatrice; è anzi una proposta per il futuro, una necessità per la sopravvivenza. 

Recuperare l’umano.

Il vulnus di fondo è lo sfruttamento selvaggio della natura. Questo è il nuovo peccato originale di cui si pagheranno, anzi già si pagano, le conseguenze. “L’agonia della terra era già cominciata, ma nessuno se ne accorgeva, oppure fingeva di non vederla”, scrive Carlo Sgorlon con parole che sembrano di oggi. Eppure l’uomo è convinto di avere tutto sotto controllo, se non fosse che la Natura gli ricorda spesso qual è la gerarchia: “Tutta la vicenda dell’uomo era ritmata dalle sistole e diastole della costruzione, della distruzione e la ricostruzione”. Il terremoto è una grande metafora di questa cecità indifferente, leopardiana potremmo dire, delle leggi della natura; ed è soprattutto un grande memento per la superbia dell’uomo, convinto di poter piegare il cosmo intero al proprio volere e al proprio interesse. Un romanzo, insomma, “sull’orlo della catastrofe”, che però non è  privo di un ostinato ottimismo umanistico; una storia che letta in questo nostro presente assume un significato ulteriore e commovente. Diventa un monito a recuperare quello che più ci caratterizza; e lo fa partendo dalla nostra precarietà per riappropriarci dell’umanità nel suo significato più autentico.

Scheda del libro

Titolo: L’isola di Brendano
Autore: Carlo Sgorlon
Editore: Mimesis
Anno: 2020
Pagine: 288
ISBN:  9788857562711
Prezzo: 20 euro.

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